Covid: l'inquietante passo falso di Lancet sulla clorochina
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Scienza

Covid: l'inquietante passo falso di Lancet sulla clorochina


Dopo il ritiro dello studio che boccia il farmaco antimalarico, il dottor Andrea Mangiagalli, promotore del gruppo Medici in prima linea, denuncia le manovre che cercano di ostacolarne l'utilizzo sui malati di Covid-19. Un trattamento a bassissimo costo che, se usato in fase precoce come ha fatto il medico di base di Pioltello assieme a centinaia di colleghi, rischia di far inceppare la macchina che cerca di lucrare sulla pandemia.


Il dottor Andrea Mangiagalli, promotore del gruppo Medici in prima linea.

«O noi siamo i più bravi di tutti, oppure c'è qualcosa che non va nello studio di Lancet. Propendo per la seconda ipotesi». È dal 22 maggio, giorno in cui la rivista britannica ha pubblicato l'indagine contro la clorochina, che il dottor Andrea Mangiagalli esprimeva a Panorama dubbi. Ora è arrivata la dimostrazione che aveva ragione: la rivista medica britannica ha dovuto ritirare lo studio che boccia il farmaco antimalarico utilizzato per il Covid-19.

Medico di base a Pioltello, il dottor Mangiagalli è il promotore del gruppo Medici in prima linea, che conta 126 medici prevalentemente della provincia di Milano. Come Panorama ha raccontato in un'inchiesta pubblicata lo scorso 24 aprile, per due mesi consecutivi i Medici in prima linea hanno somministrato clorochina (più precisamente idrossiclorochina) a malati domiciliari di Covid, escludendo i pazienti con patologie cardiache del ritmo. I risultati? Più che soddisfacenti: guarigione pressoché immediata, percentuale irrisoria di ricoveri ospedalieri e nessun decesso.

Ma la pubblicazione su The Lancet dello studio firmato da un professore di Harvard, Mandeep Mehra, aveva spinto l'Organizzazione mondiale della sanità a interrompere la sperimentazione sull'idrossiclorochina. La decisione dell'Oms aveva a sua volta indotto le agenzie del farmaco di Italia e Francia a sospendere l'autorizzazione all'uso del farmaco antimalarico.

Ma dopo una lettera scritta a The Lancet da 120 ricercatori di tutto il mondo, che metteva in discussione la validità dello studio e chiedeva «di rendere disponibili le valutazioni (peer review) che hanno portato all'accettazione di questo manoscritto per la pubblicazione», la rivista è stata costretta a fare un passo indietro. Il 3 giugno The Lancet ha pubblicato una «manifestazione di preoccupazione», in cui promette un immediato «controllo indipendente sulla provenienza e la validità dei dati». E l'Oms ha ripreso la sperimentazione.

Dottor Mangiagalli, perché era perplesso su questo studio?

«Perché nessuno dei medici che in Italia ha utilizzato sul territorio la clorochina ha verificato la presenza di effetti collaterali gravi a livello a livello cardiaco e tanto meno un aumento della mortalità. E parliamo di migliaia di casi: oltre a noi di Milano, a usare sul territorio la clorochina c'è l'oncologo dell'ospedale di Piacenza Luigi Cavanna, che portava la clorochina a domicilio dei pazienti, i colleghi del modello Alessandria e molti altri medici che hanno utilizzato singolarmente questo schema. Per non citare di tutti gli ospedali che lo hanno usato estensivamente, in maniera pressoché totale, a partire dal Sant'Orsola di Bologna, dove il professor Pierluigi Viale suggeriva di somministrare "clorochina a nastro"».

Però lei un dubbio lo aveva avanzato, dicendo che la clorochina costa troppo poco e non genera alcun tipo di profitti.

«È vero, tanto che la stessa Sanofi, la multinazionale francese che lo produce, non si è mossa in modo aggressivo per promuovere il suo farmaco».

Forse era più redditizio, per Big Pharma, puntare sul vaccino o su nuovi farmaci da vendere a caro prezzo?

«In effetti, se la pandemia si risolvesse con un farmaco a bassissimo costo usato su larga scala in fase precoce, tutta l'organizzazione sanitaria e farmaceutica che ruota intorno al Covid rischierebbe di incepparsi. E i potenziali profitti multimiliardari (che molti vagheggiano e che la Borsa premia) andrebbero in fumo».

Ma com'è possibile che The Lancet sia caduto in una trappola, peraltro così grossolana?

«Faccio fatica a credere che una rivista con quasi due secoli di storia, finora considerata la Bibbia dei ricercatori, sia potuta cadere in una trappola. A questo livello non è mai successo. Non dimentichiamo, poi, che lo studio era firmato da un professore di Harvard. Eppure è vero che ha utilizzato una metodologia di raccolta dei dati molto discutibile, basata esclusivamente sull'intelligenza artificiale».

E se non è stata una trappola, che cos'è stata?

«Non lo so... A onor del vero, per quanto possa sembrare incredibile, temo anch'io che dietro quest'operazione possa esserci la manina di qualcuno. Non so se interessato a promuovere la raccolta dei big data attraverso l'intelligenza artificiale o se interessato a estromettere dal gioco un farmaco così "pericoloso" per chi vorrebbe lucrare sulla pandemia come la clorochina».

Certo è che, grazie a questo studio, la clorochina è stata vietata in tanti altri Paesi, a partire dall'Italia.

«Non so cosa dire. Certo è che anche noi medici che la abbiamo utilizzata, abbiamo subito pressioni affinché riconsiderassimo la nostra scelta terapeutica. Per non parlare dell'ostracismo anche da parte dei media».

Il fatto che il presidente Donald Trump la sostenga può aver giocato un ruolo?

«Probabilmente sì. Attraverso la povera idrossiclorochina è partita una guerra politica contro la rielezione di Trump. Perché questo è quello che sta succedendo».

Una guerra che è anche mediatica.

«Soprattutto mediatica. Come conclusione, direi che troppe cose non tornano. Stiamo parlando di un farmaco che usiamo da 30 anni senza nessun problema, che costa poco, che è disponibile in tutti i cinque continenti, che non ha mai fatto morti. Eppure è finito nell'occhio di un ciclone di una guerra anche politica».

Voi Medici in prima linea volete riprendere a prescrivere la clorochina?

«Sì. Abbiamo scritto a The Lancet e al presidente Sergio Mattarella per raccontare la nostra esperienza. E poi abbiamo mandato all'Agenzia del farmaco e al Ministero della salute una richiesta di revoca del provvedimento di sospensione dell'uiltizzo dell'idrossiclorochina. Perché vogliamo poter tornare a curare i nostri malati di Covid, come abbiamo fatto prima che questo studio ci fermasse».

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Elisabetta Burba