sinopharma vaccino cinese covid
(Ansa)
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Salute

«Sono un volontario di Sinopharm, il vaccino cinese che, per me, funziona»

Nei giorni in cui si sollevano dubbi sull'efficacia del vaccino cinese un medico italiano, residente a Abu Dhabi ci racconta la sua esperienza, di volontario nella fase di sperimentazione

Nell'estate del 2020, mentre in Italia si acquistavano i banchi a rotelle, il governo degli Emirati arabi uniti dava vita a una joint venture con il colosso farmaceutico cinese Sinopharm, allo scopo di sperimentare il vaccino nel Paese del Golfo e ottenere quindi, nei mesi successivi, un maggior numero di preparati per l'immunizzazione di massa: si gettavano le basi per quella che sarebbe poi diventata una delle campagne vaccinali più virtuose ed efficaci del mondo.

Il dottor Massimo Cristaldi, milanese, da molti anni chirurgo presso l'Harley Street Medical Centre di Abu Dhabi, nel luglio 2020 decideva quindi di diventare un "volontario" nella sperimentazione del vaccino cinese Sinopharm, che aveva già superato le prime due fasi di trial e doveva iniziare la terza.

Dottor Cristaldi, com'è avvenuto il "reclutamento"?

«Nel giugno dell'anno scorso, il governo degli EAU studiava già la possibilità di intraprendere uno studio sui vaccini, che in prospettiva gli potesse permettere di ottenere –una volta approvato e messo in produzione- dosi di farmaco in quantità numerosa e molto velocemente. Allora, gli unici vaccini già in sperimentazione erano quelli cinesi. Il governo ha quindi dato vita a una joint venture tra G42, la principale azienda tecnologica con sede ad Abu Dhabi e Sinopharm CNBG, una delle più grandi aziende farmaceutiche del mondo. La compagnia, che agisce sotto l'egida del governo Emiratino, ha quindi lanciato un reclutamento per trovare circa 40.000 volontari. In meno di due mesi il reclutamento dei volontari e' stato completato. Io ero tra questi. Ho fatto il vaccino ,in due somministrazioni fra Luglio e Agosto 2020».




Ha avuto effetti collaterali?

«Assolutamente no. Il Sinopharm è un vaccino molto sicuro in generale, e sicurissimo dal punto di vista degli effetti collaterali. Sembra, dai dati disponibili, proteggere con efficacia dalla malattia grave, mentre sembra interferire marginalmente sulla trasmissibilità. Questo puo' anche essere il motivo per cui in questo paese, in cui si fanno una media superiore ai 200 mila PCR test al giorno, si identificano positivi anche tra i vaccinati, ma la stragrande maggioranza di questi non hanno sintomi o se li hanno sono molto leggeri».

Il funzionamento del vaccino Sinopharm è simile a quello AstraZeneca?

«No, il Sinopharm e' un vaccino basato su un Coronavirus inattivato, come quelli attualmente disponibili per l'influenza. E' un vaccino classico. Il vaccino AZ è invece basato su un vettore virale diverso dal COVID, generalmente un virus innocuo come un Adenovirus, su cui viene innestata una sequenza del Coronavirus che è in grado di stimolare la risposta immunitaria nei confronti del COVID stesso. Una sorta di cavallo di Troia. Il vaccino AZ utilizza la stessa tecnologia dello Sputnik e J&J mentre Pfizer e Moderna utilizzano la tecnologia basata sulla trascrizione dell'RNA messaggero per codificare una proteina del COVID che stimola così la risposta immunitaria dell'individuo vaccinato nei confronti del virus. Un fatto che sembra adesso abbastanza evidente è che i virus come AZ o Pfizer producano una risposta immunitaria più alta rispetto ai vaccini basati su virus inattivati come Sinopharm. Questo spiegherebbe la maggiore efficacia anche nella fase di trasmissibilità che questi vaccini hanno sui vaccini tradizionali basati su virus inattivati».

La Cina però ha ammesso proprio pochi giorni fa i propri vaccini, soprattutto il Sinovac, non sono proprio il massimo in quanto a efficacia, e che probabilmente bisognerà pensare a un piano B, ricorrendo magari a vaccini a mRna. Questa dichiarazione, secondo lei, è sorprendente?

«Assolutamente no. Basta fare un passo indietro per capire e interpretare i dati correttamente. La tecnologia basata su virus inattivati o virus vivi attenuati è quella su cui si basano i vaccini come l'influenza. Questi vaccini hanno un'efficacia che varia, ma che negli scenari migliori si posiziona al 60%. I virus a RNA messaggero sono basati su una grande scommessa, che per Pfizer e Moderna sembra sia stata vinta, e che ha alzato l'efficacia di questi sieri a livelli intorno al 90%. Quindi per essere chiari, il vaccino Sinopharm ha una efficacia minore perché questo si ottiene con la tecnologia utilizzata, mentre i nuovi sieri sono più efficaci. Questo nessuno lo sapeva fino a pochi mesi fa. Avrebbe anche potuto essere il contrario».

Quindi dire che i vaccini prodotti in Cina non funzionano non è scientificamente corretto?

«Esatto. Semplicemente la loro efficacia è in linea con quella di precedenti vaccini sviluppati con questa tecnologia, che adesso sappiamo essere inferiore a quelli sviluppata con le nuove tecnologie. Questi vaccini servono eccome!»

