Come farà la “buttanissima Sicilia”, descritta con quest’appellativo da Pietrangelo Buttafuoco con l’ispirazione di Giuseppe Sottile, a “diventare bellissima”, come prometteva nel suo slogan elettorale il negovernatore dell’isola, Nello Musumeci?

“Bellissima fuori lo è già, deve diventarlo anche dentro”, risponde lui, nel bellissimo – davvero – Auditorium di San Vincenzo Ferreri a Ragusa Ibla, dove Giorgio Mulè, direttore di Panorama lo ha intervistato per Panorama d’Italia. “Che la Sicilia possa diventare bellissima era già chiaro nell’auspidio di Paolo Borsellino alla vedova Schifani”, prosegue il governatore, “quando le disse di non andare via: un giorno vedrai che la Sicilia diventerà bellissima, e dieci giorni dopo fu ucciso. Si riferiva a una bellezza interiore, una donna può essere bella fuori e acida dentro, o il contrario. Ma vi debbo dire che l’obiettivo della politica dev’essere farla diventare bella dentro, attraverso un processo di conversione culturale che deve coinvolgere tutti noi siciliani. Nessuno si tiri indietro, siamo tutti responsabili, e dobbiamo sentirci tutti protagonisti. La Sicilia si gioca tutto in questi 5 anni. O sprofondiamo del tutto o comincia la ripresa, lenta ma inesorabile, che ci occorre. Io ce la metto tutta ma ho bisogno di ciascuno di voi”.

È stata un’ora e mezza densa e a tratti emozionante, questa con Musumeci, oltre che piena di notizie sulle sue prossime, e prime, mosse da governatore. A fare da spunto, la ricerca “Sicilia, una regione allo specchio”, elaborata sui sentimenti dei siciliani dalla società del gruppo Mondadori Inthera (qui tutte le slide con i risultati)

“Il dato più critico che emerge”, ha detto la ricercatrice Pamela Saiu, “è che solo il 46% dei siciliani si sente orgoglioso di vivere in Sicilia, il dato più basso riscontrato in Italia”.

L'assenza di "futuro"

Uno spunto, questo, colto da Musumeci per parlare della sua visione della politica. “Capisco quando il siciliano esprime scetticismo e diffidenza verso il futuro, altrimenti non si spiega il 50% e più di astensionismo. Si sta allentando il vincolo identitario tra Sicilia e siciliani. Questa terra delude, appare sempre meno madre e sempre più matrigna".

“Fatte le debite eccezioni, è mancata alla politica siciliana una visione proiettata sul futuro. Forse perché nel nostro dialetto non usiamo il futuro. Per dire: ‘domani sarò a Catania’, diciamo ‘dimani sugno a Catania’. Il politico cerca il consenso immediato e pensa al presente, lo statista non cerca il consenso immediato e pensa al futuro. Vicino alla casa dei miei, in campagna, c’era un podere dove un contadino di 83 anni piantò un ulivo e io, bambino, gli chiesi come mai: ‘intanto che cresce!’, gli dissi… Lui, con la saggezza dell’ottantenne, mi disse: la pianto ora perché tanto l’ombra la prenderanno i mei figli e i miei nipoti. Oggi, quel’ulivo è ancora lì”.

Molti gli spunti legati alla sua recente elezione, al programma e alle sue intenzioni.

Gli impresentabili

In Sicilia ci sono da 70 anni, da sempre le liste sono state frequentate da personaggi chiacchierati e nessuno si è mai scandalizzato. Il mascalzone politico in Sicilia veniva chiamato ’unu spertu’, un furbo, mentre il politico onesto che non faceva favori veniva chiamato ‘cristiano bono ma non cunta’. "Quando dicevo di qualcuno: ’è un tangentista’, mi dicevano ‘è uno che mangia e fa mangiare’" racconta Musumeci. "Questa è la complicità di una parte del popolo siciliano nella degenerazione morale che ci siamo tenuti per 70 anni".

