Home » Personaggi » Valentina. Nata per caso, libera per sempre.

Valentina. Nata per caso, libera per sempre.

Valentina. Nata per caso, libera per sempre.

La Rubrica – Icone

Il caschetto, gli occhi, le gambe – e quarant’anni di libertà disegnata.

Guido Crepax aveva bisogno di riempire un bordo di vignetta. Stava lavorando a una storia pubblicitaria per una rivista, cercava una figura femminile da mettere in secondo piano. Le diede un caschetto nero, gli occhi grandi, le gambe lunghissime. Le diede un nome: Valentina. Era il 1965, e la comparsa prese il sopravvento. Crepax non riuscì più a fermarla.

L’ispirazione viene da lontano – da una fotografia in bianco e nero di Mary Louise Brooks, attrice americana del cinema muto degli anni Venti. Un volto, un taglio di capelli, uno sguardo che non chiede il permesso a nessuno. Crepax la vede, la riconosce, la trasforma. Una donna degli anni Venti diventa un’icona degli anni Sessanta attraverso il tratto di un fumettista milanese. Brooks lo scopre in tarda età e gli scrive una lettera. I due si scambiano corrispondenza per anni senza mai incontrarsi – due persone legate da un caschetto e da un oceano di mezzo.

Valentina Rosselli – questo il nome completo – è fotografa, vive a Milano, ha trent’anni per sempre. Ma quello che la rende diversa da qualsiasi altro personaggio femminile del fumetto italiano dell’epoca non è il mestiere, non è l’età anagrafica bloccata. È che non aspetta nessuno. Non è la fidanzata del protagonista. Non viene salvata. Sceglie – gli uomini, i sogni, le avventure, i confini da attraversare. In un paese in cui le donne sul fumetto erano ancora spose o vittime, Valentina è qualcosa che non aveva ancora un nome. Un nome lo trovò dopo, naturalmente. Lo trovarono altri, e con molto più rumore.

Crepax lavora su di lei per quasi quarant’anni. La disegna erotica senza renderla oggetto. La disegna libera senza renderla manifesto. È una distinzione sottile, difficile, che pochissimi autori riescono a mantenere per quattro decenni. Ci riesce perché non spiega mai Valentina – la mostra. Le tavole non hanno didascalie che interpretano. Le vignette si moltiplicano, si frammentano, seguono la logica del sogno più che quella della narrazione. Una stessa sequenza può occupare una pagina intera per mostrare un gesto che dura tre secondi. Il tempo si dilata, si torce, si interrompe. Il lettore non capisce sempre tutto. Ed è esattamente il punto.

Nel 1976 Valentina viene esposta alla Biennale di Venezia – prima volta che un personaggio di fumetto entra nell’arte contemporanea italiana. Crepax a Venezia ci va come se stesse portando una figlia a scuola.

Valentina ha ancora trent’anni. È ancora bellissima. È ancora libera.

© Riproduzione Riservata