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Politica

L'Ilva in sciopero, l'acciaio italiano al palo ed il governo si divide

Davanti ai cancelli (chiusi) dell'acciaieria storie e vicende che raccontano la mala gestione di diversi enti locali e vari governi. Compreso quello attuale, bloccato dalle divisioni interne

Lucia Morselli, l’amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, era ai cancelli dello di Taranto ieri ad ascoltare con il direttore dello stabilimento lavoratori e cittadini che manifestavano durante lo sciopero di 24 ore convocato in tutto il gruppo.

Non era mai successo, se pur affastellata di scontri, nella storia di Ilva. Lei lo aveva già fatto a Terni dove, dopo 30 giorni di sciopero, rimise su lo stabilimento, che ora è stato comprato con un grande progetto industriale dal cavaliere Arvedi. Con il coraggio e la durezza che non le mancano Lucia Morselli ha affrontato sotto la pioggia lavoratori e manifestanti, anche quelli della falange ambientalista, come Luciano Manna, uno storico attivista tarantino, a cui la dottoressa ha chiesto cosa pensa di Mariupol. Non è difficile infatti paragonare come in Ucraina stiano difendendo le acciaierie accese anche sotto le bombe, mentre qui il governo mette in cassa integrazione i lavoratori del siderurgico di stato in un momento in cui il mercato, la guerra, la filiera metallurgica italiana chiede più acciaio. “Vogliamo arrivare a 8 milioni di produzione” ha detto Lucia Morselli, e a Luciano Manna che contestava le emissioni e la difficoltà di arrivare con questi impianti a quei livelli ha risposto direttamente il direttore di stabilimento “Da quando noi siamo qui abbiamo realizzato il 90 per cento delle prescrizioni del piano ambientale” come hanno confermato sia Ispra che i commissari dell’Amministrazione Straordinaria che hanno chiesto il dissequestro.

Il problema è un altro: che manca la liquidità. Perché lo stato non ha mai fatto quell’investimento da 4 miliardi per il piano industriale promesso quando Conte decise di nazionalizzarla, ed è saltato pure l’aumento di capitale pubblico con i 600 milioni previsti entro maggio. Giorgetti ne aveva addirittura promesso l’anticipo, poi è sparito. Così la trattativa dal Mise è stata trasferito al Ministero del Lavoro con Andrea Orlando che non si è mai presentato al tavolo e ha concesso la cassa integrazione straordinaria senza accordo sindacale. Una cosa incredibile per un ministro di sinistra e un’azienda pubblica.

E a nulla è servito il tentativo del Ministro del Pd di provare a chiedere ai sindacati confederali, durante l’accordo raggiunto sulla proroga dei navigator, di convincere i metalmeccanici a firmare su Ilva. Il problema è certamente politico: “Il Governo è diviso su Ilva – dice il segretario della Uilm Rocco Palombella– da una parte si vorrebbe salvare lo stabilimento e dall’altra si ritiene una questione irrecuperabile. Dopo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Draghi ci aspettavamo atti concreti che non vediamo”. Infatti dopo l’affossamento nel milleproroghe Draghi in persona, adirato per quel fallimento, ha reinserito nel decreto Ucraina un piccolissimo fondo per la decarbonizzazione dello stabilimento. Ma in senato è già pieno di emendamenti a prima firma del vice Conte Mario Turco per sopprimerli. Proprio lui, tarantino, ieri durante lo sciopero dei sindacati, mai così riuscito, era a pochi metri di distanza, ma lontanissimo dai lavoratori, in conferenza stampa per firmare il patto dei 5 stelle con il candidato sindaco del Pd a Taranto. Un patto fondato sul fantomatico “Contratto per Taranto del governo Conte due sulla riconversione della città”. Una riconversione che non ha portato un solo posto di lavoro, nonostante i 200 milioni di euro (per 200 posti) di cui 138 pubblici e solo 62 privati promessi a Ferretti per un piano industriale che fin qui forse solo Mario Turco ha visto. O come il disciplinare per la cozza sloow food firmato la settimana scorsa: il marchio dell’associazione di Carlo Petrini da sempre contraria all’eradicamento degli ulivi colpiti dalla Xylella che diffondeva fantomatiche cure di sedicenti scienziati che hanno contribuito alla diffusione. La cozza di Taranto slow food perché non si può avere invece un marchio con specifico disciplinare regolamentato per legge (tipo igp) proprio perché Mario Turco ha bloccato con la sostituzione del commissario la bonifica del mar piccolo. E che ora vorrebbe creare un porticciolo di navi da di porto proprio nell’area del mar piccolo dove ci sono gli allevamenti delle cozze, e che non può essere bonificato finche ci passano barche e navi.

“Nell’agenda di Governo Ilva non esiste più”- ha detto il segretario Uilm Palombella- “il nuovo piano industriale, la decarbonizzazione e la produzione con il preridotto rimangono un libro dei sogni, progetti annunciati ma mai formalizzati, mai discussi e mai definiti dettagliatamente con date, riferimenti o fonti di finanziamento”.

L’unica prospettiva del governo è la cassa integrazione e la fine dell’acciaio, mentre Turco e il candidato sindaco del pd si mangiano la cozza slow food.

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