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La corsa allo Spazio si decide in Lombardia: ecco dove nasce la tecnologia che sfida le superpotenze

La corsa allo Spazio si decide in Lombardia: ecco dove nasce la tecnologia che sfida le superpotenze

Dal Lombardia Aerospace Cluster a Leonardo: tutti i dati sul business da 6,3 miliardi che traina l’export e sfida i colossi della Space Economy mondiale.

La supremazia sullo scacchiere geopolitico si gioca sempre più oltre l’atmosfera terrestre. L’industria aerospaziale è diventata negli ultimi anni un asset strategico centrale nell’economia, specialmente di quei Paesi che ambiscono ad avere un ruolo da protagonisti nello scenario mondiale. Questo comparto ha un ruolo fondamentale nella generazione di nuove tecnologie, contribuendo in maniera significativa all’innovazione e alla crescita ben al di là dei confini settoriali sia attraverso meccanismi di diversificazione produttiva che attraverso flussi di conoscenza diretti ad altre attività.

L’Italia, con oltre 50 mila addetti e un fatturato che supera i 18 miliardi di euro, è al terzo posto nell’Unione europea per numero di imprese (circa 320), spicca nella progettazione, produzione di aeromobili, motori e componentistica, con attori chiave come Leonardo, Avio Aero e Thales Alenia Space. Un’eccellenza che ha il suo cuore in Lombardia, uno dei principali poli aerospaziali in Europa, con oltre 200 aziende, 21.800 dipendenti e un giro d’affari di circa 6,3 miliardi di euro. Il Lombardia Aerospace Cluster, associazione nata nel 2009 su iniziativa di 8 imprese del settore e Confindustria Varese, oggi conta anche 4 università e 2 centri di ricerca.

L’aerospazio lombardo e l’accelerazione dell’export nello scacchiere globale

Il distretto copre l’intera filiera, dagli elicotteri ai satelliti, e genera circa un quarto dell’export aerospaziale italiano (del valore di circa 8 miliardi nel 2025) pari a 2,9 miliardi di euro (il 50% in più del 2024). Stati Uniti (516 milioni), Regno Unito (305,5), Polonia (275,6), Arabia Saudita (154,1) e Norvegia (139,7) sono i mercati principali.

Varese è la provincia regina con 2,2 miliardi di export, il 75% del totale regionale. Segue il Milanese: 374,5 milioni, con il 115% in più del 2024 (174 milioni). Terza per valore assoluto è Bergamo con poco meno di 200 milioni: +77% negli ultimi 12 mesi (112 milioni a fine 2024).

Allargando lo sguardo emerge che le prime due province per crescita sono state invece Monza e Como. La Brianza è passata da 17 a 63 milioni, con un rimbalzo record dell’export del 256,9%. Primato di poco superiore al Lazio, che con un salto da 6 a quasi 22 milioni chiude il 2025 con un incremento simile: +237%.

Dalle storiche officine varesine alle piattaforme tecnologiche di Artemis

Proprio nel Varesotto si è sviluppata una delle tradizioni aeronautiche più antiche del Paese. All’inizio del Novecento, infatti, in queste zone nascevano le prime officine aeronautiche italiane come la Aermacchi e la SIAI-Marchetti. Questa eredità industriale è rimasta nel tempo e ancora oggi molte imprese del cluster lavorano su componenti elettronici, materials e sistemi satellitari, spesso come fornitori di grandi gruppi internazionali. La struttura del distretto è in gran parte composta da sigle piccole e medie, circa l’80% delle realtà del comparto regionale, insieme ai grandi player come Leonardo e Thales.

La filiera è organizzata attorno a due principali piattaforme industriali: ala rotante e ala fissa. La prima riguarda lo sviluppo e la produzione di elicotteri e dei relativi sottosistemi, mentre la seconda comprende velivoli utilizzati in ambito civile, militare e di addestramento. Accanto a queste attività opera una rete specializzata nella componentistica e nei sistemi, che include parti strutturali, componenti elettronici, avionica, lavorazioni meccaniche di precisione e servizi tecnici e ingegneristici. Bastano alcuni dati per capire il ruolo strategico di quest’area: 126 elicotteri sui 182 consegnati nel mondo sono nati a Vergiate. Varesini sono anche i 12 velivoli destinati all’Austria. A Nerviano, nel Milanese, presso la Leonardo Space Division, sono nati i pannelli fotovoltaici della capsula Orion per la missione Artemis II appena conclusa.

