Si chiama Arctic Endurance l’esercitazione militare condotta dalla Danimarca in Groenlandia quest’anno, motivo per il quale anche altre nazioni stanno spostando personale militare nella regione. Le richieste di Trump, dalla proposta di acquisto alle dichiarazioni passate per ripetute minacce alla sovranità di quel territorio, hanno spinto anche il Canada a dispiegare personale di pianificazione militare in varie località, a partire da Nuuk. Washington non vorrebbe soltanto che la Groenlandia passasse sotto la sovranità di un alleato della Nato, bensì disporne in piena proprietà, così è stata alimentata una tensione tra alleati che su molti giornali finisce per far perdere di vista il punto fondamentale della questione: la presenza crescente di russi e cinesi in una regione troppo vicina all’Occidente perché ciò avvenga senza un controllo o una limitazione. Tuttavia Arctic Endurance sta per cominciare ed è per questo che il 15 gennaio Francia, Germania e Svezia hanno inviato personale militare in Groenlandia. A fare che cosa è presto detto: per dimostrare la necessaria prontezza militare contro una qualsiasi minaccia di annessione unilaterale dell’isola, indipendentemente da chi sia ritenuto “l’invasore”. Nessuno può impedire a un gruppo di nazioni di organizzare un tale evento, tuttavia anche il nostro ministro della Difesa Guido Crosetto ha ribadito la necessità che questa esercitazione sia svolta con un coordinamento da parte della Nato. La vicenda per ora vede impegnate poche decine di soldati, precisamente 13 tedeschi, 15 francesi e 3 svedesi. Così l’unico messaggio che a Trump è quindi che alcune nazioni alleate hanno deciso di fare un’esercitazione senza gli Usa. Arriveranno altri militari, ovviamente, da Regno Unito, Norvegia, Finlandia e Paesi Bassi, ma il tutto durerà da oggi a sabato. Poi tutti a casa. Fare prove di schieramento significa installare centri di comando e controllo, reti di collegamento, simulare attacchi e reazioni, quindi smontare tutto e tornare alle proprie basi La decisione era stata presa dopo l’incontro tra le autorità groenlandesi, danesi e statunitensi a Washington sulla futura gestione dell’isola, un incontro dagli esiti tutt’altro che positivi, tanto che il ministro degli Esteri danese, Lars Løkke Rasmussen, aveva dichiarato che non era stato raggiunto alcun accordo concreto. E certo questi giochi di guerra non potranno cambiare l’idea dell’amministrazione Trump. Motivando la presenza, per quanto simbolica, di truppe del proprio paese, il presidente francese Emmanuel Macron aveva detto che la Francia deve «stare al fianco di uno stato sovrano per proteggere il suo territorio», appunto la Danimarca, e haannunciato che nei prossimi giorni avrebbe mandato altre forze terrestri, marittime e aeree, ma senza specificare quante. Ad arrivare da Parigi a Nuuk sono invece stati i primi diplomatici, poiché il 6 febbraio aprirà il primo consolato francese in Groenlandia, ufficio che gestirà la presenza dei circa venti cittadini francesi che abitano lì in modo permanente. Tanto per dare l’idea della popolazione che vive nella regione, sono poco più di 58.000 persone, un decimo dei cittadini della Provincia di Monza e Brianza. L’Italia ha rifiutato l’invito a partecipare e lo stesso ministro Crosetto ha detto: “Cosa fanno cento, duecento o trecento soldati di qualunque nazionalità? Sembra l’inizio di una barzelletta. Non è una gara a chi manda i militari in giro per il mondo, il nostro è un atteggiamento razionale”. Come l’Italia anche la Polonia, il cui primo ministro Donald Tusk ha avvertito che un intervento militare degli Usa in Groenlandia sarebbe “un disastro. un conflitto o un tentativo di prendere il controllo del territorio di un paese membro della Nato da parte di un altro stato membro sarebbe la fine del mondo come lo conosciamo”.

Tre giorni in Groenlandia per un gruppo di militari mandati a dimostrare di potersi schierare, collegare e coordinare, poi tutti a casa. Questo lo scopo dell’esercitazione “anti Trump” promossa dagli stati europei. Ecco perché l’Italia e la Polonia non ci saranno