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Addio a Enrica Bonaccorti, icona della tv italiana: aveva 76 anni

Addio a Enrica Bonaccorti, icona della tv italiana: aveva 76 anni

È morta a Roma a 76 anni Enrica Bonaccorti, attrice, conduttrice, autrice e paroliera. Dalla stagione del teatro e del cinema alla consacrazione in radio e in tv, ha attraversato decenni di spettacolo italiano con intelligenza, ironia e una libertà rara

Enrica Bonaccorti apparteneva a quella razza sempre più rara di protagoniste che non avevano bisogno di alzare la voce per imporsi. Le bastava stare in scena. Le bastava parlare. Le bastava, soprattutto, essere Enrica Bonaccorti: elegante senza essere algida, brillante senza diventare artificiale, popolare nel senso più alto del termine, cioè capace di entrare nelle case degli italiani senza mai smarrire un’idea precisa di sé.

È morta oggi a Roma. Aveva 76 anni. Meno di due anni fa le era stato diagnosticato un tumore al pancreas, malattia che aveva raccontato pubblicamente negli ultimi mesi con quella franchezza disarmante che è sempre stata una delle sue cifre più riconoscibili. La notizia della scomparsa è stata diffusa dal direttore del Tg5 Clemente Mimun.

Dalle tavole del teatro alla televisione

Nata a Savona il 18 novembre 1949, Bonaccorti ha attraversato lo spettacolo italiano in quasi tutte le sue forme, e forse è proprio questa la misura più giusta per raccontarla: non una semplice conduttrice, non una semplice attrice, non soltanto un volto televisivo, ma una donna di spettacolo nel senso pieno e quasi novecentesco dell’espressione.

Prima il teatro e il cinema, poi la radio, poi la televisione. Un percorso non costruito a tavolino, ma maturato dentro un’epoca in cui il talento non si esibiva soltanto, si formava. Negli anni Sessanta era stata scelta dalla compagnia di Domenico Modugno e Paola Quattrini per la messa in scena di Mi è cascata una ragazza nel piatto; per Modugno avrebbe scritto anche testi rimasti nella memoria della canzone italiana, come La lontananza e Amara terra mia. Già qui c’era tutto: la scrittura, il senso del ritmo, la capacità di stare accanto a personalità enormi senza scomparire.

Negli anni Settanta si divide tra cinema e televisione, lavorando in originali tv e in film che restituiscono il clima, talvolta sfrenato, talvolta spregiudicato, di una stagione produttiva molto italiana.

Il successo negli anni Ottanta: Italia sera e Pronto, chi gioca?

È però nel passaggio alla conduzione che Bonaccorti trova davvero la sua forma più riconoscibile. Il debutto televisivo da presentatrice arriva nel 1978 con il gioco a premi Il sesso forte, e da quel momento la sua traiettoria si allinea sempre di più con il piccolo schermo, che in lei riconosce un talento difficile da incasellare: non solo volto, non solo voce, ma presenza.

Il grande successo arriva negli anni Ottanta, il decennio in cui Enrica Bonaccorti diventa davvero una figura familiare per il pubblico italiano. Italia sera, poi Pronto, chi gioca?: programmi che oggi raccontano un’altra televisione, più artigianale forse, ma anche più costruita sulla personalità dei suoi interpreti. E Bonaccorti, in quel contesto, non era un semplice ingranaggio del sistema, bensì una delle sue firme più nitide.

Aveva una qualità che in tv vale moltissimo e che pochissimi possiedono davvero: non sembrava mai in posa. Sembrava sempre padrona del mezzo, e insieme perfettamente spontanea.

Da Fininvest a Non è la Rai

Quando passa alla Fininvest, porta con sé proprio questa autorevolezza. Conduce La giostra, Ciao Enrica e soprattutto inaugura una pagina simbolica della televisione commerciale italiana guidando nel 1991 la prima edizione di Non è la Rai.

Non è un dettaglio minore. Non è la Rai sarebbe poi diventato un fenomeno culturale e generazionale, ma all’inizio c’era lei, con la sua capacità di dare forma e tono a un progetto destinato a entrare nell’immaginario collettivo. Sarà anche la prima presentatrice a dare la linea alla prima edizione del Tg5 delle ore 13, a conferma di una centralità che non era più soltanto di intrattenimento, ma di sistema.

Una carriera tra televisione, radio e scrittura

Ridurre Enrica Bonaccorti ai suoi titoli televisivi sarebbe però ingiusto. Il suo percorso racconta un’Italia dello spettacolo in cui i confini tra linguaggi erano meno rigidi e i talenti più completi.

Bonaccorti scriveva, recitava, conduceva, interveniva, si spostava tra radio, televisione, carta stampata e teatro con una fluidità che oggi appare quasi irripetibile. Negli anni successivi torna in Rai, entra nel cast de I fatti vostri, conduce Chiamate Roma 3131 su Rai Radio 2, scrive per varie testate e diventa ospite fissa di Buona Domenica con Maurizio Costanzo, continuando a lavorare come opinionista e autrice.

L’eredità di una donna di spettacolo completa

Aveva qualcosa che la televisione contemporanea, spesso ossessionata dall’immediatezza, ha perso: il gusto della parola pensata. In un ambiente che premia il riflesso, lei conservava il peso della frase. Sapeva essere ironica senza diventare cinica, diretta senza essere brutale, sentimentale senza scivolare nel ricatto emotivo.

Anche quando negli ultimi mesi aveva parlato della malattia, lo aveva fatto con un pudore senza retorica e con una sincerità che rendeva tutto più forte.

In fondo Enrica Bonaccorti ha rappresentato un’idea molto italiana di celebrità: colta ma accessibile, sofisticata ma popolare, libera abbastanza da non farsi mai trasformare del tutto in una maschera. Per questo la sua scomparsa non riguarda soltanto chi ricorda i giochi del mezzogiorno o i varietà del sabato, ma anche la fine di una certa idea di professionalità femminile nello spettacolo.

Attrice, autrice, conduttrice, paroliera: Enrica Bonaccorti è stata molte cose insieme, ma soprattutto è stata un modo di stare sulla scena italiana che oggi appare ancora più prezioso, perché irripetibile.

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