"Per la prima volta il tema degli impresentabili è stato posto al centro del dibattito politico dal sottoscritto che, pur temendo di perdere voti, ha voluto già nel mese di agosto auspicare che tutte le forze politiche fossero attente nell’elaborare liste senza presentare agli elettori personaggi chiacchierati”.

Poi Musumeci ha sfiorato anche il caso Genovese, ma ha richiamato le vicende di Mannino e Mastella, inquisiti e poi assolti, sottolineando che sono i partiti a decidere sull’opportunità di candidare o meno qualcuno.

La nuova giunta

Musumeci ha detto che intende definirla entro la prossima settimana.: “Tutte forze politiche avranno diritto di offrirmi una rosa di candidati, se dovrò sceglierne due chiederò 4 nomi, se tre, ne chiederò 6 e sarò io a valutare chi potrà essere il candidato migliore a farne parte. E se dovessero emergere problemi, cambieremo. Io mi gioco la mia credibilità e lo faccio mettendo a profitto ogni mia competenza e ogni mia energia fisica, morale e intellettuale”.

I tecnici

“L’unico tecnico suggeritomi è il professor Gaetano Armao, insegnante a Palermo, avvocato amministrativista. Me lo ha segnalato Berlusconi, per unire le forze e scongiurare una vittoria grillina. Ho pensato fosse giusto aprire un dialogo con lui, gli ho offerto la vicepresidenza, è un economista e sarà prezioso. Poi c’è il professor Roberto Lagalla, ex-rettore dell’Università, e poi Vittorio Sgarbi che conosce il patrimonio culturale siciliano come nessun altro tra i non siciliani. Starà due-tre mesi, e lo faremo lavorare per fargli dare il massimo”.

Il dopo-Crocetta

“La discontinuità è dimostrata ad esempio che mentre io sono qui a Ragusa, la mia maggioranza è riunita a Palermo. Senza di me, che devo presiedere il governo della Sicilia per tutti i siciliani”.

La finanza pubblica

“Abbiamo un disavanzo di 500 milioni di euro e un deficit di quasi 8 miliardi, secondo la Corte dei Conti. Questo ho trovato, faremo acrobazie con la maggioranza, per trovare risorse, ma anche con i parlamentari di centrosinistra, perché nessuno può trincerarsi dietro la foglia di fico dell’appartenenza”.

Le infrastrutture

“La mobilità è il nostro è eterno problema. Se noi avessimo pensato alle grandi arterie autostradali pur sapendo che avrebbero potuto inaugurarle solo quelli dopo di noi, oggi avremmo la Catania-Ragusa già completata, l’autostrada Catania-Palermo è interrotta da quasi tre anni per la caduta di un pilastro, e dobbiamo anche dare priorità alle ferrovie. Quando avremo chiarezza su risorse economiche e umane, faremo un cronoprogramma, conto di farlo entro i prossimi pochi mesi”.

La fiscalità di vantaggio

“Abbiamo il dovere di attrarre capitali e, per farlo, dovremo rendere appetibile la nostra isola, abbattere alcune diseconomie, rilanciare il credito, ridurre l’insicurezza, la burocrazia. Abbiamo bisogno di persone che vengano a investire denaro. Torino ha fatto la sua fortuna con i poteri forti, e quando Agnelli disse che se ne voleva andare, un sindaco comunista andò a pregarlo: rimanga, abbiamo bisogno della Fiat. I poteri forti non si preoccupano se a scrivere regole è la politica”.

I fondi europei

“Finora sono stati polverizzati per far contenti tutti e poi non si è fatto contento nessuno. Una classe dirigente degna di questo nome deve fissare 4 obiettivi prioritari e orientare i fondi europei su quelli. Abbiamo 4 miliardi di euro da impegnare e la programmazione che ci vedrà in prima linea è rimasta ormai l'unica risorsa, dovremo attrarre le imprese dall’estero, mantenere quelle attive, sostenere quelle giovani. Come farlo va concordato con le Camere commercio e con chi aiuta l'internazionalizzazione.

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