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Palestina, 100 anni di storia

Dalla fine della dominazione ottomana alla nascita di Israele nel 1948, dall'Olp ad Hamas fino alla crisi dei nostri giorni

Durante la Prima Guerra Mondiale gli Inglesi vittoriosi avevano promesso la Palestina agli arabi per l'aiuto prestato nella rivolta contro le autorità ottomane, che avevano governato la regione per 4 secoli. Tuttavia il primo ministro britannico Balfour aveva sviluppato un piano che prevedeva la creazione di una "national home" per i pochi ebrei residenti e per i possibili emigranti sparsi per il mondo. 


Per dirimere la questione la Società delle Nazioni affidò alla Gran Bretagna un Mandato per la Palestina, corrispondente agli odierni territori di Israele e Giordania. Sotto gli inglesi cominciò l'emigrazione ebraica verso i territori palestinesi, mentre la Giordania (allora chiamata Transgiordania) fu affidata alle popolazioni arabe. La massiccia presenza di ebrei e le caratteristiche seminomadi dell'agricoltura provocarono i primi gravi scontri tra i coloni e le popolazioni arabe verificatisi nel 1920, 1929 e nei tre anni tra il 1936 e il 1939. 

Per arginare la tensione gli inglesi regolamentarono il flusso migratorio degli ebrei tramite il cosiddetto "Libro Bianco", che limitava nel numero e nel tempo i nuovi coloni. I limiti posti dal trattato scontentarono le frange estremiste israeliane, che miravano alla costituzione di un "grande Stato di Israele".

La Seconda Guerra Mondiale

La Seconda Guerra Mondiale peggiorò ulteriormente i rapporti tra arabi ed ebrei nei territori del Mandato Britannico. Generalmente gli Arabi si rivolsero alle forze dell'Asse in funzione antisemita e antibritannica. Il Gran Mufti di Gerusalemme, Al-Husayni, incontrò personalmente Hitler il quale gli affidò l'organizzazione dei reparti delle Waffen-SS islamiche. Gli ebrei erano generalmente dalla parte degli Alleati. Tuttavia frange estremiste che rifiutavano l'ingerenza del Mandato sulla colonizzazione della Palestina si staccarono dalla maggioranza costituendo formazioni paramilitari a protezione del territorio colonizzato (Banda Stern, Lehi).

Lo Stato di Israele

Nel dopoguerra due grandi questioni riguardavano i territori al tramonto del Mandato Britannico: la questione degli ebrei scampati all'Olocausto e l'ipotesi di una divisione del territorio tra arabi ed ebrei. L'ONU istituì una apposita commissione che deliberò la risoluzione 181. Questa prevedeva la divisione degli ex territori del Mandato in due Stati separati, con Gerusalemme sotto il controllo internazionale. La zona più ricca (produzione estensiva di agrumi) fu assegnata ai coloni ebraici. I paesi arabi furono contrari alla risoluzione in quanto la minoranza ebraica avrebbe ottenuto la maggioranza del territorio. La tensione crebbe esponenzialmente anche per l'attività paramilitare e terroristica delle frange estremiste sia israeliane che arabe, dove il muftì Al-Husayni propugnava l'espulsione di tutti gli ebrei dalla Palestina. All'inizio del 1948 cominciarono gli scontri armati di quella che fu considerata la prima guerra arabo-israeliana

