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Salute

Se la bulimia ruba (anche) il sorriso

E’ stato attivato all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano un centro odontoiatrico che si occupa della prevenzione e del trattamento dei danni al sorriso causati dai disturbi dell’alimentazione: è il primo in Italia

Una malattia che ruba la vita, il benessere, la socialità, ma anche il sorriso. Non molti sanno che la bulimia nervosa, patologia così sottovalutata fino a poco tempo fa, è in grado anche -oltre a tutti i danni fisici che ben conosciamo e che la rendono un vero e proprio problema di salute pubblico - di danneggiare gravemente i denti, fino a causare l’impossibilità di sorridere, masticare correttamente, a volte addirittura parlare in maniera comprensibile.

Da pochi giorni, però, è attivo il primo centro odontoiatrico in Italia a occuparsi della prevenzione e del trattamento dei danni al sorriso causati dai disturbi dell’alimentazione e della nutrizione: è stato avviato all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano dalla dottoressa Clotilde Austoni, Odontoiatra Specialista in Chirurgia Odontostomatologica, in accordo e in collaborazione con il professor Enrico Gherlone, Direttore dell’Odontoiatria dello stesso nosocomio.

Il suo nome ufficiale è CORED (Centre of Oral Rehabilitation of Eating Disorders) ed è in funzione dal 5 settembre: “Da diversi anni mi occupo di usura dentale e mi sono resa conto di quanto poco conosciuti siano i danni al sorriso causati dai disturbi dell’alimentazione” spiega Austoni “La maggior parte delle persone che soffrono di bulimia nervosa non conosce i risvolti che questa può avere sui denti né le modalità con cui è possibile fare prevenzione o intervenire qualora i danni siano già presenti. Per questo ho sostenuto con determinazione un progetto che offrisse un punto di riferimento in Italia per questi pazienti”.

Un punto di riferimento con grandi potenzialità di aiuto e supporto, dato che secondo i numeri del Ministero della Salute in Italia negli ultimi tre anni (2019-2022) il numero di persone che soffrono di disturbi dell’alimentazione è più che raddoppiato: oggi sono tre milioni - pari al 5% della popolazione nazionale - di cui il 95% sono donne. L’età di esordio si è abbassata - il 30% della popolazione ammalata è sotto i 14 anni - ed è stato rilevato un incremento degli accessi ai servizi da parte della popolazione maschile. Tutto questo, a fronte di pochi servizi e poche strutture deputate ad aiutare questi malati: nel nostro Paese infatti i centri dedicati alla cura dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (denominati DNA) sono 126, di cui 63 al Nord, 26 nelle regioni del centro e 40 nel Sud e isole: “La situazione è molto peggiorata dopo la pandemia da Covid “continua Austoni “e ogni anno riscontriamo 12 nuovi casi su 100.000 persone: parliamo solo di popolazione femminile. Sono numeri elevati, e molto preoccupanti, dato che l’età dell’esordio è scesa fino ad arrivare a 10-12 anni. Occorre quindi un approccio forte e multidisciplinare”.

E se è chiaro che, nelle fasi acute della malattia, i pazienti hanno altro a cui pensare, dato che combattono una patologia che nei casi più gravi può condurre anche alla morte, è indubbio che occorra pensare anche al futuro: “Nell’arco di una malattia che molto spesso impiega tantissimo tempo a essere debellata e curata” spiega ancora la dottoressa “se non si ha modo di prevenire i gravi danni ai denti, poi si rischia di arrivare troppo tardi, quando sono ormai irreparabili”.

Ma perché la bulimia nervosa ha questo impatto così deflagrante sulla nostra bocca? C’entra il vomito ovviamente, che causa la perdita dell’equilibrio del ph: la bulimia, di per sé, ha infatti la caratteristica di portare a episodi di grandi abbuffate ai quali seguono meccanismi compensatori. Tra questi meccanismi il principale è, appunto, il vomito autoindotto: ogni volta che si vomita, i succhi gastrici che provengono dallo stomaco e arrivano alla bocca corrodono con la loro acidità lo smalto dei nostri denti, che si consumano: “I denti sono composti di più strati” continua Austoni “Quello esterno, bianco, è lo smalto: sotto c’è la dentina, che è gialla ed è innervata. Se il dente si consuma fino ad esporre lo strato sottostante, e non si interviene immediatamente, per prima cosa aumenta la sensibilità dentale: significa che iniziamo a provare dolore quando mangiamo o beviamo cibi freddi o caldi. Ma si arriva anche, nei casi più gravi, a non riuscire a parlare facilmente perché anche solo il passaggio dell’aria crea dolore”.

Va da sé che più i denti si assottigliano, più diventano fragili, provocando una compromissione funzionale ed estetica: i sorrisi delle persone che soffrono di bulimia appaiono poco gradevoli, spenti, grigi, gialli.

E il fatto di avere un sorriso così cambiato, che appare invecchiato, ha un forte impatto psicologico ed emotivo in chi già, proprio perché malato di disturbi dell’alimentazione, ha forti problemi proprio di autostima: quest’ultima peggiora drasticamente, quindi si sorride meno, e il circolo vizioso viene ulteriormente alimentato.

Le terapie messe in atto dal Cored sia per la prevenzione che per il trattamento, però, sono efficaci e poco invasive: “Innanzitutto, per prevenire i danni, cerchiamo di contrastare l’acidità che provochiamo artificialmente nella nostra bocca ogni volta che induciamo il vomito” conclude la dottoressa Austoni “con protocolli di re-mineralizzazione, applicando sui denti una serie di gel e mousse che possono anche essere inseriti all’interno di mascherine fatte su misura: le stesse si possono utilizzare durante gli episodi di vomito come una protezione agli attacchi degli acidi. Per il trattamento, invece, facciamo uno studio della dentatura e progettiamo il nuovo sorriso ricostruendo il volume perso, dente per dente, facendo poi una simulazione del possibile risultato cosi che il paziente possa vedersi. Una volta che il progetto è approvato sia funzionalmente che esteticamente, andiamo a restaurare i denti, con procedure sempre leggere, senza mai limare o estrarre i denti, e senza anestesie”.

Alla fine, il paziente si guarda allo specchio e sorride: come prima, anche meglio di prima. Ed è un piccolo passo verso la guarigione.

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