Politica

Quelle lezioni (in malafede) contro il nazionalismo

Il sovranismo viene descritto come l'anticamera di xenofobia e razzismo, oltre che come causa di ogni negatività. Ma chi vuole ricacciarlo nel passato sbaglia

populismo populista populisti

Marcello Veneziani

-

Ma davvero volete farci credere che il guaio principale del nostro tempo, in Italia, in Europa e nel mondo, sia il nazionalismo? Da Angela Merkel a Emmanuel Macron, da George Soros a Sergio Mattarella, dal Collettivo Media e Intellettuali Uniformati fino ai cantanti e persino agli astrofisici, tutti additano il nazionalismo come il male principale da debellare, anzi la causa di tutti i mali presenti.

L’astrofisico Rovelli ha scoperto nel nazionalismo un buco nero senza eguali nell’universo... Prima ancora d’interrogarci sul nazionalismo, la sua esistenza e la sua consistenza, passiamo in breve rassegna le piaghe principali del momento e chiediamoci se hanno qualche relazione col nazionalismo.

Le piaghe contemporanee, sconnesse dal nazionalismo

Per cominciare, credete che la crisi economica mondiale e nazionale che viviamo da anni, l’espansione del debito, il buco nero della finanza, la disoccupazione e le nuove povertà, abbiano qualche rapporto con il nazionalismo o non siano piuttosto il frutto di governi, politiche, scelte economiche di segno opposto?

Pensate che la corruzione delle classi dirigenti, la loro diffusa inadeguatezza, cecità e incapacità di guidare e rappresentare gli interessi reali dei popoli, l’abisso tra governati e governanti, tra le istituzioni e i cittadini, siano figli del nazionalismo o piuttosto dei partiti, regimi, modelli politici opposti che hanno finora dominato l’Italia, l’Europa e la globalizzazione?

Credete che il degrado della vita pubblica, dei nostri centri storici, della cultura e dell’educazione dei popoli, le emergenze ambientali, la crisi delle famiglie, del lavoro e del sud, le violenze sessuali, le ingiustizie sociali siano scaturiti dai nazionalismi o piuttosto siano il frutto di processi, mentalità, governi, ideologie, modelli permissivi che nulla hanno a che vedere con il nazionalismo?

Pensate che il declino di Paesi come l’Italia, dove i morti superano i nati, i vecchi superano i giovani, siano un prodotto del nazionalismo o piuttosto di una complessa involuzione delle nostre società in cui tutto c’era meno che il nazionalismo? 

Egoismo, dittatura del presente, rifiuto di ogni proiezione nel futuro, senso di decadenza, orizzonte globale di consumi... O all’opposto, la bomba demografica nel Sud del mondo, gli effetti collaterali della globalizzazione a ogni livello, pensate che abbiano qualche nesso col nazionalismo? E i disagi, le insicurezze, il caos scaturiti dai flussi incontrollati di immigrati clandestini, sono stati provocati o favoriti dal nazionalismo o il contrario, semmai il nazionalismo è invocato – a torto o ragione, ognuno poi dirà la sua – come rimedio per arginare, controllare, respingere tali flussi?

Perché i nazionalismi sono di altre epoche

Il malessere delle nostre società e dei nostri tempi non ha alcuna relazione col nazionalismo. E nemmeno con la religione, additata come causa complementare di tutti i guai. Via, non prendiamoci in giro. Se l’Europa di 70 anni fa, come voi dite, voltò le spalle al nazionalismo vuol dire che il nostro presente non è figlio del nazionalismo. Chiediamoci piuttosto se quel che sta delineandosi in tutto il mondo sotto le ali del populismo, del leaderismo e del sovranismo si possa definire davvero nazionalismo, salvo poi espandere la memoria del nazionalismo fino a farla confluire nel nazismo e nel razzismo.

I nazionalismi in realtà appartengono a epoche che non sono più la nostra, hanno avuto una ragion d’essere in un tempo e in una situazione ancora denotata da nazioni e imperi in via di decomposizione, avevano come antagoniste le nazioni rivali, non certo il sistema globale, vagheggiavano primati oggi improponibili. I nazionalismi nascevano sull’orlo di guerre annunciate o patite; aderivano a società coese, sulla via della modernizzazione ma ancora fortemente legate alla loro storia; presupponevano società giovani ed espansive, in cui i problemi non erano quelli nostri di società vecchie e sulla difensiva.

I nazionalismi avevano alle spalle fior di culture interventiste e classi sociali in ascesa, i populismi d’oggi sorgono invece sul collasso delle culture, sulla dissoluzione delle classi. I nazionalismi sorsero nell’epoca della «nazionalizzazione delle masse», mentre noi viviamo nell’epoca della globalizzazione delle masse ridotte allo stato molecolare, cioè atomi, individui. Il nazionalismo ebbe una sua storia e sue ragioni, ma il nostro è un altro tempo, ha altri problemi e altre prospettive. 

Le tre esigenze a cui risponde il sovranismo

Il sovranismo risponde a tre esigenze del nostro tempo: ritrova la centralità dei popoli rispetto alle oligarchie dominanti, come democrazia comanda; ripropone la decisione sovrana, il primato della politica, rispetto alla finanza e alla tecnica, all’impotenza e all’inconcludenza degli apparati rispetto ai processi in corso.

Protegge le identità, i confini, le economie e le culture locali, dall’assedio dei potentati sovranazionali dall’alto, dalle concorrenze mondiali dai fianchi e dei flussi migratori dal basso. È uno scenario diverso rispetto all’epoca dei nazionalismi. Ora, si può pure ritenere che il sovranismo con i suoi tratti populisti sia una risposta sbagliata o inadeguata, che semplifica troppo e non è in grado di risolvere i problemi o se ne risolve alcuni e ne genera altri. Ma non si può ricacciarlo nel passato, imparentarlo ai vecchi spettri del Novecento (salvo uno, il più grande, il comunismo che è sparito come se fosse mai esistito) e poi concludere che il male di oggi sia il nazionalismo, compiendo un’opera gigantesca di distorsione e distrazione. Altro che fake news, siamo al «Falso Globale».

 Infine, un’osservazione: perché sovranismo o amor patrio devono tradursi per forza in nazionalismo, xenofobia, razzismo? E perché nessuno traduce la globalizzazione in comunismo o, all’opposto, in sfruttamento capitalista? Perché dobbiamo giudicare il primo fenomeno attraverso le sue degenerazioni e il secondo resta immacolato da ogni applicazione storica e contaminazione fattuale e ideologica? Domina il manicheismo e il Racconto Ufficiale appare scritto da malpensanti in malafede.  

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Saviano: i segreti di una star

I guadagni, le relazioni che contano, le donne. Inchiesta sullo scrittore che ha costruito un mito di se stesso

Panorama: La Chiesa dell'omertà | in edicola

Nel numero in uscita mercoledì 21 novembre un'inchiesta su decine di abusi sessuali messi a tacere

Esclusiva Panorama e La Verità, Caso Sangalli: l'accusatrice ed il bacio con il Dg Rivolta

La donna aveva smentito la relazione ma le foto di Panorama in edicola mercoledì lo provano

Vi prometto un "Panorama" tutto nuovo

Il primo editoriale del neo editore e direttore di Panorama, Maurizio Belpietro

Commenti