Politica

Le scissioni della sinistra: da Renzi al Pci

Storia di quello che era il più grande partito comunista d'Europa ora ridotto in mille pezzi da scissioni e divisioni

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Barbara Massaro

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C'era una volta la sinistra in Italia. Una sola sinistra: prima della scissione di Renzi, del bicameralismo di D'Alema, di Prodi, Fassino e Veltroni c'era LA sinistra.

Quando nel 1921 Antonio Gramsci fondò il Partito Comunista Italiano (il Pci, il più grande partito comunista dell'Europa occidentale) non poteva immaginare quello che, in meno di un secolo, i suoi "discepoli" sarebbero stati in grado di combinare alla sua creatura tra scissioni e divisioni di idee, personaggi, temi e dinamiche in una caleidoscopica quantità di sfumature che a guardarle tutte insieme di rosso non hanno più nulla.

2019 - La scissione di Matteo Renzi e la nascita di Italia Viva

E sicuramente Antonio Gramsci non avrebbe mai immaginato che un giorno i figli dei figli dei suoi figli avrebbero abbandonato il gruppo politico d'appartenenza... Via Whatsapp. Cosa direbbe un Berlinguer a Matteo Renzi, artefice della prima scissione social della storia della politica italiana? 

"Me ne vado senza rancore - ha twittato nella notte tra lunedì 16 settembre e martedì 17 - il Pd è stata la mia casa per tanti anni, Zingaretti è un amico, me ne vado in allegria". E così uno dietro l'altro i suoi fedelissioni hanno - letteralmente - "abbandonato il gruppo" come si esce con un clic dalla chat della scuola del figlio e da quella della grigliata di Pasquetta. Ma il fantasma dell'orgoglio politico della neo-sinistra all'acqua di rose mette agli atti della storia la social scissione dell'ex segretario Piddino.

Renzi, dunque, se ne è andato determinando la riscrittura della geografia politica della sinistra da nord a sud sia in Parlamento che all'interno delle amministrazioni locali. Sono giorni di fibrillazione e di tensione tra chi vuole restare attaccato alla propria poltrona e chi sposa la causa del Matteo ribelle.

Dall'interno dei Palazzi si tenta di fermare la diaspora, mentre i fuoriusciti portano acqua al nuovo multino tutto da inventare.

La nuova creatura politica che ammicca alla sinistra, ma che brama identità propria si chiamerà Italia Viva e cercherà di unire "le anime riformiste della sinistra". Renzi scommette su di una nuova Leopolda che sia "un'esplosione di proposte" e garantisce appoggio esterno al governo Conte bis. Al momento sono solo una trentina i parlamentari che lo stanno seguendo nella sua nuova avventura, ma l'ex segretario del PD pare deciso ad andare avanti sulla via scissionista della sinistra masochista che ha caratterizzato la storia politica dell'Italia del dopoguerra.

Riavvolgendo il nastro a ritroso bisogna tornare alla nascita dei DS, esito del fallimento dell'esperienza dell'Ulivo, per trovare un precendente storico analogo.

1998 - Nascono i Democratici di sinistra

Proprio dall'esperienza dell'Ulivo e nella consapevolezza che tutte le anime della sinistra avrebbero avuto bisogno di convergere in un unico contenitore per avere più forza politica era infatti nata l'idea di fondare i Democratici di Sinistra.

Si trattava del progetto di creare un unico partito di sinistra sul modello dei gradi partiti laburisti europei. Massimo D'Alema (nel frattempo succeduto a Prodi a Palazzo Chigi a causa della crisi di governo dovuto alla fine del sostegno esterno del PRC alla maggioranza) venne eletto presidente e primo segretario fu Walter Veltroni. A lui, nel 2001, succedette Piero Fassino rimasto in carica fino allo scioglimento dei DS nel 2007. L'ideologia era quella socialdemocratica e riformista, il sogno era quello di creare un unico soggetto politico capace di racchiudere le sinistre italiane. Più che un sogno, un'utopia. 

