Pelle e concerie: in Italia la tradizione sposa l'innovazione

Ricerca e cura ambientale sono "marchi di fabbrica" del settore che in 10 anni ha duplicato costi ambientali e dimezzato consumi chimici - FOTO e VIDEO

pelle

Alcuni campioni di pelle mostrati durante il workshop organizzato da Unic (Unione nazionale industria conciaria)

di Chiara Raiola

Responsabilità, sostenibilità, tracciabilità. L'eccellenza della pelle italiana passa anche da qui. Nel workshop organizzato da Unic (Unione nazionale industria conciaria) nell'ambito della tappa vicentina di Panorama d'Italia, sono state illustrate le linee guida del settore. Un settore che ha fatto della ricerca e del rispetto ambientale un "marchio di fabbrica".

 

"Le nostre aziende sono molto sensibili al tema della sostenibilità - ha spiegato Alessandra Siena, CSR & Sustainability Manager Unic - che comprende oltre a una grande attenzione all'impatto ambientale anche il rispetto dei diritti umani e delle condizioni di lavoro, la tutela del territorio e del consumatore, ma anche il benesere degli animali. Noi usiamo capi macellati per l'alimentazione, valorizziamo uno scarto. Ma al contempo valutiamo le loro condizioni nella fase di allevamento, trasporto e macellazione".

Ogni anno l'Unic pubblica il Rapporto di sostenibilità dell'industria conciaria. Ebbene, il trand degli ultimi dieci anni rileva che le aziende conciarie hanno ridotto del 20% il consumo idrico, del 40% l'uso dei solventi, del 23,8% il consumo energetico a fronte di un incremento dei costi ambientali del 112,6%. Non solo. Le imprese del settore si sono dotate di una certificazione e oltre il 50% del fatturato conciario ha ottenuto il disco verde dall'Icec, l'istituto di riferimento per l'area pelle.

La conceria italiana, insomma, negli anni ha raggiunto l'eccellenza sia in termini di qualità dei prodotti che di efficienza e sviluppo dei processi produttivi. "La pelle italiana - ha sottolineato Alessandra Siena - è un prodotto che nasce da un processo sostenibile" a garanzia dei consumatori. Infatti, secondo un recente studio il 64% dei consumatori quando acquista un prodotto chiede l'origine della pelle e il 34% sarebbe pronto a pagare di più pur di conoscerne la provenienza.

Unic da più di 30 anni promuove l'innovazione e la ricerca per la filiera della pelle. "Comprare pelle italiana - ha garantito Alessandra Siena - significa comprare pelle sicura che rispetta l'ambiente e di elevata qualita' stilistica".

Il "made in Italy", dunque, è un fiore all'occhiello di questo settore che dà lavoro a 18 mila persone in 1.400 aziende, gran parte delle quali si trova proprio nella provincia di Vicenza: il 52 per cento della produzione è in Veneto. "La lavorazione della pelle in Italia è un'arte secolare - ha detto Antonella Bertagnin, trend forecaster - ma noi abbiamo saputo coniugare la grande tradizione all'innovazione tecnologica. Questo ci ha permesso di essere competitivi nel mondo della moda".

Pelle che sembra seta, lavorazioni simili all'uncinetto, intrecci di colori e ancora stampe che ricordano le grandi opere d'arte. Gli stilisti sono innanzitutto degli osservatori di tutto ciò che accade nella società: "l'evoluzione nel design, nell'arte, ma anche nel cinema sono per noi fonte di ispirazione - sottolinea Antonella Bertagnin - la comunicazione e internet hanno avuto un'influenza enorme nel mondo della moda così come la tecnologia, penso al laser per esempio, che ci ha consentito di fare delle lavorazioni impensabili in passato nel settore della pelle".

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