Cosa pensa dell'idea di mixare i vaccini per aumentarne l'efficacia? Lei si farebbe vaccinare con due vaccini diversi?

«Direi di no. Non vedo la logica di mixare vaccini diversi e magari con meccanismi diversi. No, non mi sembra una cosa che alcun scienziato rispettabile si sentirebbe di raccomandare basandosi su dati che di fatto non esistono».

Il 28 marzo, in base a un accordo tra Cina e UAE, si è stabilito inoltre che gli Emirati saranno il primo Paese estero a produrre in proprio il vaccino Sinopharm, la cui produzione partirà già dalla fine dell'anno. Questo porterà enormi vantaggi di approvigionamento, e conferma la bontà dell'intuizione originaria: stringere accordi con i produttori in modo da assicurarsi più dosi possibili e addirittura la possibilità di produrre dosi. Gli altri Paesi, l'Italia in primis, dovrebbero prendere esempio?

«Essere in grado di produrre un vaccino vuole dire essere potenzialmente in grado di produrre tanti vaccini e rappresenta un passo strategico molto significativo, specialmente per un paese come gli Emirati aperto al futuro e lanciato verso nuove tecnologie e innovazione. Questo per il paese è una mossa importante, che conferisce una posizione di leader globali in questo settore. Gli Emirati hanno una leadership molto ambiziosa, non vogliono solo partecipare ma vogliono giocare per vincere».

Tornando alla cronistoria: dopo due mesi dall'inizio della sperimentazione, il 14 settembre il governo emiratino approvava l'uso emergenziale del Sinopharm.

«Esatto. È stato subito utilizzato per medici e lavoratori in prima linea: poi da ottobre si è cominciato a utilizzarlo per "public use" e il 3 novembre lo sceicco Mohammed bin Rashid al-Maktoum ruler di Dubai e Primo Ministro degli Emirati, ha annunciato di essersi vaccinato, e questo ha dato molta fiducia alla popolazione residente, che i primi di dicembre, quando Sinopharm ha ottenuto la piena approvazione delle autorità regolatori ha aderito immediatamente alla campagna di vaccinazione. Ora la percentuale di vaccinati con due dosi, in EAU è di circa il 50% della popolazione essendo state inoculate 9.100.000 dose su una popolazione attorno a 9 milioni di persone. Considerando che la popolazione di età inferiore ai 16 anni, età a cui si può accedere al vaccino è circa 1.4 milioni, in realta' la percentuale della popolazione adulta già vaccinata è molto più alta»

Come mai la Cina ha cercato i volontari per la sperimentazione altrove, e non l'ha condotta all'interno del Paese?

«Perché in Cina, in estate, la circolazione del virus era già molto modesta. Per avviare una sperimentazione efficace servono luoghi dove il virus sia presente in maniera cospicua. Gli Emirati quindi hanno colto l'occasione e hanno messo in atto la strategia di istituire la joint-venture per poter entrare negli studi e quindi poter poi ottenere dei benefici sul numero dei vaccini a disposizione della popolazione. A oggi abbiamo avuto 500.000 casi testati positivi, non c'è stata grande circolazione nemmeno qui, però certo più della Cina. In agosto, quando la sperimentazione negli EAU era già in corso, Sinopharm ha iniziato i trial anche in Marocco, Perù, Giordania ed Egitto».

Se avesse potuto scegliere, quale vaccino avrebbe sperimentato su di sé?

«Se avessi potuto, essendo per natura avventuroso e desideroso di conoscere e sperimentare le novità in campo farmaceutico, mi sarei senza dubbio "buttato" su quelli a mRNA, perché sono vaccini incredibilmente innovativi dal punto di vista biotecnologico: sono grandissime scoperte che porteranno grandi avanzamenti anche per altre patologie. Sono comunque convinto che il vaccino andrà ripetuto, periodicamente con degli aggiornamenti per le più comuni sulle varianti virali».

Negli Emirati c'è una grande comunità italiana, per la quale lei è un punto di riferimento. Ha iniziato a scrivere di vaccini sui suoi canali social e molti nostri compatrioti che hanno deciso di vaccinarsi con Sinopharm l'hanno fatto grazie alle sue informazioni.

«Ho ritenuto corretto fare la mia parte, nel dare tutte le informazioni affinché le persone potessero scegliere responsabilmente. Devo dire che tantissimi italiani hanno aderito subito alla campagna di vaccinazione, già in dicembre, considerandolo un grande privilegio. Specialmente se rapportato ai tempi previsti in Italia. Anche persone molto giovani 30-40enni hanno potuto vaccinarsi subito, mentre nel nostro Paese d'origine quelle fasce d'età dovranno magari aspettare l'estate».

Pensa che gli Emirati daranno la possibilità anche agli stranieri i non residenti di recarsi a fare il vaccino a Dubai o Abu-Dhabi?

«Penso che una volta immunizzata la stragrande maggioranza della popolazione, gli Emirati non si lasceranno sfuggire questa occasione. Specialmente Dubai, che vive di turismo e che ha tutto l'interesse di attirare il maggio numero di viaggiatori, anche in vista di Expo, che inizierà i primi di ottobre».

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