Salute

Occhio bionico contro la cecità: primo innesto in Italia

Al San Raffaele impiantato sotto la retina un chip che ridarà la vista a una donna colpita da malattia degenerativa ereditaria

Codenotti

Angelo Piemontese

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L’occhio bionico, in grado di ripristinare parzialmente la funzione visiva in chi l’ha persa totalmente, è realtà.

Per la prima volta in Italia, Il 20 gennaio 2018 all’ospedale San Raffaele di Milano, è stato infatti effettuato, con successo, un delicato e complesso intervento chirurgico sull’occhio di una donna non vedente a causa della retinite pigmentosa, una malattia degenerativa ereditaria che porta alla cecità.

In tutto ci sono volute ben undici ore di lavoro in sala operatoria e due équipes di medici per introdurre un piccolissimo microchip all’interno dell’occhio, ma ora la paziente sta bene ed è stata dimessa dall’ospedale.

“Dovrà attendere circa un mese prima dell’accensione del microchip che stimolerà gradualmente la retina, consentendole di reimparare a vedere” spiega il dottor Marco Codenotti, responsabile del servizio di Chirurgia vitreoretinica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e che ha diretto l’intervento, il “normale decorso post operatorio per far scomparire l’infiammazione che si manifesta tipicamente dopo qualsiasi trattamento chirurgico”.

Cos’è l’occhio bionico

Si tratta di una vera e propria retina artificiale, costituita da un microchip, Alpha AMS prodotto dalla compagnia tedesca Retina Implant, che misura circa tre millimetri e contiene 1600 sensori.

Il dispositivo viene inserito al di sotto della retina, in modo da stimolare il circuito nervoso che collega l’occhio al cervello e si sostituisce all’attività delle cellule dell’occhio, non più in grado di fare il loro lavoro perché danneggiate dalla malattia.

In pratica, fornisce stimoli elettrici alla retina che si traducono in segnali visivi e il grande vantaggio è che non ha bisogno di ausili esterni, come telecamere o occhiali.

Il primo di una nuova era della chirurgia oculistica

“È uno dei primissimi impianti al mondo: attualmente questo nuovo modello di protesi sotto retinica è stato innestato solo in pochissimi pazienti ed esclusivamente in due centri europei” afferma il professor Codenotti, che aggiunge: “è una tecnologia totalmente innovativa e posizionando il chip al di sotto della retina il paziente può imparare di nuovo a vedere muovendo i propri occhi”.

Come funziona la retina artificiale

Si basa sulla sostituzione dei fotorecettori della retina, cioè le cellule specializzate (i coni e bastoncelli) che trasformano la luce in segnali bioelettrici che arrivano al cervello attraverso il nervo ottico.

I fotorecettori ormai non più funzionanti vengono sostituiti da un fotodiodo, un microscopico apparato elettronico in grado di convertire la luce in uno stimolo elettrico.

Grazie ai suoi 1.600 pixel può ripristinare la percezione della luce e delle sagome di alcuni oggetti e persone circostanti. Che non è poco per chi è piombato nel buio più totale.

“È il sistema di visione artificiale in assoluto più evoluto al mondo, che può restituire una visione indipendente da supporti esterni, riservato a pazienti affetti da malattie genetiche che conducono alla completa cecità”.

L’intervento chirurgico

Il dispositivo è stato inserito dal team di Codenotti, coadiuvato, per la parte al di fuori dell’occhio, dal dottor Antonio Giordano Resti, responsabile del servizio di Chirurgia oftalmoplastica dello stesso ospedale: dal chip parte infatti un fascio di cavi che raggiunge e collega l’amplificatore del segnale elettrico posto sotto la pelle vicino all’orecchio.

La paziente, una donna di 50 anni, è affetta sin dalla giovane età da retinite pigmentosa, una malattia genetica dell’occhio che provoca la graduale riduzione della vista: i primi sintomi sono iniziati durante l’adolescenza e in seguito la visione si è gradualmente ridotta fino a esaurirsi totalmente.

“L’intervento è stato il più complicato che abbia mai eseguito” dice Codenotti. “Ogni passo è fondamentale e delicato e la riuscita dell’intervento può essere compromessa da un momento all’altro: l’aver visto il microchip posizionato correttamente è stato per me una grandissima emozione, un sogno realizzato”. 

Elena Bottinelli, amministratore delegato dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, afferma che “questo intervento conferma la vocazione dell’Ospedale San Raffaele e di tutto il Gruppo ospedaliero San Donato di adottare sempre le soluzioni più innovative per i propri pazienti. Grazie alla esperienza della nostra oculistica è stato possibile raggiungere questo importante risultato, sperimentando una nuova tecnologia, un passo avanti importante per i pazienti affetti da queste gravi patologie”.

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