Vaticano: "Chiese aperte agli immigrati"
Vaticano: "Chiese aperte agli immigrati"
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Vaticano: "Chiese aperte agli immigrati"

Lo hanno chiesto prima papa Francesco e poi il missionario comboniano, padre Alex Zanotelli, una delle voci più autorevoli in materia di aiuto agli ultimi

“Aprire chiese, conventi, monasteri agli immigrati che fuggono da guerre, persecuzioni, malattie, fame”. Lo aveva chiesto con un appello forte e chiaro papa Francesco all'inizio del suo pontificato a cristiani, diversamente credenti, non credenti, uomini e donne di buona volontà. Torna a chiederlo ora, sulla scia delle polemiche esplose tra il governo italiano e il resto dell'Europa per le continue tragedie delle morti nel Mediterraneo e il problema dell'accoglienza dei popoli delle migrazioni, padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, una vita trascorsa tra le periferie africane, una delle voci più autorevoli in materia di aiuto a ultimi, bisognosi e perseguitati.

Attraverso le colonne del quotidiano cattolico Avvenire, il giornale della Conferenza episcopale italiana, padre Zanotelli – che dopo gli anni vissuti in terre di missione ora vive nel quartiere Sanità di Napoli “periferia simbolo delle disuguaglianze e delle devianze minorili”, come lui stesso è solito spiegare – ha rilanciato l'originario progetto di papa Francesco invitando, prima di tutto i cristiani, alla “coerenza” di dire “no” alle politiche dei rifiuti e dei respingimenti “con la preghiera e, se possibile, con gesti di disobbedienza civile, di carità e di misericordia, secondo gli insegnamenti del Santo Padre”. Gesti sempre più “urgenti e necessari”, sottolinea Zanotelli perchè “qui è in gioco la vita di migliaia di donne, bambini, uomini che chiedono solo di poter continuare a vivere” che però troppo spesso ormai – lamenta il religioso - trovano la morte nei nostri mari per i troppi rifiuti messi in pratica da determinati partiti per cercare facili consensi elettorali e scorciatoie per il potere.

La disobbedienza evangelica di Gesù

In che modo? Mettendo in pratica – spiega il missionario – proprio “quella disobbedienza che ci ha insegnato Gesù nel Vangelo”, ripresa anche dagli esempi che ci sono stati dati dalla “non violenza di Gandhi e di Martin Luther King”, apostoli e martiri della pace che hanno dato la loro vita per il riscatto di oppressi, perseguitati, ultimi. E prendendo proprio ad esempio le scelte controcorrente fatte da Gesù per aiutare il prossimo sofferente, Zanotelli propone “alla Chiesa italiana di seguire l'esempio statunitense e diventare sanctuary, vale a dire rifugio per chi è destinato ad essere deportato in Paesi dove rischia la morte”.

Vera e propria condanna a morte per migliaia di innocenti, tra cui tanti bambini e bambine – avverte il religioso – che “da cristiani non possiamo permettere. Trasformare le chiese in sanctuary era una pratica in voga negli anni 80 e che la Chiesa cattolica nordamericana ha ripreso con l'avvento di Donald Trump alla Casa Bianca”. Tornare a fare delle chiese (parrocchie, conventi, monasteri, comunità...) dei santuari di accoglienza per profughi e rifugiati, specialmente quelli che sono costretti a fuggire da guerre e persecuzioni attraversando il Mediterraneo con mezzi di fortuna e alla mercè di mercanti di morte, significa per Zanotelli “offrire rifugi sicuri a chi chiede aiuto” in ambienti extraterritoriali dove essere curati, rifocillati e messi in condizione di aspettare momenti migliori per ritornare in patria o rifarsi un'altra vita lontano da conflitti e oppressioni.

Si tratta, in sostanza, di una via evangelica per dare speranza ai perseguitati di oggi che, conclude il religioso, riguarda tutte le popolazioni sofferenti, “non solo i cosiddetti stranieri che bussano alle nostre porte, ma anche i poveri italiani che purtroppo a volte non sono teneri con i migranti. “È un vero dramma nel dramma – conclude – e proprio per questo ho scelto di vivere a Napoli nel Rione Sanità accanto alla gente più bisognosa. È fondamentale che la Chiesa stia accanto a tutti i poveri. Non sempre non lo è stata, purtroppo. Ringrazio papa Francesco per la sua chiarezza su questo e per i suoi continui richiami alla coerenza cristiana e alla Misericordia divina. Alla fine è più tollerabile la miseria in Africa perchè in un ghetto vivono tutti la stessa condizione. Qui essere esclusi è intollerabile, ecco perchè certi partiti alimentano la rabbia e riscuotono consensi. Ma i cristiani, Vangelo alla mano, non lo possono tollerare e continuare a far finta di niente”. Da qui l'appello, “aprite le porte delle chiese agli oppressi, senza paura”.

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