Storace, l'ultimo ras del Lazio

Ascesa, caduta e resurrezione dell'ultimo governatore fedele alla memoria fascista

Francesco Storace (Credits: Carotenuto/Imagoeconomica)

Claudia Daconto

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Alla fine ce l'ha fatta. Da ieri Francesco Storace, 54 anni, originario di Cassino (Frosinone), una vita in bilico tra politica e giornalismo, è il candidato del centrodestra alle elezioni regionali del Lazio di fine febbraio quando si voterà in contemporanea anche per le politiche. Dopo settimane di indecisioni e ripensamenti, l'annuncio ufficiale è arrivato dallo staff di Silvio Berlusconi sul profilo Twitter della campagna elettorale 2013.

Un annuncio che ha liberato il leader de La Destra dalla graticola su cui resisteva dal 9 dicembre scorso quando, davanti a una platea di mille persone radunate in un teatro romano (c'era anche Donna Assunta Almirante), aveva ufficializzato la propria intenzione a riprendersi quella poltrona che a suo avviso gli sarebbe stata scippata a 15 giorni dalle regionali del 2005, vinte da Piero Marrazzo, a causa dell'accusa, rivelatasi falsa, di spionaggio politico ai danni dello stesso Marrazzo e di Alessandra Mussolini che oggi, a sorpresa, si esprime in un clamoroso endorsment  a favore del suo ex nemico giurato.

Il Lazio è la regione che ho governato e che mi è stata sottratta da un'inchiesta esplosa a 15 giorni dal voto – ci spiegò lui stesso al termine della kermesse al Teatro Olimpico - sette anni dopo sono stato riconosciuto innocente e, insomma, c'è anche la voglia di farsi restituire il maltolto”.

E' evidente che Storace, con questa candidatura, voglia chiudere un cerchio e scrollarsi di dosso il fango del Laziogate – spiega Ugo Maria Tassinari, giornalista esperto di destra radicale e autore del blog FascinAzione - in fondo nelle sue scelte c'è sempre stato molto di umorale”.

Primo segretario del Fronte della Gioventù dopo la strage di Acca Larentia del  7 gennaio 1978 in cui furono uccisi tre giovani attivisti, Storace, è sempre stato l'emblema del militante di base puro.

“Storicamente sono fascista – disse di sé – politicamente di destra”.

Famoso per l'abilità nel “fregare i compagni” coprendogli tutti i manifesti appena attaccati sui muri di Roma con quelli del Fronte,  quasi si commuove nel rievocare oggi gli appostamenti, le fughe di notte in motorino, la trepidante attesa di leggere sulle facce degli avversari lo stupore della mattina dopo.

Una volta, per colpa di questo suo talento, ci stava quasi per rimettere la vita. Gli spararono, infatti, proprio mentre attacchinava davanti alla sezione dell'Msi di Acca Larentia, zona Appio Tuscolano, Roma Sud, una delle più calde della Capitale in quegli anni.

A scuola con la chiave inglese, militò nella destra romana di Michele Marchio. Camerati che si incontravano in osteria e nel Movimento Sociale Italiano ed erano chiamati “la destra dei semplici”, in aperto contrasto con il principio aristocratico della “destra destra”.

A differenza del sindaco di Roma Gianni Alemanno, con cui condivise la militanza, e che man mano si è avvicinato agli ambienti cattolici e dei poteri forti – spiega Tassinari - Francesco Storace è ancora percepito dai suoi come uno fedele all'identità e alla memoria fascista. È dell'ultimo lui, infatti, a realizzare, con cinque anni di anticipo, quello che adesso tentano di fare, con l'operazione Fratelli d'Italia, Ignazio La Russa e Giorgia Meloni: costruire attraverso La Destra il polo identitario contro l'annacquamento della memoria post fascista”.

Entrò la prima volta in in Parlamento nel 1994 grazie a Silvio Berlusconi con cui, in realtà, non ha mai rotto nei rapporti personali. Nemmeno quando, nel 2008, gli si oppose candidando come presidente del Consiglio Daniela Santanchè, lo fece in realtà solo perché Gianfranco Fini aveva imposto un veto assoluto sul suo nome e il Cavaliere aveva deciso di accontentarlo.

Un veto imposto nonostante gran parte del successo politico del presidente della Camera possa essere attribuito alle capacità comunicative dello stesso Francesco Storace che, quando Fini arrivò al vertice del Msi dopo le dimissioni di Rauti, ne divenne il capacissimo e creativissimo portavoce.

Il voltafaccia del 2008 Storace se lo lega al dito e avverte Berlusconi: “Stai attento, Fini tradirà te come ha tradito noi”. Così fu.

Sulle ragioni che portarono allo strappo tra i due Tassinari avanza un'ipotesi:  “Tra coloro che concorsero a creare il buco nella sanità laziale all'epoca della presidenza di Storace, da intercettazioni telefoniche risulta esserci anche la ex moglie di Fini, Daniela Di Sotto, che, pur non avendo nessun titolo, riesce ad ottenere diversi appalti. Fini viene messo in imbarazzo dall'affarismo della moglie e ne ritiene in qualche modo responsabile lo stesso Storace il quale, a sua volta, si ritiene danneggiato. E' in quel momento che si consuma lo strappo tra Fini e il suo ex portavoce”.

Negli ultimi due anni e mezzo è stato consigliere regionale di maggioranza al fianco di Renata Polverini che ha difeso a spada tratta nelle settimane dello scandalo sui fondi regionali. Ha promesso di voler fare pulizia, di tagliare auto blu, vitalizi e privilegi. Anche se qualcuno ricorda che Franco Fiorito, l'ex capogruppo del Pdl accusato di aver sottratto dalle casse del suo gruppo circa 1 milione e 200 mila euro, fu uno dei suoi pupilli, "una sua creatura".

Oggi Silvio Berlusconi, sondaggi alla mano (Francesco Storace è al 33,5%, davanti al giudice Simonetta Matone (32,3%) e  a Beatrice Lorenzin (20%), decide di puntate sul suo ex ministro della Salute - lo fu per un anno, tra il 2005 e il 2006 prima di dimettersi proprio a seguito del rinvio a giudizio nel processo Laziogate - investendolo del ruolo di candidato di tutto il centrodestra per il Lazio.

I maggiorenti del partito, tra cui i suoi vecchi amici Gianni Alemanno e Andrea Augello, che gli hanno remato contro fino all'ultimo, dovranno fare buon visto a cattivo gioco e rassegnarsi ad assistere al drenaggio di voti dal Pdl a La Destra e alla cessione di almeno un seggio al Senato.

L'obbiettivo dichiarato di Storace è quello di “rovinare la festa a Zingaretti”. Anche ammesso che non si riesca a strappargli la vittoria, per lui è ancora possibile sfiorare il pareggio e condizionare ogni futura decisione sulla Regione.

Come finirà? “La visibilità mediatica è uno dei principali strumenti di vittoria – spiega ancora Tassinari – e in questo momento Storace ne ha moltissima. Il distacco tra lui e Zingaretti è oggi di soli di due punti percentuali. Alla fine sarà decisivo il risultato dell'Udc, che pescherà voti a destra e di Ingroia, che ne toglierà a Zingaretti. Tutto dipenderà da questo”.

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