La vittoria degli ebrei portò alla dichiarazione da parte del Consiglio Nazionale Sionista dello Stato di Israele il 14 maggio 1948. Gli arabi non lo riconobbero e rifiutarono di proclamare il proprio Stato nei territori. Rivendicarono la sostituzione dei due Stati con uno "Stato Unitario di Palestina" sotto l'autorità araba. Gli USA e L'URSS dichiararono illegittima l'ingerenza araba nello stato ebraico di Israele. Una serie di tregue promosse dall'ONU tentò di ridare legittimità alla risoluzione 181 con opportune modifiche territoriali a favore degli Arabi. Il mediatore svedese delle Nazioni Unite Folke Bernadotte fu però assassinato dagli estremisti della Banda Stern. Nel 1949 Israele tracciò assieme a Egitto, Libano e Transgiordania la cosiddetta "Linea Verde" . La Striscia di Gaza e la Cisgiordania furono occupate da Egitto e Transgiordania. La fine della guerra del 1948 vide l'ingresso nel neonato Stato di Israele di 600.000 cittadini ebrei allontanati dai territori arabi e la fuga di oltre 700.000 profughi arabi dalle terre occupate da Israele. 

A Gaza si stabilì, sotto la protezione egiziana, il governo dello "Stato Unitario Arabo di Palestina", più propagandistico che formale. La sua sede sarà spostata al Cairo dopo la crisi di Suez. Lo stato arabo di Gaza sarà più tardi revocato dal presidente egiziano Nasser.

La Guerra dei Sei Giorni

Per tutti gli anni '60, nonostante l'azione diplomatica ed economica degli USA, la tensione tra Israele e gli Stati arabi confinanti non ebbe tregua. Quando nel giugno del 1967 gli israeliani risposero con una serie di raid aerei alla mobilitazione dell'esercito egiziano, iniziali conflitto armato noto come "Guerra dei Sei Giorni". Gli israeliani agirono con rapidità e superiorità sia dal cielo che da terra, arrivando ad occupare la striscia di Gaza e le alture del Sinai. Entro la prima settimana di giugno gli israeliani giunsero al mare, occupando la costa fino a Sharm-El-Sheikh. All'appello egiziano alla Giordania per un intervento armato contro Israele, le forze armate israeliane guidate dal generale Moshe Dayan, ministro della difesa, sfondarono a Gerusalemme Est in territorio giordano. Dopo il ritiro giordano, gli israeliani attaccarono anche la Siria, distruggendone la forza aerea a terra. Poco dopo Dayan procede all'invasione delle alture siriane del Golan. Al cessate il fuoco dell'11 giugno 1967 Israele aveva triplicato il suo territorio, infliggendo gravissime perdite agli eserciti degli Stati arabi. Seguì l'espulsione di tutte le minoranze ebraiche dagli stati arabi e un flusso di migliaia di rifugiati dai territori occupati da Israele. 

L'avvento di Arafat

La tensione esplode nel 1970 nuovamente ai confini giordani tra i "Fedayn" del' OLP guidata da Yasser Arafat e le autorità israeliane che portarono agli scontri noto come "battaglia di Karameh", dove i palestinesi furono attaccati e sterminati dalle truppe di Israele. La debole Giordania del re Hussein vide la nascita di uno "stato nello stato" organizzato dai filopalestinesi. La rottura con l'Egitto di Nasser costrinse Hussein allo scontro armato con le forze dell'OLP interne al territorio. Il 7 settembre 1970, membri del PFLP (Popular Front for the Liberation of Palestine) sequestrò tre voli di linea della Pan Am, della Boac e della Swissair a scopo di attrarre l'attenzione mondiale sulla questione palestinese. Liberati gli ostaggi gli aerei furono fatti esplodere sulla pista. Hussein rispose attaccando le posizioni palestinesi in Giordania con tutte le forze disponibili fino alla loro liquidazione nel mese di novembre. Ma l'azione di Hussein scatenò la reazione della Siria, vicino alle posizioni palestinesi. Anche Israele paventò l'intervento nel caso in cui Damasco avesse attaccato la Giordania. Siria e Giordania si scontrarono nei giorni successivi ma la superiorità aerea dell'esercito di re Hussein respinse i siriani sulle precedenti posizioni. A quel punto USA e URSS intervennero, su posizioni opposti nel quadro della Guerra Fredda. Mosca accusava Washington di appoggiare un piano israeliano di invasione in Palestina, appoggiando apertamente la Siria. Nel periodo d'attrito noto come il "Settembre Nero" la marina degli Stati Uniti e quella Sovietica andarono molto vicine all'attrito. Quando Hussein fu sul punto di riconoscere l'autorità dell'OLP in territorio giordano, morì il presidente egiziano Nasser. Arafat perse la protezione egiziana e gli scontri con la Giordania proseguirono. Fu la pressione degli altri Paesi Arabi a far riconoscere gradualmente l'Autorità palestinese come rappresentante del popolo dei Territori e di Gaza. 

