Risultati (e danni) del Governo Prodi

L'inizio del primo governo Prodi, la caduta, la rielezione e oggi a pochi passi dal Colle - lo speciale sul Quirinale - chi è Prodi - la fotostoria -

Romano Prodi ad un'assemblea (Credits: ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Sabino Labia

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“Far nascere il governo di centro-sinistra con la fiducia o con l’astensione, questo si vedrà e poi di influenzare l’azione di governo, non istante per istante, ma programmaticamente”.

E’ il 22 aprile 1996, le urne sono ancora calde dall’esito delle votazioni, e già la coalizione di centrosinistra scricchiola. Fausto Bertinotti, infatti, presenta subito il conto a Romano Prodi convocando una conferenza stampa e snocciolando un decalogo come contropartita della desistenza elettorale.

Questo è solo un esempio delle esperienze del professore a Palazzo Chigi. In entrambe le occasioni ha dovuto fare i conti, non con gli avversari, ma con chi lo aveva voluto alla guida del centrosinistra.

Nel 1996 si votava in una sola giornata, il 21 aprile. Il risultato fu: Ulivo 42%, Polo delle Libertà 40%. Risultato storico; per la prima volta gli eredi del partito comunista entravano dalla porta principale nelle stanze del potere. Ma, come abbiamo visto, cominciano subito i problemi e non sono solo quelli legati al leader di Rifondazione. Tra i vari esponenti del Pds si scatena la rissa: Veltroni contro D’Alema, D’Alema contro Prodi, tutti contro tutti. Bisogna organizzare il mercato delle vacche e il mercato dei vitelli (terminologie utilizzate nella Prima Repubblica per definire rispettivamente le assegnazioni dei ministeri e dei sottosegretari).

Il Ppi cerca di alzare la voce e il Pds, dal canto suo, fa la voce grossa. Il governo nasce il 17 maggio 1996: 20 ministri, 9 viceministri e 41 sottosegretari (totale 70 membri). Alla Camera dei Deputati ottiene la fiducia il 31 maggio con 322 voti a favore e 299 contrari. Resta in carica 887 giorni. Tra i decreti che si ricordano c’è la missione militare in Albania approvata con i voti del centrodestra e senza quelli di Rifondazione.

Il 17 novembre l’esecutivo comincia a perdere i pezzi, si dimette Antonio Di Pietro che occupava il dicastero dei Lavori Pubblici. A marzo del ’97 verrà varato il pacchetto lavoro del ministro Tiziano Treu con tutta la serie di contratti atipici. Il 9 ottobre del ’97, come conseguenza di un amore mai nato, Rifondazione Comunista annuncia che staccherà la spina votando contro la manovra finanziaria.  Risultato: 313 voti contrari e 312 a favore.

Secondo i tanti retroscenisti dietro il fallimento della prima esperienza prodiana si nascondevano D’Alema e Cossiga che tramavano per portare il primo a Palazzo Chigi cosa che poi, guarda caso, si verificherà puntualmente.

Il centrosinistra senza il professore non riesce a decollare e così viene riproposto nel 2006. Il risultato elettorale fa presagire nuovamente una vita breve. Si ritorna a votare in due giorni e per la prima volta c’è a far compagnia agli italiani il Porcellum, la nuova legge elettorale. L’esito è 49,8% per il centrosinistra e 49,7% per il centrodestra. In termini di voti la differenza è: 25.000 voti, 0,006%; a questi bisogna aggiungere i senatori a vita.

La composizione dell’esecutivo è veramente eterogenea, per usare un eufemismo, oltre al presidente del Consiglio ci sono: 25 ministri, 10 viceministri e 66 sottosegretari (totale 102 membri) record assoluto della storia repubblicana, battuto di una lunghezza il settimo e ultimo governo Andreotti del 1991. Tutti in coro annunciano: “questa volta dureremo cinque anni”. Le ultime parole famose. Passa soltanto un anno e mezzo e il secondo tentativo del centrosinistra termina malamente.

Nei venti mesi di durata del mandato verrà utilizzato il voto di fiducia per 28 volte, anche questo un record. La Borsa di Milano sarà l’unica a perdere rispetto agli altri mercati internazionali: l’8,3%. Per trovare un altro dato negativo bisogna andare a Parigi che perde solo lo 0,1% mentre Francoforte vola al 20%.

La permanenza a Palazzo Chigi di Prodi è dal 17 maggio 2006 al 6 maggio 2008. Ma quello che forse si ricorderà sarà la drammatica seduta a Palazzo Madama del 24 gennaio 2008 quando gli italiani dovettero assistere a uno dei peggiori spettacoli della storia parlamentare;  tra insulti, sputa e urla c’era chi sventolava fette di mortadella e stappava bottiglie di prosecco. I voti a favore furono 158 e i contrari 161.

A complottare questa volta sono Clemente Mastella e Walter Veltroni, con il secondo che decide di candidarsi alla guida del partito democratico. Poi ci sono i due senatori, Fernando Rossi e Franco Turigliatto, il primo di Comunisti Italiani e il secondo di Rifondazione Comunista, che in più di un’occasione avevano votato contro il loro stesso governo; come il 21 febbraio 2007 quando si votava sulla linea di politica estera proposta da Massimo D’Alema, in quella occasione Prodi rassegnerà per la prima volta le dimissioni respinte dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Ma sarà solo questione di tempo perché Rossi e Turigliatto rifaranno il tentativo a gennaio 2008 e questa volta per Prodi non ci sarà nulla da fare.

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