Terrorismo: che cosa rischia l'Italia?
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Terrorismo: che cosa rischia l'Italia?
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Terrorismo: che cosa rischia l'Italia?

Il nostro Paese è la piattaforma logistica di gruppi che usano i trafficanti italiani per reperire armi e esplosivi. E possono esserci obiettivi insospettabili, come spiega l'esperto di intelligence Gianluca Ansalone

Un attacco al cuore dello Stato, come mai era accaduto prima in Canada. Ad essere presa di mira la sede del Parlamento federale, ad Ottawa. Nello stesso momento, all'esterno, davanti al National War Memorial, un soldato di guardia di origini italiane viene ucciso. 

Mentre il Canada veniva colpito, anche gli Stati Uniti stavano vivendo momenti di tensione: ancora una volta un intruso è riuscito a scavalcare l'inferriata della Casa Bianca dirigendosi verso la residenza presidenziale. L'uomo stavolta è stato immediatamente bloccato dagli agenti del Secret Service, grazie all'aiuto di cani poliziotto, la volta precedente riuscì ad arrivare all’interno dei corridoi della Casa Bianca.

I due episodi sono forse collegati?
Alla domanda di un eventuale legame tra l'intrusione e quanto accaduto ad Ottawa, il portavoce del Secret Service si è limitato a dire che sono in corso delle indagini sull'episodio, spiegando come quanto avvenuto in Canada viene tenuto nella dovuta attenzione e considerazione.

L’attentato in Canada ha dimostrato la vulnerabilità di tutti i Paesi agli attacchi dei terroristi. Abbiamo chiesto il parere di Gianluca Ansalone, esperto di Intelligence, strategie internazionali e docente Sioi.

Quali potrebbero essere i cinque obiettivi a rischio in Italia?
È difficilissimo poter individuare in modo preciso gli obiettivi a rischio, perché i terroristi tendono a colpire patrimoni che sono il simbolo di un Paese. L’esempio ultimo è il Parlamento di Ottawa o l’intruso di ieri alla Casa Bianca negli Usa. L’Italia ha un ricchissimo e vasto patrimonio simbolico quindi è pressoché impossibile stabilire quale tra questi simboli potrebbe essere considerato dai terroristi quello da colpire. Certo è che i terroristi tendono a individuare e distruggere anche le infrastrutture critiche di un Paese e quindi le reti di comunicazione, le centrali elettriche, la rete idrica di una città o quella di trasporto. Spesso si tende a pensare allo Stato del Vaticano o a Roma, come obiettivi sensibili. Invece, operazioni come quelle condotte dai Ros, hanno dimostrato che i terroristi volevano colpire la Basilica di San Petronio a Bologna, un obiettivo che nessuno aveva mai individuato.

In questi ultimi mesi le forze dell’Ordine hanno sequestrato numerosi arsenali custoditi da gruppi diversi dalle organizzazioni criminali tradizionali. C’è la possibilità che queste armi possano essere utilizzate per compiere attentati?
Il rapporto meccanicistico tra arsenali illegali scoperti sul nostro territorio e approvvigionamento terroristi per attentanti non deve essere considerato. Mi spiego meglio. Questi depositi illegali di armi non sono un indicatore di un aumento della possibilità di attacchi terroristici sul nostro Paese. Una riflessione rapida da fare è questa: che cosa dovrebbe accadere allora negli Usa dove le armi vengono vendute regolarmente comprese quelle d’assalto? Non credo che la presenza di questi arsenali possa innalzare il livello di allerta attentati in Italia.

Ci sono stati in passato contatti tra gruppi terroristici e gruppi criminali che detengono e trafficano nel nostro Paese armi da guerra ed esplosivi?
Si, ci sono stati contatti in passato e ce ne sono ancora oggi. L’Italia è sempre stata una piattaforma logistica e strategica importantissima e lo è anche per i terroristi. L’Italia è la rotta privilegiata per la droga, per lo sbarco dei clandestini e ovviamente non poteva non esserlo per le armi e per gli esplosivi. I contatti tra terroristi e gruppi di trafficanti di armi sul nostro territorio sono costanti.

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