"Gobbonna"? No, grazie

Riflessioni di un tifoso del Torino dopo il passaggio del difensore a "cugini" della Juventus

Angelo Ogbonna in azione contro

Fede, Bandiera, Vecchio Cuore Granata, Idolo della Maratona, successore di Capitan Valentino.

Nel calcio degli Abramovic, dei Tohir e degli Emiri sono ormai parole vuote di significato a cui forse solo più noi tifosi di curva crediamo ancora o se non altro facciamo finta di credere.

Noi del Toro siamo così, follemente innamorati della nostra squadra e dei giocatori che hanno compreso la nostra essenza: qualcosa che va oltre al tifo e diventa una filosofia di vita, un modo di essere, un insieme di valori che sicuramente a volte sfocia nella retorica ma che è assolutamente genuino. I nostri idoli sono Pupigol, Rambo Policano, Tarzan Annoni, O’ animale Bruno, gente che ci faceva godere, che trascinava la Maratona e da lei si faceva trascinare. I Baggio, gli Ibrahimovic, i Cassano li abbiamo sempre lasciati, molto volentieri, agli altri.

Per questo vedere un Figlio del Filadelfia (anche se la struttura Fila non esiste più di anni ma ne rimane intatta l’anima) cresciuto a pane e Toro attraversare l’altra sponda del Po per andare a vestire il “pigiama” bianconero” è qualcosa di impensabile, inaudito, allucinante. E vederlo addirittura, lui futuro Capitano, spingere in tutti i modi per poterci andare è qualcosa che sconfina veramente nella follia. Insomma vuoi guadagnare di più? Vuoi vincere tanto? Vuoi avere le stelline sul petto (due, cinque, dieci, mille? Mah)? Vuoi avere la sicurezza di essere comunque e sempre impunito a prescindere? Vai al Milan, all’Inter o al Real Madrid ma ai Gobbi no, questo proprio assolutamente NO.

Ogbonna è diventato Gobbonna da tempo, da quando nel derby d’andata a fine partita si scambiò la maglia con un gobbo, una cosa mai successa prima. Quella stessa maglia che Pupigol, in arte Paolino Pulici, calpestava prima del derby per caricarsi. O quando il giorno prima di quella stessa partita (tempismo perfetto) dichiarò che non escludeva un suo possibile passaggio a quell’altra squadra che ha la sede legale (e poco altro) a Torino.

Da quel giorno Gobbonna è stato solo più sopportato, accettato con fatica da una Curva che ha trovato nel suo “gemello” di difesa Kamil Glik il nuovo idolo e possibile futuro Capitano. Ma comunque mai avremmo pensato a questo epilogo che, devo ammettere, non ci ha così depresso come avvenne ad esempio per il caso Balzaretti che accoltellò il torello in via di fallimento scegliendo di andare da quegli altri, accompagnandoli poi in serie B l’anno dopo (il ritorno di Balzaretti nel nostro stadio in un Torino –Palermo di qualche anno fa è un evento che dovrebbe entrare di diritto negli annali del tifo calcistico).

Non ci ha depressi per due motivi: uno perché Gobbonna è un personaggio schivo, riservato e molto poco “granata”, incapace di accenderci e di farsi accendere. Due, perché diciamocelo: è un buon giocatore di serie B ma in serie A deve ancora dimostrare tutto. Lo farà ne sono certo ma intanto ci prendiamo 15 milioni ( 15 milioni???? ma sul serio???? Per Gobbonna????? Questi sono fuori…) e magari chissà ci rifacciamo la squadra.

E comunque, come recitava ieri uno striscione al raduno del Toro: “Keep Calm and Trust in Glik”

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