Firenze

Perché l’Italia deve avere un Governo al più presto

Dallo scenario interno alle sfide future dell'Europa: l'incontro a Panorama d'Italia con il Capo della Rappresentanza della Commissione Europea - VIDEO

beatrice-covassi

Luciano Lombardi

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Come da titolo, sarebbero dovute essere "pillole d'Europa", quelle dell'incontro vis a vis tra Beatrice Covassi, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, e il giornalista Nicola Porro sul palco di Panorama d'Italia a Firenze.


E invece, ciò che è venuto fuori dalla chiacchierata tra i due è stato piuttosto un bel puzzle ricco di tessere eterogenee sullo stato attuale del Vecchio Continente, delle sue istituzioni, della sua condizione politica e dei suoi rapporti con gli Stati membri.



Un consiglio-avvertimento all'Italia

Non senza un riferimento immediato alla strettissima attualità nostrana, quella cioè di un Paese senza governo, che oggi pesa molto più del fatto che l’Italia sia ben rappresentata, oltre che da Covassi anche da Mario Draghi (Presidente della Banca Centrale Europea) e da Antonio Tajani (Presidente del Parlamento Europeo), come introdotto da Porro.

“Per tutta una serie di questioni, istituzionali (vedi le elezioni europee del prossimo anno) ma non solo - argomenta Covassi - è necessario che l’Italia si doti al più presto di un assetto politico-istituzionale stabile, prerequisito perché possa contribuire alla visione dell’Europa che sarà, e perché si riesca sempre più efficacemente a mettere tutto ciò a sistema, valorizzando sì le eccellenze e le personalità italiane nei centri nevralgici del Vecchio Continente, ma facendo sì che tutti i canali di scambio, comunicazione e confronto con Bruxelles siano sempre più fluidi. Un ragionamento che vale per tutti i 27, ovviamente”.

 

I temi "caldi"

Altro tema di cui si dibatte in questi tempi è quello che riguarda la guerra commerciale in corso tra Stati Uniti e Cina. “Siamo ovviamente preoccupati che l’assetto mondiale, sotto il profilo dei dazi, possa prendere una brutta piega ed entrare in una spirale negativa, ma allo stesso tempo crediamo di avere le competenze e la forza specifica per far sì che lo scambio dei beni resti libero nel contesto regolatorio previsto dal Wto”.

Del resto, questo è uno dei settori in cui la coesione tra gli Stati membri è ai massimi.

Non altrettanto può dirsi invece per altri contesti, anche questi legati a circostanze tanto “calde” quanto attuali come l’immigrazione, la sicurezza, il bilancio sociale, dove invece è inevitabile osservare un corto circuito.

Soprattutto in tema di migranti, le strategie europee di redistribuzione si sono rivelate in larga parte fallimentari. “A mio parere, parte dei problemi - spiega l’intervistata - si sarebbero potuti evitare se avessimo prestato più attenzione al capitolo relativo alle politiche di immigrazione legale che l’Europa non ha mai avuto (se si esclude la blue card, il permesso per i lavoratori altamente qualificati, ndr). Per via dell’assenza di tali canali legali ci troviamo oggi a dover affrontare quelli illegali e il traffico di uomini”.

Il "paradosso sovranista"

Gran parte dei problemi, in tutte queste materie, Covassi li attribuisce al “paradosso dei sovranismi antieuropeisti”: “È proprio di fronte alle grandi sfide mondiali come queste, alle conseguenze dell’immigrazione, che dovremmo essere tutti coesi in nome di un’unità che produca forza. Ma gli Stati che professano tali tesi vanno da soli, invece di valutare assieme, caso per caso e in contesto comunitario, dove ci vuole più o meno Europa”.

Un atteggiamento laico e improntato alla ragionevolezza, dunque, quello del Commissario europeo, che viene ribadito anche di fronte alla provocazione ben argomentata di Porro: “Tuttavia, bisogna sempre tenere ben presente che l’Europa è figlia degli Stati sovrani e se la maggioranza dei singoli Stati vuole una Ue meno presente è dovere delle istituzioni europee assecondarne gli intenti”.  

“Se e quando il sovranismo crescerà fino a questo punto sarà nostro dovere prenderne atto - ribatte Covassi - a patto che si abbia la certezza di aver fatto tutto il possibile perché i cittadini siano sempre ben informati sui pro e sui contro, affinché si esprimano in proposito con alle spalle una conoscenza forte e non sulla base di facili slogan, di social network e hashtag”.

Brexit e non più Brexit

Il mea culpa del Commissario è coraggioso: talvolta l’Ue ha finito per sottovalutare l’importanza di esserci, di parlare ai cittadini, di non aver investito abbastanza nel rapporto quotidiano con loro. “Dobbiamo fare molto di più, dice, altrimenti poi non potremmo lamentarci se si dovessero verificare altre Brexit”.

Su quest’ultimo punto, racconta poi, le trattative per raggiungere l’accordo sono a buon punto, e i temi "caldi" su cui si sta tenacemente ancora dibattendo restano quelli della tutela dei cittadini da entrambe le parti, quelli dell’accordo finanziario di uscita e della questione irlandese.

Privacy e best practice

Sul fronte delle buone notizie, infine, Covassi parte dalle audizioni di Mark Zuckerberg sulla vicenda Cambridge-Analytica.

Lo stesso fondatore di Facebook ha finito per elogiare le regole europee in materia di privacy: “sono così buone che dovrebbero essere adottate in tutto il mondo”, ha dichiarato. “E si tratta delle stesse regole che - sottolinea il Commissario - quando sono state introdotte nella nostra legislazione, i detrattori reputavano capaci di bloccare il progresso. E invece…”.

E poi tutta un’altra serie di attività rivolte ai cittadini che, mediante processi di liberalizzazione hanno permesso un risparmio dei costi e una maggiore libertà di movimento tra i confini dei singoli Stati, come quella delle compagnie aeree low cost o agli interventi fatti sui monopoli delle telecom, non ultima l’abolizione del roaming introdotta lo scorso anno.

E per il futuro? “Rafforzeremo, in primo luogo, le voci del bilancio europeo relative ai finanziamenti per le cosiddette politiche di coesione”. Covassi, qui, si riferisce alla gestione delle risorse pubbliche, europee e nazionali, finalizzate a rimuovere le disuguaglianze di sviluppo, incrementare le opportunità di crescita e inclusione sociale dei cittadini e promuovere la coesione economica fra i territori dei singoli Stati

Un altro fronte molto importante è quello del digitale: proprio di recente è stato completato il progetto WiFI4EU, con il quale la Commissione europea intende promuovere le connessioni wi-fi gratuite per i cittadini e i visitatori in spazi pubblici quali parchi, piazze, edifici pubblici, biblioteche, musei e centri sanitari in tutta l'Europa, con un bilancio di 120 milioni di euro tra il 2017 e il 2019.

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