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Omicidio Abanoud, il governo rilancia sulla sicurezza nelle scuole: «Metal detector mobili per fermare i coltelli»

Omicidio Abanoud, il governo rilancia sulla sicurezza nelle scuole: «Metal detector mobili per fermare i coltelli»

L’uccisione del diciottenne Abanoud Youssef, accoltellato a morte nell’istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia, ha sollevato l’emergenza sulla sicurezza nelle scuole. Valditara conferma l’«utilizzo dei metal detector» negli istituti scolastici «d’intesa con il prefetto»

L’omicidio del diciottenne Abanoud Youssef, avvenuto tra le mura dell’istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia, ha acceso i riflettori sul tema della sicurezza nelle scuole. Il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, ha ribadito anche oggi la volontà di usare i metal detector per impedire l’ingresso dei coltelli negli istituti scolastici.

I metal detector mobili

«Il primo elemento», ha sottolineato il ministro, è «favorire l’inclusione dei ragazzi più fragili». A ciò si aggiunge «la necessità di difendere la comunità scolastica, studenti, docenti e personale Ata». Ed è in questo contesto che Valditara ha chiarito che «in alcune scuole, laddove la comunità scolastica, attraverso il preside, ritenga necessario controllare che i ragazzi non portino a scuola coltelli» verrà consentito «l’utilizzo di metal detector d’intesa con il prefetto». Valditara ha raccontato di averne già parlato con il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Entrando nello specifico dei metal detector, ha precisato che «sarebbero mobili». Infatti, non si starebbe pensando «a postazioni fisse» quanto piuttosto a «delle misure che potrebbero essere non tutti i giorni», ma che «avrebbero un effetto fortemente dissuasivo».

L’importanza del «piano culturale ed educativo»

Piantedosi, qualche giorno fa, è intervenuto sull’uccisione del diciottenne, sostenendo che si debba riflettere su «come sia possibile che dei ragazzi a scuola regolino i propri conti attraverso l’utilizzo di coltelli portandoseli da casa». Per il ministro dell’Interno la questione non può essere affrontata solo pensando ai «sistemi di sicurezza» e ai «sistemi di prevenzione tradizionali».  Sarebbe dunque necessario un intervento che riguardi anche «il piano culturale ed educativo», sollecitando «il senso di responsabilità e i valori di riferimento».

Le misure in arrivo e l’appello all’unità

Valditara, nel rassicurare la famiglia di Abanoud Youssef, ha precisato che «tutto quello che le istituzioni dovranno fare, sarà fatto». E a tal proposito ha spiegato: «ho voluto rassicurare» i familiari «che noi stiamo approntando delle misureparticolarmente severe che coinvolgono tra l’altro anche l’acquisto e il porto di armiimproprie come in questo caso di coltelli e voglio anche sottolineare che su questo noi non dobbiamo dividerci, perché le esigenze di sicurezza non devono essere viste dal punto di vista ideologico».

«Subito una legge»

I familiari del ragazzo ucciso a scuola con un coltello chiedono «una legge prima che ci siano altre vittime, non domani, non dopo tre-quattro vittime», ma «subito». «La vittima non è una, le vittime sono cinque: tutta la famiglia, la mamma sta morendo di dolore». Dopo aver incontrato ieri Valditara, lo zio di Abanoud ha dichiarato: «Ci hanno detto che stanno lavorando e che ci sarà un intervento rapido del governo per applicare la giustizia adesso ma anche per evitare che ci siano altri episodi del genere».

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