Più del freddo che punge le guance e s’infila nelle narici, a farsi sentire è un silenzio sacrale. Una quiete irreale che viene spezzata, nel pieno della notte, giusto dall’eco di passi distanti, prudenti, attenti a non scivolare sul ghiaccio.
È bizzarramente magico distendersi sotto il cielo bianco di questo gigantesco igloo, isolato dal resto del mondo da sei metri abbondanti di neve. Si dorme corazzati con una tutona degna dell’omino Michelin per proteggersi dai graffi della temperatura sottozero.

L’esperienza è riservata agli ospiti dello Snow Resort Kirkenes, aperto tutto l’anno, anche d’estate, per ritrovare l’inverno quando fuori il ghiaccio è già sciolto. Succede nella Lapponia norvegese, all’estremo nord dell’Europa, più su dell’Islanda, ad altezza Groenlandia. Tra atmosfere artiche e riti che sanno d’antico e selvaggio, come la pesca ai maestosi granchi reali.

Si esce in barca con Knut, capitano spigoloso e pescatore esperto: tira su le trappole in cui li ha attirati, li sposta all’asciutto con uno sforzo supremo che gli fa la faccia paonazza, aspetta impaziente che smettano di scuotersi, di dare pericolosi colpi di chela in grado di spezzare due dita. Poi li solleva e li abbraccia, come un trofeo dell’infanzia: «Sono uguali agli uomini norvegesi, non hanno né cuore né cervello» dice mentendo con uno scherzo di cattivo gusto, consapevole della brutalità dei suoi gesti.
Il senso di colpa svanirà a cena, assaggiando quei generosi frutti del mare di Barents, cotti al vapore per lasciare intatta la loro sapidità intensa, il condimento degli abissi.

Il contatto con gli animali è inevitabile a queste latitudini: finché c’è neve, a Kirkenes come a Ivalo, nella vicina Lapponia finlandese, si va in gita su slitte trainate dagli husky, che scalpitano per correre e, una volta tagliato il traguardo, continuano a inseguirsi, a tirare fuori le linguone rosse ansimanti nemmeno fossero le caricature di un cartone animato. Adorano le carezze, in particolare dove comincia la coda.

Le renne, invece, non amano essere sfiorate, al massimo accettano di piluccare licheni da una mano tesa, però sempre con un lampo di diffidenza negli occhi. Sono come i cammelli nel deserto, una valuta pregiata: d’estate scorrazzano tranquille nei parchi naturali, però ognuna appartiene a qualcuno. E al momento opportuno, non potrà sottrarsi al suo dovere: trasformarsi nel destriero cornuto di un Babbo Natale posticcio, dare agli abitanti dei boschi pelli per scaldarsi e carne per nutrirsi.

I non vegetariani e gli avventurieri della cucina trovano la renna nei brodi cremosi preparati in una kota, le capanne coniche che sono i rifugi locali, senza acqua né corrente elettrica, giusto un camino al centro, a fare da braciere e termosifone. O nel menu del ristorante gourmet Aanaar di Inari, parte del Wilderness Hotel Juuta, dal nome del fiume impetuoso che gli corre davanti.
Uno dei piatti forti dello chef è il cuore di renna affumicato con licheni fritti e mirtilli rossi sottaceto. Meno traumatico il pesce del vicino lago servito con ripieno di erbe e un morbido pane di patate. Aiuta ad andare a dormire più sereni, in attesa di scoprire, tra le proposte del giorno successivo a colazione, una sorta di sanguinaccio di renna esposto accanto alle marmellate. Pare sia squisito con i pancake, ma non si è avuto il coraggio di provare.

