Difficile pensare a qualcosa di più lontano da Donald Trump degli hippie. Ma, si sa, il presidente americano non smette mai di stupire tanto da aver “contaminato” il proprio mandato con le sostanze psichedeliche rese famose negli anni Sessanta dai figli dei fiori. Lo scorso aprile, infatti, nello Studio Ovale, ha firmato l’ordine esecutivo “Accelerating medical treatments for serious mental illness”. Alle sue spalle, oltre i funzionari della Casa Bianca e il segretario della Salute, Robert F. Kennedy Jr, spiccava il popolarissimo podcaster Joe Rogan, forte sostenitore dell’uso di sostanze allucinogene a scopo curativo. L’autore di The Joe Rogan Experience ha raccontato di aver scritto a The Donald un messaggio a tal riguardo, ricevendo come risposta: «Bella idea. Volete l’approvazione della Fda? Procediamo». Detto, fatto.
L’ordine esecutivo parla chiaro: la crisi della salute mentale, che ogni anno miete migliaia di vittime tra i veterani di guerra – colpiti da sindrome da stress post-traumatico (Ptsd) – e i giovani americani sempre più fragili, non può più essere gestita con i farmaci tradizionali. Il decreto impone alla Food and drug administration di dare priorità assoluta alla revisione dei farmaci a base di psilocibina (il principio attivo dei funghi allucinogeni) e Mdma (la molecola dell’ecstasy), garantendo loro una “corsia preferenziale” per l’approvazione medica. Ma la vera protagonista dell’iniziativa è l’ibogaina, un potente alcaloide derivato da una radice africana, a cui sono stati destinati 50 milioni di dollari per la ricerca federale. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione statunitense è porre rimedio alla catastrofica dipendenza da oppiacei, una piaga che colpisce almeno 3 milioni di americani. Trump ha inoltre espanso il Right to Try (il diritto di provare), permettendo a pazienti disperati di accedere a queste terapie sperimentali senza attendere i tempi lunghi della burocrazia.
Trump e la svolta psichedelica contro la depressione
La mossa del tycoon non è un mero atto mediatico, ma l’inizio di una vera e propria rivoluzione che, di fatto, assesta un colpo alla “Guerra alle droghe” dichiarata da Richard Nixon nel 1971, trasformando alcune delle sostanze bandite e demonizzate nella nuova scommessa del venture capitalism. Oltre all’Fda, infatti, il decreto investe anche l’operato della Dea (Drug enforcement administration). Per decenni, l’agenzia antidroga ha blindato queste sostanze nella “Tabella I”, la lista nera delle droghe prive di valore terapeutico e ad alto rischio di abuso. L’ordine di Trump smantella il fortino proibizionista, imponendo all’ente federale di rimuovere gli ostacoli burocratici che impediscono ai ricercatori di ottenere le licenze per studiare queste molecole e, soprattutto, impone un automatismo giuridico per la loro riclassificazione. Una volta ottenuto il via libera medico, la Dea sarà quindi costretta per legge, a rimuovere queste molecole dal novero delle sostanze proibite, aprendo le porte alla loro distribuzione nelle farmacie.
La svolta arriva dopo anni di dibattito nella comunità scientifica e non solo. Lo sdoganamento ufficiale del tema arrivò nel 2018, quando il giornalista Michael Pollan pubblicò Come cambiare la tua mente. Nel saggio viene spiegato al grande pubblico ciò che i laboratori di eccellenza, dalla Johns Hopkins all’Imperial College, fino alla New York University, stavano già documentando: gli psichedelici non sono “droghe” nel senso classico, ma catalizzatori di plasticità neuronale. Tra i soggetti indicati come beneficiari dei trattamenti a base di questi principi figurano anche i malati terminali: la psilocibina aiuterebbe infatti a mitigare l’angoscia e la paura della morte imminente.
Gli studi clinici citati nel dibattito odierno, inoltre, mostrano risultati che gli antidepressivi tradizionali (gli Ssri, come il Prozac) non hanno mai raggiunto. Una singola dose di psilocibina, somministrata in un contesto terapeutico controllato, può indurre una remissione della depressione che dura mesi. Non si parla quindi di “mascherare” i sintomi, ma di “riprogrammare” i circuiti cerebrali, permettendo al paziente di uscire dai cicli infiniti di pensieri negativi che caratterizzano il Ptsd, la depressione, i disturbi ossessivi compulsivi o l’ansia da fine vita.
