Politica

La triste fiducia del Governo Conte-bis

I numeri, le facce, i sondaggi, la manovra ed i migranti. Al Senato tanti problemi e poche feste per l'esecutivo giallorosso

Governo: fiducia Conte al Senato

E alla fine il Governo Conte-bis ha ottenuto la fiducia al Senato con 169 voti a favore e già questo numero merita alcune riflessioni. Il primo esecutivo dell’avvocato del Popolo, quello con la Lega, aveva ottenuto 171 preferenze, due in più dell’attuale.

Secondo: tra i 169 si ci sono stati anche quelli di due senatori a vita (Segre e Cattaneo) che invece un anno fa non appoggiarono l’alleanza giallo verde; quindi i senatori diciamo di partito che oggi hanno dato il via libera all’esecutivo sono stati 167. Meno, e non di poco, del previsto; sono 9 i senatori dei partiti che compongono il nuovo Governo che per un motivo o per l’altro non hanno dato il loro voto: due gli astenuti, numerosi gli assenti (giustificati e non).

Una maggioranza quindi tutt’altro che solida e forte, e non solo nei numeri.

Perché questa due giorni parlamentare nelle camere ci ha raccontato molto altro. Con le facce dei protagonisti.

Conte è apparso meno sciolto e convincente delle settimane scorse. Di Maio non ha parlato, commentato, nemmeno una smorfia, anzi. La faccia era quella di uno che avrebbe voluto trovarsi da qualsiasi altra parte del mondo tranne che vicino al Presidente del Consiglio.

E poi pochi applausi dai banchi di senatori ed onorevoli e pochi festeggiamenti anche tra i componenti dell’esecutivo ala proclamazione dei risultati. Nel Movimento 5 Stelle si sa che a parte l’astensione dichiarata apertamente da Paragone sono numerosi quelli con il “mal di pancia” per l’alleanza con il nemico giurato, il Partito Democratico di Matteo Renzi. Insomma, poca voglia di fare festa perché anche a chi oggi, formalmente, ha vinto è chiara la natura a dir poco anomala di questa nuova fase politica.

A peggiorare il clima anche gli ultimi sondaggi che hanno confermato ancora una volta (il dato è stabile, da due settimane) come i favorevoli a questo governo tra gli elettori sono meno del 30% mentre il 55% è contrario. Anzi, l’ultima rivelazione (Eumetra per Mediaset) ci racconta che il 54% degli italiani pensa che questo Governo addirittura sia stato creato dai “poteri forti”.

Se questo è l’inizio c’è poco da stare allegri anche perché sulla riforma della giustizia e le concessioni autostradali i due alleati hanno cominciato a litigare ancor prima di cominciare.

Peggio è andata alla prima riunione di maggioranza, indetta per oggi alle 18.30 e dedicata a quella che è (alla faccia dei problemi dell’Italia) la vera priorità del Governo: la nuova legge elettorale, quel ritorno al proporzionale voluto giusto per creare ingovernabilità ed impedire il largo successo della Lega.

E’ infatti bastato che nel suo intervento a Palazzo Madama Salvini facesse sapere in diretta tv di questa riunione, smascherando le vere priorità dell’esecutivo giallorosso, che la riunione è stata rinviata.

Il tempo dei giochini però adesso è finito e per Conte comincia il difficile, cioè il lavoro vero. All’orizzonte una manovra di cui, a parte belle parole, non ci sono numeri e dettagli, c’è da evitare l’aumento dell’iva, da risolvere le questioni Alitalia ed Ilva, da gestire Quota 100, il Reddito di Cittadinanza, modificare o rinnegare il decreto sicurezza bis.

All’orizzonte soprattutto ci sono le prime due navi Ong cariche di migranti: che si fa? Porti chiusi o porti aperti? Giù la maschera…

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