Avvocato civilista dal 1999, da diversi anni si dedica prevalentemente alle problematiche relative al diritto e tutela del benessere degli animali. Ospite di trasmissioni televisive e radiofoniche e autore di diversi articoli in materia, è membro della Commissione Diritti degli Esseri Animali presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano .
Lui è Filippo Portoghese, colonna del benessere animale, milanese soprattutto.
Filippo, come nasce questa specializzazione?
“All’inizio mi occupavo di divorzi, avevo una forte empatia per i figli minori che subivano le separazioni: vedevo la fine del matrimonio come un qualcosa di molto triste, e ho praticato molto diritto di famiglia. Dopo più di 25 anni di professione, mi sono reso conto che ai figli contesi si sono aggiunti, se non bellamente sostituiti, gli animali contesi. Uno dei problemi più grossi nella fine di una relazione, infatti, è la controversia sull’animale di affezione.
Probabilmente, per me, il passaggio è stato naturale; in realtà non saprei dire nemmeno io com’è iniziato. Ho sempre avuto e amato immensamente i cani, e ripensandoci adesso, credo che non avrei potuto fare altro.”
Beh, in realtà possiamo dire che li hai sempre amati, ma solo dopo aver conosciuto e sposato tua moglie Sabrina, donna e persona splendida, sei finalmente riuscito ad averli
Esatto, è proprio Sabrina, conosciuta all’Università, dopo essermi aggiudicato il posto vicino al suo, sfidato un altro ritardatario come me, ad avermi regalato il sogno di Life. Con Sabrina è stato subito amore, e nonostante due bambini ancora piccoli, abbiamo deciso di far entrare in famiglia una meravigliosa Golden che ci ha regalato tredici splendidi anni, riuscendo a conquistare anche il più difficile dei diffidenti, mio padre Giuseppe.”
A cui hai dedicato un libro, “Mio padre aveva paura dei cani”
“Avevo voglia di parlare di mio padre, del mio particolare rapporto con lui. Una persona splendida, ma caratterizzata da quella timidezza tipica dei suoi tempi, che ci impediva di parlare come avremmo voluto.”
Nel libro scrivi: “Dopo la sua morte, quando ricorre il suo onomastico, lo chiamo, ma dove si trova adesso non c’è campo.” Una frase ironica, ma dolcissima che esprime tutta l’intensità – seppur apparentemente frenata – del vostro rapporto. Come ha vissuto questa tua professione?
All’inizio di questo mio percorso chiedeva – in segreto – a mio fratello se io riuscissi a mantenere me e la mia famiglia, perché da professore di un’altra epoca, vedeva questa professione come qualcosa di davvero strano.”
Oggi c’è una legislazione per gli animali di affezione?
“In realtà non c’è ancora, e purtroppo sono considerati alla stregua dei beni, come potrebbe esserlo un cellulare o una macchina, anche se è una materia che sta assumendo sempre più rilevanza. Le questioni che riguardano gli animali sono tantissime: contenziosi condominiali, familiari, malasanità veterinaria, il mondo della criminalità organizzata, i canili e tutto ciò che ci gira intorno.
Dobbiamo ammettere che c’è ancora, un’ignoranza cinofila pazzesca. Troppa gente li lascia senza guinzaglio. Attenzione: lasciare il cane senza guinzaglio in una zona consona è più che legittimo ed è un’ottima cosa sia per il padrone che per il cane, ma lasciarlo libero in città dove ci sono strade trafficate, motorini, monopattini, altri animali e mille altri potenziali pericoli, non è di sicuro l’azione corretta da fare. Le persone dovrebbero sapere in che cosa si incorre se non vengono seguite le banali regole. C’è un articolo nel codice civile che dichiara che chi ha un animale ne è responsabile. Ci sono indubbiamente cani più pericolosi di altri, per indole, principalmente per il loro vissuto, e questa cosa deve essere tenuta in considerazione quando lo si porta in luoghi pubblici. E non può essere colpa del cane.”
Ricevi tante richieste?
“Tantissime, ne sono invaso. Però è un lavoro bellissimo; mi sento un po’ come un pediatra: gli animali vanno tutelati. Io mi occupo degli animali domestici, che hanno veramente bisogno che qualcuno si occupi di loro, perché loro si affidano a noi ciecamente. Un problema molto frequente si verifica quando le relazioni finiscono. Con chi va il cane?”
Un po’ e un po’?
“Dipende, e soprattutto magari! Sarebbe un’interpretazione illuminata. Molti giudici ti chiedono a chi è intestato il cane all’anagrafe canina, né più, né meno di quando ti chiedono se la macchina sia intestata a te o al tuo compagno. Vorrei che quei giudici che ragionano in questo modo, ascoltassero una persona che dall’oggi al domani, si vede negare quel meraviglioso rapporto che è durato magari sei, sette o otto anni, non considerando, tra l’altro, il grosso danno che si fa all’animale.”
Prima Life, a cui si è aggiunta Bea, salvata da una prigione di Caserta. Adesso Maya, arrivata da una terra che ami profondamente: la Sardegna
“Più precisamente dal “Rifugio dei fratelli minori”, il canile di Olbia, gestito da Cosetta Prontu. Se per Life, la nostra prima Golden, ci siamo affidati a un allevatore esperto, dopo di lei non ho più avuto dubbi su dove andare per incontrare un nuovo amico a quattro zampe. Cosetta ha realizzato un esempio da imitare: un luogo di sofferenza sì, ma che sa regalare speranza e rinascita.”
Certa ignoranza cinofila che ahimè aleggia oggigiorno è data da una conoscenza spesso nulla dell’animale. Si seguono le mode, si acquistano cani “modificati” e ridotti in scala per il solo piacere dell’umano, senza pensare alle conseguenze a cui si va incontro. Basterebbe entrare in un canile o gattile (che per esperienza personale so non essere semplicissimo), guardare quegli occhi pieni di paura e speranza, e decidere di regalare loro una nuova vita, quella vita degna di essere vissuta che si meritano.
