Calcio

Figuraccia Uefa, che caos la finale dell'Europa League a Baku

Arsenal-Chelsea tra le polemiche: tifosi inglesi tenuti lontani dall'Azerbaigian, Mkhitaryan out per questioni politiche e una scelta criticabile

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Giovanni Capuano

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Comunque vada a finire quella tra Arsenal e Chelsea a Baku sarà una finale su cui riflettere. L'esempio di come scelte poco attente possano causare danni al movimento calcio, mandando in onda uno spettacolo privo di un grande protagonista in campo e di una cornice adeguata sugli spalti.

Benvenuti nell'atto conclusivo dell'Europa League che la Uefa ha spedito nel lontano Azerbiagian, a 4.756 chilometri stradali da Londra (poco meno di 4mila in linea d'aria) da dove partiranno le due sfidanti con il loro carico di sogni e ambizioni. Una finale europea in territorio geograficamente asiatico, noto ai più per il gran premio di Formula Uno che ospita dal 2017 costringendo i bolidi a slalom tra castelli, palazzi e tombini ballerini.


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– Credits: EPA/VALDRIN XHEMAJ

A Baku anche l'Europeo 2020

Qui si disputeranno anche quattro gare dell'Europeo itinerante del 2020 e se tre saranno del girone eliminatorio (quello dell'Italia che, però, resterà a Roma) in un caso si dovranno trasferire dall'altra parte dell'Europa le qualificate a un quarto di finale con garanzia di disagio e polemiche. Basta avere pazienza di attendere per salire sulla giostra per il prossimo giro.

Quello di oggi racconta di una finale d'Europa League che nasce sotto i peggiori auspici e che, oltre a far arrabbiare Arsenal e Chelsea, espone la Uefa a un certo imbarazzo malcelato in comunicati solo all'apparenza rassicuranti. 

"Andare a Baku per una finale è veramente assurdo" ha chiosato il tecnico del Liverpool Klopp quando gli è stato chiesto un parere: "I signori che prendono questa decisione non so cosa abbiano mangiato a colazione. C'è almeno un volo di linea? Queste decisioni vanno prese in maniera ragionevole e invece sono stati degli irresponsabili".

Problemi logistici? Tifosi a casa

Il riferimento dell'allenatore tedesco è all'assurda vicenda dei biglietti per le tifoserie di Arsenal e Chelsea: 6000 tagliandi a testa e stop. Più o meno un quinto della capienza dello Stadio olimpico di Baku che è belissimo, ma che vivrà un'atmosfera abbastanza surreale per una finale dove il colore e calore di chi ha sognato e sofferto una stagione per arrivare fin lì è elemento fondante e non un dettaglio organizzativo secondario.

Invece andrà proprio così, malgrado le proteste dei due club cui la Uefa ha risposto provando a spiegare come la capacità logistica dell'aeroporto della capitale azera fosse al massimo di 15mila persone e non fosse preventivabile una doppia presenza inglese nel momento della scelta. Argomenti che non hanno placato la rabbia di decine di migliaia di abbonati a Gunners e Blues costretti a restare a casa, per non dire dei fortunati possessori dei biglietti costretti a spendere cifre importanti per garantirsi il passaggio aereo.

Henrikh Mkhitaryan europa league finale arsenal chelsea baku polemiche

– Credits: EPA/WILL OLIVER

Mkhitaryan resta a Londra per questioni politiche

Al caos logistico si è aggiunto il problema di opportunità politica che ha costretto l'Arsenal a rinunciare in partenza all'apporto dell'attaccante Mkhitaryan. Non un titolare ma comunque un uomo importante della rosa dell'allenatore spagnolo Emery che, infatti, non l'ha presa benissimo.

La sua colpa? Essere armeno, originario di Yerevan che è la capitale di un Paese che è in rapporti tesi con l'Azerbaigian per l'annosa questione dei territori del Nagorno-Karabakh. Non una novità e anche qui l'Uefa potrà sempre giustificarsi sostenendo che non poteva sapere che un armeno sarebbe arrivato in finale.

Esattamente come da qualche stagione viene prudentemente evitato, però, ogni incrocio tra squadre russe e ucraine allo stesso modo si sarebbe dovuto tenere conto del rischio di assegnare un evento come questo a una federazione problematica. Invece nulla. 

Il governo azero aveva provato a garantire che non ci sarebbero stati guai, l'Arsenal e il giocatore non si sono fidati e hanno preferito tagliare corto rinunciando alla convocazione dell'attaccante con tanto di comunicato in cui non ha mancato di sottolineare il "profondo rincrescimento" per una vicenda che priva il giocatore di un momento unico della sua carriera e il calcio europeo di un briciolo di credibilità.

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