Blood glucose testing / monitoring of a diabetic patient. Image shot 2007. Exact date unknown.
Salute

Diabete di tipo 2: i pazienti chiedono più informazioni e cure più efficaci

Nel nostro Paese sono arrivati a quota 5 milioni, ma i trattamenti con farmaci antidiabetici orali sono ancora arretrati

Sabato 14 novembre è la Giornata Mondiale del Diabete. Alla vigilia di questo appuntamento, gli specialisti, gli endocrinologi, i medici del settore e osservatori nazionali assieme alla Società Italiana di Diabetologia si preparano a fare il punto della situazione su questa patologia la cui incidenza negli ultimi trent’anni è considerevolmente aumentata, tanto che le persone affette da diabete in Italia oggi sono più che raddoppiate.

Due esperti del settore, Agostino Consoli, Ordinario di Endocrinologia all'Università di Chieti-Pescara e Andrea Giaccari, Professore Associato di Endocrinologia all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, ci raccontano le loro impressioni ed esperienze sulle esigenze dei malati di diabete e sulle loro aspettative. Insomma, quello che chiedono ai propri medici e quanto il nostro servizio sanitario è in grado di erogare loro.

Innanzitutto, come è cambiato l’identikit del diabetico in Italia? “Sostanzialmente non c’è differenza tra i pazienti di adesso e quelli di vent’anni fa” dice il professor Consoli “se si guarda all’anagrafe: la maggior parte dei diabetici (65%) ha più di 65 anni e l’aumento della aspettativa di vita ha incrementato dunque la popolazione di malati anche tra gli over 80 (un diabetico su quattro appartiene a questa fascia d’età). Sono troppo vecchi per inventarsi ‘blogger’ e scrivere su internet, tuttavia sono sempre più alla ricerca di informazioni e novità terapeutiche in rete: sono più consapevoli della propria malattia”.

Gestiscono la malattia cronica anche andando a caccia di notizie, navigano sempre più spesso in internet ma spesso finiscono per confondersi, si disorientano e restano perplessi rispetto alla loro terapia. Anche perché purtroppo queste novità tanto cercate ed agognate dai malati di diabete scarseggiano.

Le novità in ambito farmacologico e terapeutico

Il 2015 non ha registrato, come negli anni precedenti, clamorose svolte in ambito farmaceutico per il trattamento del diabete di tipo 2. “Sul mercato ci sono molecole, come le incretine, ben consolidate che garantiscono un accettabile controllo glicemico diminuendo il rischio di ipoglicemia” dice Consoli “evitando al paziente di andare incontro al repentino ‘calo di zuccheri’, un’esperienza che succedeva spesso in passato con vecchi farmaci e che con i suoi effetti sgradevoli traumatizzava e dissuadeva molti a continuarne l’assunzione”.

Però ancora oggi a più del quaranta per cento dei pazienti sono prescritte sulfaniluree, “farmaci che stimolano la produzione di insulina ma possono portare a ipoglicemia” specifica il professor Giaccari. Certo, negli ultimi decenni si sono fatti notevoli passi avanti per quanto riguarda gli antidiabetici ad assunzione orale, ma ancora non esiste un trattamento definitivo per curare questa patologia cronica: “le terapie sono oggi più facili” afferma Consoli “grazie all’uso di una classe di medicinali, le incretine appunto, che si assumono in una monodose giornaliera e che hanno la peculiarità di funzionare solo quando sale la glicemia, non causando perciò effetti avversi se si prendono quando questa è già bassa”.

Test di sicurezza per i nuovi farmaci

Sono trascorsi più di vent’anni dai primi studi iniziati dalla farmaceutica MSD su questi medicinali ad uso orale che funzionano come inibitori dell’ezima DPP-4 “e di conseguenza oggi la terapia del diabete è cambiata molto” sostiene Giaccari. “Da cocktail di farmaci quasi sciamanico, con effetti collaterali spesso sottovalutati, si è passati a queste nuove classi di cui sappiamo praticamente tutto. Fra queste, forse, il farmaco principe è il sitagliptin, efficace e maneggevole”.

Inoltre “i nuovi farmaci per il diabete devono essere sottoposti al ‘test di sicurezza’ per accertare che i medicinali non procurino scompenso cardiaco o problemi cardiovascolari, dato che sono somministrati proprio a soggetti ad alto rischio di sviluppare queste patologie”.

Forse questa è davvero la novità più rilevante per quanto riguarda la farmacologia contro il diabete. Lo studio Tecos, effettuato su oltre quattordicimila diabetici, ha confermato il profilo di sicurezza cardiovascolare di sitagliptin appurando la totale assenza del benché minimo rischio. “Questo inibitore di DPP-4 rientra dunque, assieme a saxagliptin e alogliptin, nei principi attivi che hanno già passato il test di sicurezza”.

Necessità di terapie più personalizzate

Ma i pazienti non sono comunque pienamente soddisfatti dei trattamenti che ricevono. Soprattutto i più giovani, quelli anche più attivi nel ricercare in rete informazioni e consigli. Quel che manca, e di cui i diabetici sentono un grande bisogno, è una terapia personalizzata.

Abbiamo quindi chiesto al professor Consoli perché oggi nei presidi ospedalieri italiani un quarantacinquenne diabetico è visitato e curato nello stesso modo della signora ultrasettantenne che lo precede nella sala d’attesa dell’ambulatorio. Se non ci sono complicanze, ad entrambi viene misurata la circonferenza addominale, la pressione e controllato il peso, poi il diabetologo somministra, in base ai valori della glicata indicati negli esami del sangue, la dose di metformina (farmaco orale che si usa ormai da mezzo secolo) da assumere quotidianamente.

“Nel paziente non anziano vanno spese le maggiori risorse, perché curare adeguatamente il diabete in età precoce significa garantirgli almeno dieci anni in più di sopravvivenza. Purtroppo questi pazienti sono visti come a bassa intensità di cura, una logica e una prospettiva che deve essere completamente ribaltata”. Saranno in grado gli esperti di recepire questo messaggio? È la scommessa che la diabetologia italiana deve vincere.

I costi sociali del diabete

Le informazioni contenute nel ‘Rapporto ARNO Diabete 2015’, frutto della collaborazione tra la Società Italiana di Diabetologia (SID) e il CINECA, indicano che attualmente 3.780.000 italiani soffrono di diabete. In soli 18 anni, i casi noti sono aumentati di oltre il 70%. A questi vanno aggiunti i casi di diabete non riconosciuto, che si stima siano uno ogni quattro casi di diabete noto. Questo porta i casi complessivi a circa cinque milioni.

La spesa sostenuta dal Sistema Sanitario Nazionale per curare le persone con diabete ammonta a circa 15 miliardi (valore sottostimato) di euro l’anno. La spesa sanitaria pro capite annua nelle persone con diabete è circa doppia rispetto a quella dei non diabetici (rispettivamente € 2900 contro € 1500). Metà di questa spesa è generata dai ricoveri, il 21% dalla specialistica, il 20% dai farmaci non per il diabete, solo il 7% dai farmaci anti-diabetici e il 4% dai dispositivi. Da notare che la spesa per le visite diabetologiche ambulatoriali rappresenta appena l’1% della spesa totale. Il costo della gestione standard del diabete è circa il 10% della spesa totale, mentre il costo delle complicanze croniche rappresenta il 90%.

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