Milano e il suo hinterland sono un hub per lo sviluppo di satelliti scientifici e per l’osservazione della Terra. Tra le sigle di punta, OHB Italia ha guidato la realizzazione del satellite Prisma, mentre D-Orbit è leader nella logistica spaziale con i suoi ION Satellite Carrier. Il cluster lombardo ha una struttura ibrida che coinvolge attori istituzionali (Regione Lombardia, Confindustria, Politecnico di Milano) e grandi poli privati.

Questa configurazione permette un coordinamento efficace tra ricerca e industria. Inoltre, la Lombardia si distingue per la presenza di grandi integratori di sistema come Leonardo, che ha in regione importanti siti produttivi per avionica e robotica spaziale. Tali aspetti consentono alla filiera lombarda di coprire l’intero ciclo produttivo, dalla componentistica ai sistemi completi. La Regione, inoltre, è attiva nei programmi europei Horizon e GovSatCom.

Le nuove frontiere lunari e la necessità di una governance nazionale

«L’aerospaziale lombardo sta varcando tutte le frontiere» afferma Paolo Cerabolini, presidente del Lombardia Aerospace Cluster per il triennio 2025-2027. Poi spiega che elicotteri e aerei «rappresentano una nostra punta di diamante» e ricorda che «siamo in gara per i velivoli addestratori della marina militare americana». Quanto alle recenti missioni spaziali sottolinea che «il modulo di servizio che ha permesso la vita agli astronauti nella capsula ha anche la nostra firma». La “casa” sulla Luna avrà moduli costruiti a Torino, ma nell’elettronica di bordo ci sarà anche il contributo degli attori lombardi. «Non dimentichiamoci poi dei moduli cargo. Quelli realizzati per arrivare sulla Luna devono andare oltre l’orbita terrestre, quindi avere schermature ad hoc per resistere alle radiazioni. Le nostre aziende saranno protagoniste nella realizzazione di tutto questo».

Oltre alla Lombardia, anche Piemonte e Veneto si distinguono per il loro ruolo chiave nello sviluppo della space economy italiana. Il Distretto Aerospaziale Piemonte (DAP) conta oltre 90 gruppi e più di 35 mila addetti, e genera un fatturato superiore a 8 miliardi di euro. Qui troviamo player globali come Thales Alenia Space Italia e ALTEC, ma anche Pmi innovative come Argotec, specializzata in microsatelliti (vedere box a pagina 44). L’iniziativa della Città dell’Aerospazio di Torino è un polo tecnologico integrato che ospita laboratori di ricerca e incubatori per startup.

Dal 2021 è attivo l’ESA Business Incubation Centre (BIC) Turin, che supporta le nuove realtà della space economy con finanziamenti e assistenza tecnica. Il Piemonte è al centro di programmi europei strategici, come la costruzione del modulo HALO per la Lunar Gateway e la partecipazione alla costellazione IRIS². In Veneto, invece, la Rete Innovativa Regionale AIR, Aerospace Innovation and Research, con il Consorzio Spaziale e Cosmonautico (Co.Si. Mo) riuniscono oltre 60 imprese e centri di ricerca. Nel 2023, il comparto aerospaziale veneto ha generato un fatturato di 1,4 miliardi di euro (+27% rispetto all’anno precedente) e un export del 65%. Qui sono le specializzazioni di nicchia a farla da padrone. Officina Stellare è leader nella progettazione di sistemi ottici per satelliti e telescopi spaziali, mentre Qascom si occupa di cybersecurity e navigazione satellitare.

La presenza di tante realtà di tale calibro richiederebbe, però, una governance centrale che coordinasse le iniziative locali in modo da creare una filiera nazionale realmente competitiva a livello internazionale. Il fare squadra renderebbe più facile il supporto da parte delle istituzioni finanziarie, soprattutto investitori istituzionali privati. È un po’ il vulnus del sistema industriale italiano con tanti campioni sparsi, ma senza una regia in grado di ottimizzare le sinergie.

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