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La Serie A ha smarrito i gol (ed è il trionfo del corto muso)

La Serie A ha smarrito i gol (ed è il trionfo del corto muso)

L’incredibile sconfitta della Juventus a Cagliari (78% possesso palla e un solo tiro concesso) conferma che questo è un campionato in cui domina il pragmatismo. E che pesano attacchi incapaci di fare la differenza…

Il Cagliari ha battuto la Juventus facendo un solo tiro in porta e lasciando il pallone per quasi tutta la partita all’avversario: 78% possesso palla bianconero complessivo, nella ripresa addirittura superiore. Juventus che contro Cagliari e Lecce ha raccolto un misero punticino pur avendo concluso verso lo specchio avversario oltre quaranta volte. Stesso destino del Como contro il Milan, del Parma nella trasferta a Napoli di metà settimana e – a parti invertite – dello stesso Milan quando ha sbattuto addosso al muro di Genoa e Fiorentina.

E’ un campionato in cui domina il pragmatismo, il trionfo della vecchia teoria postulata da Jose Mourinho secondo cui a calcio si può giocare, pure bene, lasciando il possesso all’avversario per organizzarsi in difesa e ripartire. Una volta lo chiamavano catenaccio, adesso è un’arte a disposizione di tutti comprese le big che a volte sanno essere incudine e altre martello.

E’ del tutto evidente che solo qualche incompetente, magari in malafede, può paragonare le vittorie del Milan a Como e quella del Cagliari contro la Juventus. Allegri ha studiato un piano partita funzionale per l’occasione, aspettando l’aggressione di Fabregas per poi ribaltare il fronte quando ci sarebbe stata l’occasione. Pisacane, che in realtà è un giochista più che un risultatista, ha semplicemente sfruttato l’unico palla capitata nell’area di rigore della Juventus affidandosi per il resto alle parate di Caprile, al Var, a un palo e puntando sull’assenza nella rosa di Spalletti di un finalizzatore senza pietà. Altrimenti il Cagliari sarebbe saltato per aria e fine del discorso.

In ogni caso ci sono alcune tendenze che non possono essere ignorate. Intanto la stitichezza degli attacchi della Serie A in una stagione in cui i gol arrivano con il contagocce: non è solo un rilievo statistico ma un contesto in cui può capitare di corteggiare l’area avversaria per tutto il match senza riuscire a concludere. Manca chi abbatte il muro con la forza, insomma, il che rende da una parte noioso e dall’altra esaltante la stagione della Serie A.

Il prodotto di questa assenza è che dietro ad ogni partita si nasconde una trappola e non è un caso (forse) che a soffrirne meno sia stata, nella fase ascendente, la squadra che ha maggiore qualità davanti. L’Inter di Chivu non ha disperso punti contro nemici della cosiddetta parte destra della classifica, se si eccettua il ko casalingo con l’Udinese all’alba del campionato. Gli altri, a partire dal Milan del -11 con le provinciali per arrivare agli stenti del Napoli, anche casalinghi, stanno sacrificando gli obiettivi a questa carenza.

Il corto muso non c’entra e nemmeno la supposta superiorità morale ed estetica di attaccare sempre e comunque. Alla fine il calcio è un gioco molto più semplice di come viene disegnato e nella notte di Cagliari, ad esempio, ha goduto Pisacane con il suo pragmatismo mentre a Spalletti sono rimasti in mano solo cocci da provare a risistemare.

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