Il boom in Borsa delle biotecnologie e il modello Big Pharma
Ma, come detto, la decisione di Trump ha anche un’enorme ricaduta economica. Nelle 48 ore successive alla firma dell’ordine esecutivo, le aziende leader del settore hanno registrato impennate in Borsa. Colossi della biotecnologia come Compass Pathways e Atai Life Sciences sono balzate rispettivamente del 15% e del 20%, trascinando con sé un intero comparto che fino a ieri era considerato mera speculazione visionaria. Firmando il decreto, infatti, The Donald ha potenzialmente riscritto il futuro dell’industria farmaceutica.
Se le ricerche andassero in porto, una terapia basata sugli psichedelici richiederebbe solo due o tre somministrazioni per ottenere risultati duraturi, rendendo obsoleto l’intero modello di business basato sulle pillole che le persone assumono, ogni giorno, per anni o per tutta la vita. Uno sconvolgimento totale della psichiatria, che gli investitori prevedono entrare nel vivo già entro il prossimo biennio. Una cesura storica culturale e sanitaria, dal valore potenziale inestimabile. E, come sempre avviene negli States, le rivoluzioni biotecnologiche che profumano di miliardi di dollari si intrecciano con il potere profondo della Silicon Valley. Basti pensare a Peter Thiel: il miliardario co-fondatore di PayPal e Palantir è stato il primo grande investitore a intuire il potenziale di questa tendenza. Attraverso i suoi fondi, Thiel ha finanziato la nascita di Compass Pathways nel 2017, quando l’idea sembrava ancora un’eresia scientifica. Nel 2020 il magnate ha investito 12 milioni in Atai, ma nel corso degli anni i fondi totali versati alla casa farmaceutica sono stati stimati in oltre il doppio.
L’asse tra la Casa Bianca e i miliardari della Silicon Valley
L’interessamento di Thiel agli psichedelici ha creato un effetto domino tra gli altri pesi massimi delle Big Tech. Sergey Brin (co-fondatore di Google) sta finanziando massicciamente, tramite il fondo Catalyst4, la ricerca sull’ibogaina per curare le lesioni cerebrali traumatiche dei soldati; Dustin Moskovitz (co-fondatore di Facebook) ha versato milioni in associazioni come la Maps per accelerare la legalizzazione dell’Mdma terapeutica, mentre Elon Musk (che non ha mai fatto mistero della sua preferenza per la ketamina rispetto agli antidepressivi tradizionali) ha agito come una sorta di “vettore culturale”, promuovendone l’uso come strumento di ottimizzazione delle performance mentali. Non poteva mancare Sam Altman, ceo di OpenAI, che attraverso il suo fondo Apollo Projects sta spingendo sulla convergenza tra Intelligenza artificiale e biotecnologie. La sua scommessa è usare l’Ia per mappare i recettori cerebrali e sintetizzare psichedelici di nuova generazione, ovvero molecole capaci di riparare le connessioni neurali in pochi minuti, eliminando però l’effetto allucinogeno, per renderle prodotti di massa.
Per capire a pieno il contesto in cui Trump ha sdoganato la ricerca e il futuro utilizzo degli psichedelici per uso terapeutico è essenziale ricordare che Thiel non è solo un investitore nel campo delle biotecnologie più visionarie. Il miliardario nato a Francoforte è stato anche il principale finanziatore del movimento trumpiano Maga (Make America Great Again) nel 2016 e, soprattutto, è il mentore politico del vicepresidente JD Vance.
Thiel ha investito oltre 15 milioni di dollari nella carriera dell’attuale numero due della Casa Bianca, assicurandosi così la presenza, a fianco del presidente, di una figura capace di tradurre i progetti della Silicon Valley in istanze da introdurre nell’agenda governativa. Quest’inedito asse tra élite finanziaria e potere esecutivo rende di fatto le sostanze psichedeliche, nate come espressione di una cultura underground che mirava all’evasione dalla realtà, un asset strategico nazionale. Ora, non resta che stare a vedere se nel futuro prossimo questa rivoluzione si tradurrà davvero nella cura per la sofferenza di milioni di persone o se diventerà una nuova leva per consolidare un altro monopolio farmaceutico, stavolta sotto l’egida dei giganti della Silicon Valley.
