Alle Regionali è 3-3. Tutti cantano vittoria. Ma M5S e Italia Viva si sciolgono
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Alle Regionali è 3-3. Tutti cantano vittoria. Ma M5S e Italia Viva si sciolgono
Politica

Alle Regionali è 3-3. Tutti cantano vittoria. Ma M5S e Italia Viva si sciolgono

Il centrodestra strappa solo le Marche; Pd si conferma in Toscana e Puglia. I voti dei singoli partiti però segnano il crollo di grillini e di Renzi

La tanto attesa tornata elettorale (la prima in epoca Covid) delle Regionali 2020 finisce con un pareggio calcistico, un 3 a 3 che dà modo a tutti di poter cantare vittoria.

Il centrodestra strappa per la prima volta nella storia della Repubblica le Marche alla sinistra e dal 2018 ad oggi di fatto capovolge la geografia della guida nelle regioni: allora erano 15-4 per il csx, oggi siamo 14-5 per il cdx. Un cambiamento totale, forse epocale, ma senza la spallata che avrebbe mandato in crisi anche l'esecutivo. Anche se basta vedere la cartina per capire come l'opposizione sia maggioranza nel paese.

Il Pd supera la grande paura della sconfitta in Toscana e tiene, a sorpresa visti i sondaggi, la Puglia. Dove però il successo è più farina del sacco di Emiliano, governatore uscente e spesso critico con la direzione del Nazareno. Discorso analogo per il plebiscito per De Luca in Campania.

La Lega si gode il successo, anzi il trionfo imbarazzante per i numeri, di Zaia in Veneto anche se non sfonda come avrebbe voluto al sud.

C'è poi il Movimento 5 Stelle. I grillini in una giornata difficile cominciata con la condanna confermata per il sindaco di Torino, Appendino, a sei mesi per falso in atto pubblico, hanno da subito cantato vittoria per il successo dei Si al referendum sul taglio dei parlamentari ma a ben guardare i numeri dei voti nelle regionali hanno di che preoccuparsi. Perché se va bene, come un Puglia, si arriva al 10%, altrimenti si scende, verso percentuali ad una sola cifra con il 3% in Veneto che segna di fatto la scomparsa sulla scena politica regionale.

Lo stesso dicasi per Italia Viva. Matteo Renzi resta sotto la soglia di sopravvivenza del 4% dappertutto. In Puglia la tanto discussa candidatura di Scalfarotto si ferma nei pressi dell'1,5%. Persino a Firenze, a casa sua, dove è stato sindaco, dove si trova il centro del suo potere, è fermo al 3,5%.

Percentuali disastrose, che se per l'ex premier segnano la fine del sogno di un suo partito personale per quanto riguarda i grillini comporta il via libera ad una guerra interna tra l'anima oltranzista, tradizionalista e quella filo-governativa.

Ma è soprattutto a Palazzo Chigi che rischiano di cambiare le cose. perché se fino ad oggi erano Grillo ed i suoi a dettare l'agenda e a costringere il Pd ad accettare cose che mai avrebbero approvato ora, in piena crisi e ad un passo dall'irrilevanza politica, ecco che Zingaretti è pronto a riprendersi lo spazio concesso. La riprova arriverà presto, quando si tratterà di decidere una volta per tutte sul Mes. Fino a stamattina il muro del No eretto dai grillini sembrava invalicabile. Oggi, sotto il 10%, sembra sul punto di crollare da un momento all'altro

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