Politica

A Salvini non conviene divorziare dai grillini adesso

Perché il leader della Lega farebbe bene a non far crollare oggi il Governo

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Augusto Minzolini

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Il bivio per Matteo Salvini si fa sempre più stretto, più problematico, tra le esigenze tattiche e gli obiettivi strategici: il leader della Lega vorrebbe continuare per un certo periodo a sostenere il governo gialloverde, che permette di lucrare consensi sul piano elettorale ("I 5 Stelle li ho sottomessi, con loro faccio quello che voglio"); sull'altro versante, però, ha paura che la parabola negativa di Di Maio investa alla fine anche il Carroccio. "Dobbiamo andare avanti il più possibile con quest'alleanza" sono i ragionamenti a cui si lascia andare il leader leghista secondo i suoi consiglieri più fidati ma dobbiamo staccarci prima di essere trascinati anche noi nel gorgo".

Fino a qualche settimana fa il "time limit" più probabile erano le elezioni europee: lo schema immaginato da Salvini era quello di aspettare lo stravolgimento degli equilibri nel Parlamento di Strasburgo, sotto la spinta elettorale dell'avanzata sovranista-populista, prima di riaprire i giochi in Italia. Solo che gli ultimi avvenimenti hanno creato le premesse per cui l'avvitamento della crisi grillina potrebbe subire un'accelerata: la sceneggiata sul condono fiscale; la tempesta sullo spreade le liti di Di Maio con il governatore della Bce, Mario Draghi; la commedia sul Tap; lo scontro tra Salvini e il sindaco Raggi sul governo di Roma; il "revanchismo" contro le banche, che ha creato una divaricazione con la Lega; il tentativo del vicepremier pentastellato di dire no alla Tav per sedare la rivolta della base grillina per il sì al Tap; l'insofferenza dell'anima grillina più ortodossa verso le campagne salviniane su immigrazione e sicurezza. Sono tutte questioni che dimostrano come nella politica 5 Stelle ci sia una sorta di ritorno ad un'ideologia minore, basata sulle parole d'ordine arcaiche della sinistra del '900.

Argomenti e comportamenti che finiscono per aumentare la distanza con la Lega e il suo elettorato. E i problemi aumenteranno. Ad esempio, saranno resi pubblici i primi dati sull'effetto negativo del decreto dignità sul mercato del lavoro, fortissimamente voluto da Di Maio e osteggiato dagli imprenditori del Nord vicini alla Lega: tra agosto e settembre c'è stata una diminuzione del 20 per cento dei contratti a tempo determinato, a cui non è corrisposto un aumento di quelli a tempo indeterminato. Elementi che potrebbero determinare un logoramento del consenso verso la maggioranza gialloverde che già viene segnalato dai sondaggi: dopo la confusione e le polemiche della scorsa settimana emerge, secondo Alessandra Ghisleri, che i 5 Stelle hanno perso7 punti rispetto al 33 per cento delle politiche del 4 marzo. Le intemperie sullo spread hanno fatto perdere a Salvini in una settimana due punti di gradimento e a Di Maio addirittura 4. Insomma, nell'orientamento degli italiani torna a pesare il tema che è sempre stato la bussola delle politiche di Silvio Berlusconi e ne ha determinato le fortune: i timori per il risparmio, la sicurezza sul piano economico. In altre parole il portafoglio, croce e delizia dei cittadini.

Il tourbillon che le politiche dell'attuale governo si sta portando dietro sulla previdenza come sui mercati, infatti, sta precipitando un parte dell'elettorato in uno stato ansiogeno: il 60,7 per cento degli italiani ha paura per i propri depositi bancari. Un dato che non può non far meditare. Il primo a riflettere è proprio Salvini, sulla spinta dell'anima della Lega più vicina agli interessi economici del Nord. "Io dei grillini" è la confessione che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ha fatto a più di qualcuno "ne ho piene le tasche". Ecco perché qualcuno ha cominciato a calcolare i tempi per un possibile divorzio con Di Maio e compagni. Partendo da un presupposto, che Salvini non è dispostoa mettere in discussione: "Dopo questo governo ci sono solo le elezioni. Io andrò a Palazzo Chigi solo dopo essere passato per un successo nelle urne e sull'onda di un'investitura popolare. Non farò certo lo stesso errore di Renzi".

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