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Riforma costituzionale: cosa cambia

Senato, referendum, iter legislativo, tutte le novità approvate oggi alla Camera e al centro dello scontro politico tra maggioranza e Forza Italia

La Camera ha approvato in seconda lettura le riforme costituzionali, che ora tornano in Senato. Su 489 presenti, i voti favorevoli sono stati 357, i contrari 125 e sette gli astenuti. Il Movimento 5 stelle non ha partecipato al voto, Forza Italia ha votato contro. Il provvedimento torna ora all'esame del Senato dove dovranno essere approvate solo le modifiche recenti. Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi dichiara nel suo tweet che il Paese ora sarà "più semplice e giusto".

Si avvicina così la fine del bicameralismo perfetto. Ma cosa cambia realmente? Ve lo spieghiamo in queste poche slide che sintetizzano come sta per essere modificata la nostra costituzione.

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Superamento del bicameralismo paritario

Il nuovo Senato diventerà organo di rappresentanza delle istituzioni territoriali e si occuperà soprattutto di fare da raccordo tra lo Stato le regioni e i comuni. Per essere approvate, le leggi non dovranno più avere l'ok di entrambe le camere allo stesso testo. Il Senato potrà esprimere un voto su alcuni argomenti e solo pareri su altri, ma alla fine l'ultima parola ce l'avrà sempre la Camera. Il nuovo Senato non potrà più votare la fiducia al governo ma manterrà il potere di voto su legge di bilancio, riforme costituzionali, leggi costituzionali, leggi sui referendum popolari, leggi elettorali degli enti locali, diritto di famiglia, matrimonio e salute e ratifiche dei trattati internazionali. Avrà inoltre la possibilità di esprimere proposte di modifica anche sulle leggi che esulano dalle sue competenze.

Riduzione del numero dei parlamentari

I senatori che siederanno a Palazzo Madama passeranno dagli attuali 315 a 100 e non saranno più eletti direttamente dai cittadini ma con un'elezione cosiddetta di “secondo grado”. 74 saranno consiglieri regionali scelti dai consigli regionali con metodo proporzionale, 21 sindaci scelti, uno a testa, dalle regioni tra quelli dei propri comuni, 5 verranno nominati dal presidente della Repubblica tra personaggi illustri. La ripartizione dei seggi tra le varie Regioni avverrà "in proporzione alla loro popolazione" ma nessuna Regione potrà avere meno di due senatori. I 5 senatori di nomina presidenziale resteranno in carica 7 anni non rinnovabili. Tutti gli altri per la durata delle istituzioni territoriali nelle quali sono stati eletti.

Contenimento dei costi

I consiglieri regionali e i sindaci che verranno eletti al Senato non riceveranno nessuna indennità, per un risparmio annuo di oltre 50 milioni di euro che potrebbe arrivare a mezzo miliardo con l'unificazione degli uffici di Camera e Senato e altre modifiche non meglio specificate.

Più poteri al governo

Se da una parte le regole per emettere i decreti legge diventeranno più rigide (dovendo “recare misure di immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo”), dall'altra i provvedimenti governativi ritenuti essenziali dovranno essere votati dalla Camera entro il termine tassativo di 70 giorni (prorogabili per non oltre 15 giorni), passati i quali il provvedimento sarà posto in votazione senza modifiche, articolo per articolo e con votazione finale.

Cancellazione delle province e del CNEL

La riforma prevede che vengano soppresse le previsioni costituzionali relative alle province, quale ente costitutivo della Repubblica, e del CNEL. In compenso regioni e città metropolitane saranno dotate di autonomia fiscale.

Addio alla competenza concorrente tra Stato e Regioni

Verrà cancellata la competenza concorrente tra Stato e Regioni e sarà il primo a delimitare la sua competenza esclusiva in particolare su: tutela e promozione della concorrenza; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; norme sul procedimento amministrativo e sulla disciplina giuridica del lavoro pubblico; disposizioni generali per la tutela della salute; sicurezza alimentare; tutela e sicurezza del lavoro, nonché le politiche attive del lavoro; l'ordinamento scolastico, l'istruzione universitaria e la programmazione strategica della ricerca scientifica e tecnologica. Su proposta del governo, lo Stato potrà comunque intervenire anche in ambiti non di sua esclusiva competenza quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale. 

Esame preventivo di costituzionalità

Aumentano anche i poteri della Corte Costituzionale, che potrà intervenire, sempre su richiesta, con un giudizio preventivo sulle leggi che regolano elezioni di Camera e Senato. La Consulta dovrà pronunciarsi entro un mese, mentre la richiesta va fatta da almeno un terzo dei componenti della Camera.


Elezione del presidente della Repubblica

Spariscono i delegati regionali e si modifica il quorum. Nei primi quattro scrutini sarà necessario il quorum dei due terzi, dal quinto all'ottavo dei tre quinti, mentre dopo l'ottavo scrutinio sarà sufficiente la maggioranza assoluta.

Referendum

Per presentare richiesta di referendum propositivo o di indirizzo saranno necessarie 150mila firme, per quelli abrogativi 500mila (o 5 consigli regionali). Per quanto riguarda il quorum, la proposta sarà approvata se avrà partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto o se, avanzata da 800mila elettori, la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati, e se sarà raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi.

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