Renzi e le elezioni anticipate: perché è possibile
ANSA/ VALERIA ABIS
Renzi e le elezioni anticipate: perché è possibile
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Renzi e le elezioni anticipate: perché è possibile

Unico obbligo: concordare con le opposizioni la nuova legge elettorale (cosa non facile). Ma i tempi potrebbero essere giusti

Renzi è un gran giocatore d’azzardo, di quelli che calcolano il rischio. Un professionista. Conosce le proprie carte, sa come giocarle, quando bluffare e con chi. Un tattico e combattente senza scrupoli. Ed è proprio per questo che ha una marcia (politica) in più. Ed è per questo che forse per la prima volta dopo decenni, potrebbe stupire tutti innescando il conto alla rovescia verso le elezioni anticipate. Una vecchia regola vuole che chi governa non cerchi il voto prima del tempo. Si resta aggrappati alla poltrona, non si fa il salto nel buio. Ma il bravo giocatore di poker sa quanto può tirare la corda, fino a quando rilanciare e quando è il momento di "vedere" (sarebbe stato più difficile, probabilmente, defenestrare Berlusconi se si fosse andati al voto all’indomani del lancio della statuina in Piazza Duomo, momento che ha coinciso con l’apice di popolarità per il Cavaliere. Ma Berlusconi non l’ha fatto, bruciandosi invece al fuoco lento alimentato da troppi nemici).

Oggi Renzi gode di un consenso vasto e in crescita, salvo saltuarie battute d’arresto, un consenso che gli ha procurato nelle ultime elezioni europee un’investitura di oltre il 40 per cento dei voti e un’apertura di credito che gli ha consentito di fare battaglie considerate impopolari per il segretario del principale partito del centrosinistra (come  l’abolizione dell’art. 18).

Fino a un certo punto, è sembrato a molti che il rallentamento sulla nuova legge elettorale servisse a Renzi per darsi una prospettiva di governo oltre l’emergenza. Adesso, trovare un accordo sulla riforma elettorale diventa decisivo se Matteo vuol tenere aperta la porta del voto anticipato, mentre le elezioni prima del tempo sicuramente non converrebbero al centrodestra (né al governativo NCD di Angelino Alfano al governo) che faticosamente si sta ricostruendo dopo l’affondo politico-giudiziario-europeo contro il suo leader, Berlusconi.

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I segnali di collaborazione tra Renzi e il M5S sulle nomine alla Corte Costituzionale e al Csm, e in commissione parlamentare sulla responsabilità civile dei magistrati, potrebbero esser propedeutiche a una convergenza Renzi-Grillo sul nome del successore di Napolitano al Quirinale. È questo il vero spauracchio per Berlusconi. Un incubo.

Il "Patto del Nazareno" tra lui e Renzi, come ogni patto politico, è scritto nella sabbia, è soggetto alle maree. Le trasformazioni nel Movimento 5 Stelle e le divisioni interne a Forza Italia, insieme all’ascesa di Matteo Salvini candidato alla leadership del centrodestra, rendono meno preziosa per Renzi l’alleanza con Berlusconi. Certo, smentire quel patto comporta rischi per Matteo. Ma ancor di più per Berlusconi, che sarebbe costretto a cambiare, rimodulare il modo di fare opposizione, da soft (“responsabile”) a implacabile e incalzante. Sui temi soprattutto economici.

Berlusconi, ancora una volta, appare sotto scacco dopo che era riuscito con il Patto del Nazareno a riconquistare il centro della scena politica. E Renzi gioca pericolosamente lo stravecchio gioco democristian-andreottiano del “doppio forno”. Ci sono tutte le condizioni perché si torni presto al voto, ma per farlo Renzi deve concordare con le opposizioni (non soltanto Forza Italia ma Movimento 5 Stelle e la Lega) la nuova legge elettorale. Le carte le ha lui in mano, può distribuirle come gli conviene. Finché dura la “luna di miele” con gli italiani. Storia già vista.         

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