Le terre del nord offrono anche assaggi di cultura: nel Sami Museum Siida, nella parte finlandese, e nello Skolt Sami Museum di Neiden, in quella norvegese, si scoprono le vicende della popolazione indigena di questi luoghi, le loro tradizioni, la lingua tramandate, gli antichi canti che contengono storie d’amore, speranza, redenzione e disperazione. Vengono eseguiti di fronte ai visitatori che, pur non comprendendoli, si abbandonano al fascino onirico di un’eredità tenacemente aggrappata al presente.
In Lapponia il senso del tempo è relativo, complici gli schizofrenici capricci della luce: le notti senza fine, con un buio perenne, salvo per un breve pallore livido del cielo; il sole a mezzanotte, quel cortocircuito logico che permette di uscire per un giro in canoa quando ovunque, alla stessa ora, sono di scena le tenebre. D’estate dominano le attività all’aria aperta, d’inverno la danza celeste dell’aurora boreale, visibile, senza congelarsi, da cabine con grandi vetrate come quelle dello Star Arctic Hotel, su un promontorio che domina il nulla imbiancato, a una ventina di minuti dall’aeroporto di Ivalo. E se l’aurora fa i dispetti e non si presenta, ci pensano i tramonti luccicanti sulla neve e lo spettacolo delle stelle a fare da supplenti.

«Perché siamo tra i popoli più felici del mondo? Perché in Lapponia non esiste la fretta» confida Mathias, abile guida norvegese. Lo dice mentre fissa l’orizzonte in lento movimento sulla nave Hurtigruten, il vecchio postale che collegava i due estremi del Paese e ora scorta i viaggiatori tra la calma piatta dei fiordi. Gli animi si lasciano cullare, agitandosi solo quando l’altoparlante annuncia balene all’orizzonte e allora ci si fionda sui ponti per scorgere una coda che emerge tra le onde.

A bordo si può dormire o scegliere un trasbordo diurno, come quello tra Kirkenes e Vardø, poetico borgo di pescatori, con le case dipinte di rosso e slanci di fierezza a lettere cubitali sul porto: «Rendiamo di nuovo grande il Nord». Però non è un richiamo all’America di Trump per tenere alla larga l’ingombrante vicino russo, a pochi chilometri da qui, ma un grido d’aiuto comune a molti borghi italiani, che si vanno spopolando.

Chi resiste, chi rimane, quassù lo fa grazie al turismo, alle gite su un improbabile sottomarino color cremisi da cui spiare le foche golose di pesce che fanno le fusa ai pescherecci. O le escursioni fino a un isolotto abitato dalle pulcinelle di mare, buffi pennuti dal collo variopinto, ormai abituate alla presenza umana, intente a oziare, accoppiarsi e litigare di fronte a un pubblico di estranei.
La specialità qui non è la renna ma il merluzzo, servito senza inutili condimenti nel ristorante del Vardø Hotel, dove si viene accolti da un bicchiere di succo di rabarbaro. Si può rimanere o ritornare a Kirkenes, stavolta sull’asfalto, in una strada stretta tra due praterie, da una parte l’acqua e dall’altra la pianura, ritrovandosi a ogni curva a scoprire l’inesprimibile, ad aspettare una notte che non arriva mai.

Il compagno di viaggio
Tutte le immagini in queste pagine sono state scattate in modalità automatica con lo smartphone Xiaomi 17 Ultra. La fotocamera del telefono, realizzata in collaborazione con Leica, è progettata per assicurare una massima resa anche ai principianti, senza sforzo, in ogni condizione di luce, comprese quelle più difficili, come una stanza in penombra con del fuoco. Lo zoom ottico avvicina i soggetti più lontani senza sgranature.

Come arrivare in Lapponia
Il modo più comodo per vivere in prima persona questo itinerario è scegliere i voli Finnair che partono da Helsinki e raggiungono Ivalo in Finlandia e Kirkenes in Norvegia. Sono tra i 5 e gli 8 a settimana in alta stagione, sempre due il sabato, permettendo un’estrema flessibilità nella pianificazione della propria vacanza. A Helsinki si arriva tutto l’anno con Finnair da Milano, Roma e Torino; fino a ottobre, la compagnia parte anche da Bologna, Catania, Firenze, Napoli, Verona e Venezia. In ogni classe di viaggio, agli ospiti è offerto il succo di mirtillo, tra i frutti simbolo del Paese nordico. In alcune rotte è disponibile una connessione veloce a internet.





