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(Ansa)
Politica

Finite le vacanze il Governo alla prova di serietà della manovra economica

La falla del Superbonus, l'inflazione ed il rialzo dei tassi di interesse lasciano poco margine per cose che non abbiano un forte senso di responsabilità politica

La politica non può fare miracoli sull’economia e il sentiero per l’Italia è molto stretto in questo 2023-2024. Uno scempio politico chiamato bonus 110% è già costato oltre 100 miliardi alle casse statali: è stato varato dal governo di centrosinistra di Conte ed è stato avallato come politica green dalla Commissione Europea. Il buco è profondo e non finirà a breve. Un pessimo affare che oggi riduce lo spazio in bilancio per il governo Meloni.

Più in generale sono finiti i tempi dei cordoni della borsa larga e dopo due anni di deficit e tasse basse si va verso una correzione importante. La BCE, arrivata in ritardo sull’inflazione, è stata costretta ad un rialzo dei tassi d’interesse rapido e senza soste. Il risultato è la riduzione della crescita e l’aumento del costo del debito, ma con una inflazione che resta ancora intorno al 5%. Il quadro è dunque fosco per la prossima legge di bilancio: toppa sui danni di Conte, finanziamento del debito pubblico, aiuto ai salari e poco altro. Ciò significa selezionare una, massimo due, priorità.

Il cuneo fiscale sembra essere in prima fila, seguito dalla riduzione dell’Irpef per gli autonomi. Difficile, in queste condizioni, che ci sia spazio per l’aumento delle pensioni minime o di formule che deroghino all’età pensionabile. Dopo che la sinistra, con la complicità di Bruxelles, ha scassato i conti Italiani alla destra toccherà riportare la serietà. Tutto questo va spiegato agli italiani: le condizioni economiche sono cambiate, le riforme procedono a piccoli passi perché i fondi sono quello che sono, le promesse elettorali si realizzeranno in modo graduale. Occorrerà poi fare chiarezza anche sul PNRR. Grazie al lavoro di Meloni e Fitto arriva la terza rata e probabilmente anche la quarta, ma il piano è oramai sparito da ogni orizzonte. A che punto siamo? L’Italia riuscirà a godere di tutti i finanziamenti previsti e tramutarli in progetti concreti? Conviene indebitarsi per oltre 120 miliardi come previsto?

Nei prossimi mesi il governo deve prendere in mano la questione e governarla. Al tempo stesso se si vuole realizzare il programma bisogna anche iniziare a tagliare qualche spesa, sempre che non si vogliano alzare le tasse. Sulle municipalizzate si potrebbe fare molto così come sul personale pubblico, dove negli ultimi anni c’è stata una valanga di assunzioni per mansioni non sempre fondamentali e qualificate. Anche su sanità e pensioni, dove il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione mordono sui costi, andrebbe impostato un modello di partnership tra pubblico e privato che permetta di rendere questi due settori sostenibili per la finanza pubblica nei prossimi decenni. Insomma è arrivato il momento per il governo di avviare una seconda fase: finita l’era del deficit alto e dei sussidi deve iniziare una fase in cui il pubblico spinga il privato con politica industriale, fisco riformato e investimenti pubblici utili. Con questo scenario non si possono compiere miracoli, ma si può essere ragionevoli e dalla parte di chi produce anche con pochi soldi nelle casse. Tutto rientra nel presentarsi come seri, credibili e onesti. Tutto é nelle mani del governo e della maggioranza.

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