1996 - L'Ulivo e i Comunisti italiani

Tornando ancora indietro col calendario si balza al 1996 quando dopo due anni di berlusconismo la sinistra ha avuto di nuovo occasione d'imporsi come maggioranza politica del paese. Lo ha fatto attraverso l'Ulivo ovvero il raggruppamento di forze riformiste moderatamente di sinistra e liberali teorizzato da Romano Prodi. E' stata la prima volta che ex DC ed ex Comunisti hanno corso insieme.

Il centrosinistra nel 1996 ha conquistato la maggioranza e Romano Prodi è stato nominato Premier. Rifondazione Comunista, però, decise di fornire solo appoggio esterno alla maggioranza determinando un insanabile strappo tra ex comunisti e riformisti moderati.

Cossutta e i suoi non hanno potuto accettare la svolta centrista di PRC e se ne sono andati dando vita all'esperienza dei Comunisti Italiani il cui primo segretario è stato lo stesso Cossutta seguito da Oliviero Diliberto nel 2000. I temi erano quelli della bandiera rossa, dell'internazionale socialista, della lotta di classe e della rivoluzione operaia. Intorno ai Comunisti italiani si sono uniti i delusi dal moderatismo di Bertinotti.

1994 - "I progressisti"

Già in precedenza le anime moderate e post comuniste della sinistra avevano avuto modo di scontrarsi. Era il 1994. Anno di elezioni politiche importanti. Il primo appuntamento elettorale dopo lo scioglimento del PCI.

In campo le due forze maggiori della sinistra erano il PDS e il PRC che, insieme a Verdi, socialisti e partiti minori decisero di unire le forze e di presentarsi come I Progressisti nel tentativo di battere la neonata coalizione di centro destra guidata da Silvio Berlusconi. Non ce l'hanno fatta, ma il progetto de I Progressisti sarà alla base di quello che poi sarà l'esperimento politico de L'Ulivo.

A causa della sconfitta politica entrambe le segreterie (PDS e PRC) subirono uno scossone e Massimo D'Alema succedette ad Achille Occhetto, mentre un riottoso Cossutta lasciò la poltrona a Fausto Bertinotti.

1991 - Lo spartiacque

Proprio Cossutta era stato già in precedenza fautore di un'altra e più importante scissione, quella post comunista. Era il 1991. Mentre infatti Occhetto e i moderati della nuova sinistra erano in cerca d'identità fondando il Partito Democratico della Sinistra (PDS) i nostalgici della falce e martello avevano seguito Armando Cossutta fondatore del Partito della Rifondazione Comunista in cui erano confluite tutte le correnti e le posizioni più a sinistra della sinistra come Democrazia Proletaria e Partito Comunista d'Italia. L'idea era proprio quella di opporsi allo sciogliento del PCI e quindi a tutte le posizioni moderate e centriste che avrebbe potuto assumere la sinistra. 

Il Partito Comunista Italiano

E per ritrovare la sinistra davvero unita bisogna tornare al Partito Comunista italiano: uno e indivisibile. Il PCd'I, il braccio politico della resistenza antifascista; il cuore rosso della nascita della Repubblica, il luogo in cui Palmiro Togliatti ha avuto modo di realizzare quella collaborazione con i moderati (anche cattolici) in nome della Repubblica.

Anche quando De Gasperi ha deciso di estromettere le sinistre dal Governo il PCI è stato capace di fare opposizione, anzi è stato in grado di fare quel capolavoro politico del compromesso storico con la DC.

Certo, allora il segretario era Enrico Berlinguer, mica Matteo Renzi. Berlinguer, però, è morto prima di vedere la caduta del Muro di Berlino e la fine dei grandi comunismi europei e su quella sedia, mentre il concetto stesso di comunismo si sgretolava davanti all'evidenza della storia, sedeva Achille Occhetto che non ha potuto che prenderne atto e, nel 1991, ha sciolto il PCI. E da lì sono iniziati quei guai della sinistra sempre più a brandelli e frammentata in una costellazione di "compagni parliamone" con talmente tanti argomenti che dicono tutto e il contrario di tutto da aver completamente snaturato il concetto stesso di sinistra storica. 

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