Bye bye Ison! La cometa del secolo non c'è più

La Ison si è sgretolata diventando una cometa fantasma. Ecco la cronca di ciò che è accaduto e perché è successo. Un eccezionale video della Nasa ci mostra la sua fine.

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Ecco una delle ultime immagini della cometa ripresa dal telescopio solare a bordo della sonda Soho – Credits: ESA/NASA

Angelo Piemontese

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La cometa Ison non c’è più. Non è sopravvissuta al passaggio ravvicinato intorno al Sole ed è svanita come un ghiacciolo nel microonde. A darne il triste annuncio l’Agenzia Spaziale Europea che già il 28 novembre aveva postato un tweet lapidario: “comet Ison is gone” (la cometa se n’è andata) quando le immagini della sonda Soho avevano mostrato un calo progressivo della sua luminosità subito dopo il perielio (il punto di massimo avvicinamento alla nostra stella).

 Ma cosa è successo e perché si è disintegrata? Le numerose sonde spaziali e gli osservatori terrestri dotati di un coronografo (un disco applicato sulle lenti che occulta la luce diretta del Sole) hanno seguito minuto per minuto il percorso della Ison, documentando in modo dettagliato ciò che è accaduto, raccontandoci la cronaca della sua scomparsa, sintetizzata in questa animazione.

Qualche ora prima di raggiungere il perielio, in un ultimo sussulto vitale, la cometa ha aumentato notevolmente la sua luminosità, segno che qualcosa di insolito stava succedendo. L’azione della forza gravitazionale del Sole, il suo intenso calore, le particelle e le radiazioni elettromagnetiche emesse dal vento solare, hanno agito sul nucleo della cometa, che non ha retto e ha cominciato a sgretolarsi.

Nei giorni successivi gli astronomi sono rimasti col fiato sospeso, attendendo che emergesse qualcosa dopo il giro intorno al Sole. Ma le prime immagini del 29 novembre mostravano solo un oggetto dal debole bagliore. Nelle ore seguenti una svolta: un repentino scintillio sembra rovesciare le previsioni. Forse una parte del nucleo si era salvato e la cometa sarebbe ritornata a brillare, come una fenice risorta dalle sue ceneri. Ma l’illusione dura poco. Il primo dicembre nuove osservazioni ne decretano definitivamente la morte: ormai la Ison è una cometa fantasma.

Tutto ciò che resta sono detriti e polveri, che continuano a seguire la traiettoria della cometa, ma che diventano sempre meno luminosi. Si possono osservare solo con i telescopi.

Ma allora i proclami che la annunciavano come “cometa del secolo” erano solo baggianate? Come hanno fatto gli astronomi a sbagliarsi così clamorosamente?

Quando è stata scoperta (settembre 2012) la sua luminosità, a quella distanza, lasciava supporre che avrebbe illuminato il cielo quasi come la Luna piena. In realtà il suo destino era segnato: calcolando i parametri orbitali con successive osservazioni, gli astronomi si sono subito resi conto che apparteneva alla classe di comete “sungrazing”, cioè che effettuano un passaggio radente al Sole. E ci sono solo due possibilità per questo tipo di corpi celesti: o il calore solare ne vaporizza parte del nucleo creando una coda maestosa oppure le distrugge.

Sono decine le comete che ogni anno vengono fagocitate dalla nostra stella (vedi box a fianco). Quando la Ison si trovava tra le orbite di Giove e Marte, avrebbe dovuto mostrarci già una notevole chioma, generata dalle particelle degli strati più esterni del nucleo sciolte dalla radiazione solare. Invece appariva modesta: indicazione sufficiente per stimare che il suo nucleo era molto piccolo, neanche cinque chilometri, forse troppo per resistere all’avvicinamento col Sole.

Da quel momento infatti gli astronomi hanno subito corretto il tiro esplicitando che lo spettacolo ci sarebbe stato “se la cometa sopravviverà al perielio”. Così non è stato. E d’altronde non è neanche la prima volta: il 5 novembre di quarant’anni fa il settimanale Newsweek titolava a caratteri cubitali che “la cometa Kohoutek (scoperta nella primavera del ’73 n.d.a) sarà il fenomeno celeste del secolo”. Fu quasi pressoché anonima, brillando modestamente.

L’ultima grande cometa visibile ad occhio nudo resta ancora la Hale-Bopp, che ha illuminato i freddi cieli dell’aprile del 1997. Anch’essa, come la Ison, proveniva dalla Nube di Oort, una fascia agli estremi limiti del Sistema Solare che contiene, secondo le stime, oltre duecento miliardi di nuclei cometari. E da lì forse già qualche altra potenziale “cometa del secolo” sta già procedendo verso di noi, regalandoci in futuro un eccezionale spettacolo. Ma non per il Natale di quest’anno. E questo è quanto. Peccato.

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