gelmini ronzulli
(Ansa)
gelmini ronzulli
Politica

Le liti dentro Forza Italia che fanno male a tutti

Gelmini contro Ronzulli, nomine a sorpresa, tensioni mai nascoste ma che esplodono mentre il paese e soprattutto il nord chiedono al partito di Berlusconi ben altro

«Divisioni fisiologiche in ogni partito, soprattutto a fine legislatura…». Per raccontare il weekend nero di Forza Italia partiamo dalle dichiarazioni con cui, bontà sua, il coordinatore nazionale, Antonio Tajani, ha cercato di mettere una toppa ad una buco che sembra più una falla in una nave pronta a finire del tutto sott’acqua.

La vicenda in realtà comincia due giorni fa ed è cosa nota. Un cronista de Il Foglio ad un evento dedicato al sud ascolta e registra lo sfogo di Mariastella Gelmini proprio con Tajani; sfogo che ha al centro la collega di partito, Licia Ronzulli: «Lei porterà il partito allo sfascio… colpisce tutti quelli vicino a me… C’è un odio nei miei confronti…Un giorno Antonio sarai costretto anche tu a decidere…».

Parole al vetriolo, non smentite dalla diretta interessata, che hanno scatenato l’immediata reazione di Berlusconi. Nel pomeriggio da Arcore arrivava la comunicazione della nomina di Licia Ronzulli a coordinatore di FI in Lombardia, al posto di Massimiliano Salini, uomo proprio della Gelmini. Apriti cielo.

Ad essere onesti bisogna dire che il leader (unico) di Forza Italia aveva già in programma la sostituzione di Salini ma la rapidità della decisione e soprattutto la scelta della sostituta (che non ne sapeva nulla) trovata al di fuori della lista dei nomi che circolava da qualche giorno è un vero e proprio segnale a tutto il partito: «Licia non si tocca», è il messaggio di Berlusconi. Questa la sintesi del weekend.

Giorni in cui in realtà non c’è molto di nuovo se non la pesantezza delle parole ed il fatto che certi dissapori non siano stati tenuti sotto traccia (anche se esistono da anni) ma siano diventati cosa di dominio pubblico; resta poi sempre valida la domanda sul cosa renda la Ronzulli così antipatica ad alcune sue compagne di partito, cioè quanto sia antipatia reale o semplice invidia verso la persona più vicina di tutti al Capo.

Ma c’è un danno, non collaterale, che questa diatriba porta con sé ed è il fatto che la gente, l’elettore (tanto per intenderci) queste cose non solo non le capisce, soprattutto non gli interessano. E, tendenzialmente, un partito diviso da anime interne e questioni personali non lo vota.

Forza Italia, da quando è cominciata la crisi della Lega ed il sorpasso di Fratelli d’Italia nei rapporti di forza all’interno del centrodestra ha provato a porsi come vertice del polo moderato, molto vicino a Draghi, europeista ed atlantista convinta. Ma i sondaggi dopo un inizio incoraggiante, non l’hanno più premiata. La soglia psicologica del 10% pare lontana ed inarrivabile. Si galleggia quindi, come dimostrerebbe anche un sondaggio raccolto da Affaritaliani.it e legato ai voti nella sola Lombardia e dove (dopo il calo della Lega ed il volo della Meloni che dal 4% passerebbe al 18%) il partito degli azzurri sarebbe attorno al 10%, più o meno come prima.

Non sappiamo come finirà la diatriba Ronzulli-Gelmini. Ma sappiamo che la Lombardia, e comunque il popolo del nord, il centro del mondo produttivo italiano, vuole sentire parlare di taglio delle tasse (che invece rischiano di crescere ancora), di taglio del cuneo fiscale, ed è terrorizzato dall’inflazione, dai danni della guerra. dal caro bollette. Un popolo che alla politica ed ai politici chiede sono questo: risposte e fatti sconcreti, non liti da condominio.

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