L'uomo di Ermenegildo Zegna, inverno 2019

In Stazione Centrale a Milano la grande sfilata dello stilista che ha aperto i giorni della moda uomo

Antonella Matarrese

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Le categorie dell’abbigliamento si sono ibridate: il bomber pur mantenendo il suo volume ha dettagli da capo spalla, il pantalone cargo ha finiture sartoriali, le camicie lasciano il posto a maglie funzionali, così come i piumini vengono realizzati a mano nell’atelier bespoke di via Bigli. Ermenegildo Zegna apre la tre giorni di sfilate maschili e detta la sua filosofia: ridisegnare la sartoria maschile contemporanea per una generazione multiculturale e cosmopolita. Non è un caso che il fautore di tale pensiero etico-estetico, il direttore artistico Alessandro Sartori, abbia deciso di sfilare in un luogo emblematico di ogni città del mondo, ovvero la Stazione Ferroviaria.
“La Centrale rappresenta una cornice ideale per una collezione che connette le diversità” spiega Sartori mostrando un casting multietnico e una collezione in cui l’outwear dialoga con il tailoring e dove ciascun capo ha un’estetica rispondente alla sua funzione. 
Ciò che emerge è un atteggiamento di studio di forme e materiali che rimanda a una seria responsabilità del fare. “Si certo ho messo consapevolezza nella ricerca dei tessuti, nella definizione di nuove categorie di abbigliamento, fino all’allestimenti della sfilata in un luogo così significativo” conferma il Alessandro Sartori. E tale responsabilità è sublimata dal progetto #UsetheExisting  ovvero dall’uso di lana, cashmere, nylon creati da risorse preesistenti, cioè riciclate e ancora riciclabili. 
Interessante il focus sugli accessori quali cappelli in feltro e scarpe da viaggiatore metropolitano
Trasmessa live su più di 100 schermi, la sfilata ha connesso viaggiatori, modelli, designer, addetti ai lavori.

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