“La fantasia creativa delle start up, una dote fantastica, benzina di successo e di progresso”. Sergio Luciano, direttore di Economy, introduce così i relatori della tavola rotonda dedicata alla Campania e alle sue imprese ad alto tasso di innovazione.

Nato come diretta emanazione dello stereotipo dell’’arte di arrangiarsi” (così popolare da queste parti fin dalla notte dei tempi), il fenomeno è oggi a una svolta, anche grazie all’evoluzione tecnologica che ha portato a una fase di sedimentazione ormai innegabile. Tuttavia, questa da sola non basta. Quello che c’è da capire, adesso, è che cosa si può fare di più e meglio.

Un trampolino per spiccare il volo

Con il suo premio "Eureka: l’idea diventa impresa", Panorama d’Italia ha dato un importante contributo in questo senso. Ha permesso alle aziende partecipanti di fare un salto quantico nella loro crescita, offrendo loro una serie di tecnologie abilitanti per i relativi business, più la possibilità di conquistare la vittoria finale con l’opportunità di volare a New York per una settimana di formazione gestita da IB&II, l’organizzazione indipendente fondata da Fernando Napolitano che sostiene la collaborazione tra investitori italiani e statunitensi.

Un assaggio della strategia formativa della sua azienda, il manager comincia a darlo via telefono: “È fondamentale che le nuove imprese nascano da filoni industriali già consolidati (che nel nostro Paese sono il manifatturiero, la meccanica di precisione, la robotica, per esempio) e questa è una cosa che non tutti hanno ancora capito fino in fondo”, sostiene Napolitano.

Del medesimo avviso è Angela Casale neo-presidente del Gruppo Giovani Confindustria di Caserta, che l’importanza di legare la tradizione industriale all’innovazione l’ha vissuta sulla propria pelle in quanto esponente della sesta generazione dell’impresa di famiglia, Annamaria Alois, eccellenza nel settore della tessitura di pregio.

Tornando a Eureka, a concorrere in questa tappa sono stati YousBi, società fondata a Caserta poco più di un anno fa da Nicola D’Elia e che ha al centro delle sue attività un assistente virtuale che si integra con le principali piattaforme di e-commerce e si prende cura del cliente grazie all'intelligenza artificiale che “vive” al suo interno; e D-Light, che ha depositato nel 2016 un brevetto per costruire una tastiera meccanica evoluta che ha tra i suoi punti forza un sistema di crittografia biometrica.

La giuria costituita dal panel dei relatori ha dato il suo voto alla prima delle due che potrà così accedere alla finale della prossima tappa del tour nella quale si eleggerà l’azienda vincitrice.

La vicinanza al marcato, un valore inestimabile

“Ma perché un colosso come Ibm che capitalizza quanto il Pil del Belgio dovrebbe avere interesse a investire nel comparto?”, si domanda il moderatore del workshop rivolto all’ospite direttamente parte in causa. Risponde Claudio Rossi, Manager of Commercial Sales della filiale italiana di Big Blue: “Un’impresa ad alto tasso di innovazione è molto più vicina al mercato di quanto lo possa essere una grande azienda. E poi, abbiamo un gran bisogno di idee da mettere a frutto. Oggi, del resto, finanziamo oltre 400 start up e nel 2018 lavoreremo per migliorare le occasioni di contatto tra nuove imprese e aziende”.

La strategia del matching tra “nuovo” e “vecchio” modo di fare impresa si può esprimere anche nella dicotomia tra global e local: “Piantare i primi semi di un’impresa nel proprio territorio va benissimo - spiega l’Ad dell’industry innovation di Digital Magics Layla Pavone - e in questo senso la Campania ha solo da insegnare, dall’alto della sua quinta posizione assoluta nella classifica delle Regioni per numero di start up avviate, ma poi occorre pensare in grande, cioè essere disposti a tagliare il cordone ombelicale e spiccare il volo per arrivare dove ci sono le migliori opportunità di crescita”.

Tra spazio ed etica

Poi, certo, ci sono anche le eccezioni, come quella da cui è nata Sophia High Tech: il suo fondatore, Antonio Caraviello, racconta: “Dopo laurea e dottorato, sono partito da Caserta in direzione della Germania dove ho lavorato per l’industria aerospaziale per poi fare lo stesso viaggio in senso opposto e fondare la mia start up che oggi fattura 1,2 milioni di euro”.

Come pure un'eccezione è la storia di Suor Rita Giaretta, per la quale ogni persona può diventare essa stessa una start up. Lei ci ha provato, con successo, con Newhope Store, una cooperativa sociale che mette al centro l'individuo, ovvero “tutte le ragazze che nei 20 anni di attività abbiamo salvato dalla strada e indirizzato verso una nuova vita imprenditoriale, tra laboratorio e negozio di prodotti di sartoria. Etica, ovviamente”.

La centralità della persona è cruciale anche agli occhi di Sebastian Caputo, in rappresentanza di 012 Factory, di cui è amministratore: “Nella creazione di imprese ad alto potenziale di crescita, l’idea incide per il 5%, quello che importa davvero è il team”.

Peraltro, anche il centro di formazione che accompagna e sostiene la creazione imprenditoriale è figlio del suo stesso territorio, con una genesi avvenuta per il desiderio di non vedere più appiccicata alla propria città l’etichetta di terra di Gomorra prima e terra dei fuochi dopo.

Largo alla cultura (e ai libri)

Analizzato per ultimo, ma non per questo di minore importanza, il legame tra le nuove imprese e la cultura, ovvero ciò che ha portato alla creazione di Boosha start up che, spiega Giovanni Laffi, permettere lo scambio di opere letterarie grazie ad un sistema di match making tra domanda e offerta di libri. Quelli di carta.

Restando in tema, sempre a margine dell’incontro, il direttore di Panorama Giorgio Mulè ha premiato l’ISS Terre di Lavoro di Caserta con 200 libri Mondadori. Il premio è arrivato grazie alle recensioni considerate più suggestive tra quelle pervenute da tutte le scuole della città che hanno partecipato, nella fattispecie relative a La formula del cuore di Ryan Hyde Catherine e a Seta di Alessandro Baricco.

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