Olimpiadi di Rio 2016 - Cerimonia di chiusura
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"No" a Roma 2024: ma le Olimpiadi sono un affare o una perdita di soldi?

Ecco com'è andata economicamente per le passate edizioni dei Giochi. Con Rio 2016 già in sicuro rosso

Spento il braciere, riposte in bacheca le medaglie, archiviata alla voce “autostima” l’oggettiva riuscita organizzativa dei Giochi, che cosa resterà ai brasiliani delle Olimpiadi di Rio 2016? La domanda non è banale, perché da decenni il tema della “five stars legacy” stimola e spaventa economisti e politici. Ed è quanto mai d'attualità anche in Italia, dopo il "no" di Virginia Raggi alla candidatura di Roma per le Olimpiadi 2024 e le conseguenti polemiche. Numeri alla mano, proviamo allora a vedere com’è andata economicamente a finire nelle passate edizioni dei Giochi, partendo appunto da quelli appena conclusi...

Rio 2016: un rosso da 135 milioni di dollari 
Partiamo proprio dai Giochi appena conclusi, dove le polemiche su questo fronte non sono ancora terminate. A Rio 2016 i costi legati esclusivamente allo sport ammontano a circa 4,6 miliardi di dollari (circa 4,12 miliardi di euro), secondo un recente studio della Saïd Business School dell’Università di Oxford. Ciò significa che i Giochi olimpici sono costati alla collettività circa il 51 per cento in più rispetto al budget. Ma in realtà l’importo complessivotra cui tutti i progetti correlati, è stato stimato a circa 10,75 miliardi, di cui lo Stato di Rio è responsabile solo per un quarto, secondo fonti Reuters. Contemporaneamente, purtroppo per gli organizzatori, le entrate sono state inferiori alle attese su tutti i fronti: biglietti, merchandising, indotto turistico, anche se qui le stime sono soltanto provvisorie. Vero è che - come sottolinea un altro report, questa volta della società di consulenza IHS - buona parte del deficit accumulato resta in capo ai privati, e che ufficialmente il rosso del comitato organizzatore è “solo” di 135 milioni di dollari.

Conti sballati anche per Londra 2012
Il dibattito che ha preceduto nel 2005 la scelta di Londra come città ospitante, e che l’ha seguita fino ai giorni nostri, fu molto simile. Compreso il dibattito sulla candidatura romana, allora ipotizzata per il 2020 e stoppata dal premier Mario Monti. Come andarono alla fine le cose in Gran Bretagna? Per quanto riguarda i costi, nonostante le promesse formulate all’epoca dal premier Tony Blair (e che furono decisive per battere in volata Parigi, l’altra candidata forte), Londra si è comportata esattamente come gli altri, disattendendo i budget prefissati: stima iniziale di spesa di 5,5 miliardi di euro, chiusura ufficiale oltre quota 13 miliardi.

Proprio come a Rio, la maggior parte delle spese extra furono dovute alla sicurezza, a seguito del moltiplicarsi degli allarmi sul fronte del terrorismo, e che a questo scopo il Governo britannico attinse dal fondo imprevisti stanziato a suo tempo tra i 2 e i 4 miliardi. Senza contare che molti degli interventi di riqualificazione urbana che hanno riguardato l’area est di Londra, attorno alla quale gravitavano i Giochi, sono ricaduti fra le spese ordinarie della città. Insomma a conti fatti il totale superò agevolmente i 30 miliardi. Una cifra enorme, ma assolutamente gestibile se in grado di generare nel medio/lungo periodo ricadute uguali o maggiori in termini economici e sociali. È proprio qui, però, che sta il dubbio di molti osservatori. Secondo  il giornalista Mark Perrymann, che alla vigilia di Londra 2012 ha pubblicato il libro Why the Olympics aren’t good for us (Perché le Olimpiadi non sono utili per noi) le stime del Governo erano decisamente ottimistiche, in particolare per quanto riguardava l’impatto diretto su turismo e occupazione. Decisamente più florido rispetto a Rio, tuttavia, il lascito immobiliare e residenziale, con la riqualificazione di interi quartieri.

Pechino 2008? Guadagno sì, ma in immagine
Stando a un sondaggio di International Business Report, però, sono stati appena 6 su 10 gli imprenditori locali i quali ritengono che l’evento attrarrà investimenti successivi (percentuale che scende al 33% fra le loro controparti straniere). Stime parecchio inferiori a quelle circolate prima e dopo Pechino 2008, che costò sì fra i 35 e i 40 miliardi, ma consegnò al mondo la visione di una Cina fattasi finalmente superpotenza: l’indotto per il governo locale, in questo caso, era soprattutto geopolitico. E le spese considerate comunque congrue dagli addetti ai lavori perché espresse da un Paese con tassi medi di crescita del Pil del 6,5%.

Fallimenti e successi del passato
Per le economie mature, invece, il discorso è molto differente, anche se le cronache passate forniscono esempi in grado di assecondare sia i catastrofisti che gli ottimisti. Le Olimpiadi di Montreal del 1976 furono una vera tragedia dal punto di vista economico, con debiti saldati dalla municipalità soltanto dopo trent'anni dalla cerimonia di chiusura, a suon di emissioni obbligazionarie straordinarie e subaffitto ai privati di alcune delle strutture che avrebbero dovuto entrare a far parte del demanio. Los Angeles, nel 1984, al contrario fu un trionfo e chiuse con un utile di 250 milioni di dollari. Il segreto del successo, in quel caso, furono i finanziamenti privati, che a Londra hanno invece latitato più del dovuto.

Ad Atene fu l'inizio del deficit...
Il sostegno privato venne meno anche in Grecia nel 2004, quando il governo di Atene tirò fuori di tasca propria oltre 10 miliardi. E non è un caso se oggi tutti gli studi in materia (ultimo in ordine di tempo il documento intitolato A lasting legacy) individuano in quell’organizzazione l’inizio della spirale recessiva che ha travolto il Paese: non solo per l’aumento del deficit pubblico e l’esplosione della bolla edilizia che si manifestarono già alla fine di quell’anno, ma soprattutto perché la crescita “drogata” del lustro precedente ritardò le necessarie riforme e accentuò sprechi e dispersioni tipici della pubblica amministrazione locale.

A Barcellona ci guadagnò l'urbanistica
Non sempre, comunque, gli effetti post-olimpici si dimostrano univoci. Se la Spagna oggi non sfugge alla recessione, a Barcellona resta la riqualificazione del lungomare e della zona portuale operata per i Giochi del 1992, che ha migliorato le condizioni di vita degli abitanti e gli introiti turistici. Così Londra ha puntato sulla bonifica dell'East End e del malfamato quartiere di Stratford, dove sorgeva il Villaggio olimpico che è già stato rivenduto come centro residenziale per 3.500 persone. Come rimarranno nella capitale inglese la Thames Gateway Cable Car, funivia sopra il Tamigi che porta 2.500 passeggeri in un'ora, le nuove linee metropolitane e la ferrovia di superficie ad alta firmata Hitachi.

Anche l'ultima competizione italiana, l’Olimpiade invernale di Torino 2006, mancò di poco l'obiettivo del pareggio di bilancio (il rosso finale fu di circa 24 milioni), ma contribuì in maniera decisiva al rilancio della città.

 

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