Edoardo Frittoli

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Quando 70 anni fa, il 27 aprile 1949, il Comitato Olimpico Internazionale rese pubblico il suo verdetto, l'Italia vinse la sua prima battaglia del dopoguerra. Cortina d'Ampezzo usciva vincitrice dalla sessione del CIO di Roma contro candidati del calibro di Lake Placid, Colorado Springs e Montreal.

La località ampezzana era già stata selezionata per le Olimpiadi Invernali del 1944, sospese in seguito a causa degli eventi bellici (Cortina e la provincia di Belluno erano state annesse al Terzo Reich e governate dal Gauleiter Rainer nell'operazione Alpenvorland). La vittoria sulle altre candidature di 5 anni più tardi è netta: Montreal prende 7 voti, Colorado Springs 2, Lake Placid solamente 1. Cortina fa il pieno, con ben 31 preferenze.

Si coronava così il sogno dell'Italia della ricostruzione e del Conte Alberto Bonacossa, il principale promotore della candidatura di Cortina sin dalla fine della guerra. Il tennista, pattinatore e proprietario della Gazzetta dello Sport non avrà però la gioia di vedere il frutto del suo impegno realizzato: la morte lo coglierà anzitempo nel 1953.

Dopo le Olimpiadi Invernali del 1952 ad Oslo, gli occhi del mondo cominciarono a guardare all'Italia e al paese del Cadore. Di conseguenza partì la corsa del Governo e del CONI per assicurare gli ingenti fondi necessari alla costruzione non solo delle strutture sportive, ma anche di infrastrutture come strade e ferrovie, oltre naturalmente all'ampliamento della disponibilità di strutture recettive.

Tra le strutture sportive (rimaste sino ai giorni nostri) le più importanti costruite per l'appuntamento del 1956 furono sicuramente lo Stadio del Ghiaccio e il Trampolino Italia. Il primo fu costruito tra il 1952 e il 1955 su progetto degli architetti Riccardo Nalli e Francesco Uras, con una imponente struttura in cemento armato ricoperta sugli spalti da una estesa copertura in legno. Il trampolino era invece preesistente e fu riprogettato sulla base di quello più semplice e più corto costruito nel lontano 1923.

Per quanto riguarda invece i nuovi impianti di risalita, nel 1955 furono realizzate dalla ditta Graffer e assemblate da Nascivera una cestovia (Rio Gere-Cristallo Staunies in due tronchi) e una seggiovia monoposto (Tondi di Faloria) che andarono ad integrare la preesistente funivia Cortina-Faloria.

La cerimonia di apertura si tenne alla presenza del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi e della madrina Sophia Loren e per la prima volta fu ripresa dalle telecamere della RAI, in servizio da solamente due anni. Le prime Olimpiadi Invernali teletrasmesse prevedevano, nelle specialità sportive, le novità della staffetta femminile di fondo e la 30 chilometri maschile. Il braciere fu acceso dal tedoforo d'eccezione, il campione di sci alpino azzurro Zeno Colò dopo aver fatto scendere con sé dalla pista da gara delle Tofane la fiaccola, partita giorni prima da Roma.

Le Olimpiadi di Cortina saranno ricordate in modo particolare per l'incetta di medaglie degli atleti sovietici (7 ori, 6 argenti e 3 bronzi). Mentre i finlandesi dominano nel salto dal Trampolino Italia (oro di Hyvarinen), lo sci alpino sarà dominato dall'austriaco Toni Sailer, il "diavolo" di Kitzbuhel che porterà in patria tre ori. La sorpresa sarà il discesista giapponese Chiharu Igaya, prima medaglia olimpica nipponica ai giochi invernali (argento).

Gli Stati Uniti furono invece ricordati per il trionfo della giovane pattinatrice Tenley Albright, che vince l'oro nonostante un grave infortunio durante un allenamento contro la connazionale Carol Heiss.

L'Italia chiuderà le "sue" Olimpiadi con un bottino piuttosto magro, con le uniche soddisfazioni nel bob a due con l'oro della coppia Lamberto Dalla Costa e Giacomo Conti. Sempre nel bob arriveranno i due argenti del cortinese Eugenio Monti in coppia con Renzo Alverà.

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