La vittoria israeliana dello Yom Kippur

Nel frattempo il mancato ritiro israeliano entro i confini del 1967 condusse ad una controffensiva promossa da Egitto e Siria con l'intento di recuperare i territori perduti nel conflitto noto come guerra dello Yom Kippur (1973). Per gli israeliani, fu una nuova vittoria. L'intervento dell'ONU portò ad una serie di accordi di pace che videro il riconoscimento formale dello Stato di Israele (accordi del 1978) da parte di Egitto e Giordania. Finiva così la fase di coinvolgimento diretto degli Stati arabi nella questione palestinese, rappresentata d'ora in avanti solo dall' OLP di Arafat.

Il Sinai è restituito all'Egitto di Sadat nel 1979, che sarà assassinato due anni dopo da membri della Jihad egiziana in un attentato. Nel 1982 Israele si pone l'obiettivo di eliminare l'OLP, che allora aveva la propria sede in Libano. L'esercito israeliano si spinse fino a Beirut coadiuvato dai cristiani delle zone meridionali del paese. La strage di civili nei campi profughi da parte dei libanesi, avvenuta con il benestare delle truppe di Israele, portò all'intervento dell'ONU con una task force di pace. Ariel Sharon, allora ministro della Guerra, fu costretto alle dimissioni.

Gli anni dell'Intifada

Nel 1987 nei Territori occupati iniziò il ciclo di rivolte civili note come "Prima Intifada". L'impressione esercitata in tutto il mondo non  fu considerata sufficiente dai nascenti gruppi estremisti come il neonato movimento di Hamas, che opponeva alla "morbidezza" della linea di Arafat l'impiego di attentati terroristici

Fu chiaro allora anche agli Stati Uniti che l'OLP fosse l'unico possibile interlocutore per la pace in Medio Oriente. Il presidente Clinton è promotore dei colloqui di pace del 1993 che avrebbero dovuto garantire il ritiro da Gaza delle truppe di Israele. Il nulla di fatto mantenne alta la tensione (uccisione del leader laburista israeliano Yitzakh Rabin-1995 da parte di estremisti di destra israeliani). Nè Netanyahu nè poi il laburista Ehud Barak furono in grado di risolvere le tensioni nei Territori, che portarono ad una nuova Intifada nel 2000. La morte di Arafat nel 2004 fu seguita dalla crescita del terrorismo di Hamas tanto che Ariel Sharon consegnò la striscia di Gaza all'Autorità Palestinese nel 2005. Il sucessore di Arafat, Abu Mazen, fu chiamato nel 2007 ai colloqui di Annapolis dal presidente USA George W. Bush, per il tentativo di creare due stati separati. 

La prosecuzione della politica di colonizzazione di Israele porta alla crisi di Ramallah del 2013 ed agli scontri del 2014 tra Israele e Hamas nella striscia di Gaza. Il rapimento e l'uccisione di tre studenti israeliani per mano di Hamas provoca la reazione israeliana che procede al bombardamento di Gaza, con oltre 2.000 vittime in 51 giorni di guerra. Alla fine del 2014 il consiglio di sicurezza dell'ONU ha respinto la risoluzione giordana per il ritiro israeliano da Gaza entro i confini del 1967.




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Coloni ebrei negli anni '20 in Galilea.
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