Politica italiana, i 5 passaggi decisivi del 2015
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Politica italiana, i 5 passaggi decisivi del 2015
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Politica italiana, i 5 passaggi decisivi del 2015

Dall'elezione del nuovo presidente della Repubblica, alle riforme; dai marò all'esame europeo, fino all'evoluzione dei partiti

Il 2015 sarà un anno cruciale, densissimo, per la politica italiana. Ci sarà fin dall’inizio un braccio di ferro tra chi vuole la stabilità (la prosecuzione del governo Renzi fino a scadenza naturale del mandato nel 2018) e chi, invece, vorrà abbattere l’esecutivo e andare a elezioni anticipate.

La guerra si svilupperà lungo un percorso di singole battaglie, di appuntamenti che cominceranno con quello forse più importante: le dimissioni di Giorgio Napolitano e l’elezione del nuovo presidente della Repubblica.

Il nuovo presidente della Repubblica
1. Il successore di Re Giorgio. Tutto fa pensare che Napolitano darà le dimissioni entro il 15 gennaio, probabilmente il 14.
A quel punto, se Matteo Renzi sarà già riuscito a trovare la quadra (cioè il Nome) in accordo con Silvio Berlusconi, è perfino possibile che il successore (o più probabilmente la “successora”) esca prima del previsto dal cilindro dell’urna parlamentare.

Non stupiamoci allora se il nuovo capo dello Stato sarà di scarso peso ma perbene

Difficilmente Renzi vorrà affidarsi alle temperie di un’intesa col mondo grillino, per il semplice fatto che i candidati graditi anche al Movimento 5 Stelle rispondono tutti a identikit antropologicamente alieni a Renzi.
Probabile, piuttosto, che la successora (o il successore) sia alla fine qualcuno di molto vicino a Matteo, molto fidato, molto renziano, ma non sgradito a Berlusconi. Vecchie guardie e nomi di peso della politica sarebbero “out”. Non stupiamoci allora se il nuovo capo dello Stato sarà di scarso peso ma perbene.

I marò
2. Il destino dei marò. Sarà, con tutta probabilità, il primo grande nodo politico che dovrà affrontare il governo Renzi nel 2015. Il 13 gennaio Massimiliano Latorre dovrà essere rientrato in India, al termine della licenza concessa per ragioni di salute (per curarsi dopo un ictus) dalla Corte Suprema indiana.
Ma Latorre non rientrerà, come annunciato dal ministro della Difesa Roberta Pinotti, perché deve sottoporsi a un intervento chirurgico. Ma a quel punto l’Italia dovrà sostenere l’onda d’urto di una decisione che sarà vista a Delhi come una sfida alla magistratura indiana. Saranno guai per l’altro marò che si trova in India, Salvatore Girone, e per il nostro ambasciatore Daniele Mancini (e famiglia).

L'Europa
3. All’esame dell’Europa. Archiviato ormai il semestre di presidenza europea dell’Italia con l’imminente discorso conclusivo di Renzi all’Europarlamento, si prepara per l’Italia un calvario di esami a cui l’Unione sottoporrà la legge di stabilità moderatamente “espansiva” (in deficit, con aumento del debito pubblico).

Ma Latorre non rientrerà, come annunciato dal ministro della Difesa Roberta Pinotti

I risultati del semestre di presidenza UE sono magri, ma non deludenti (solo con una certa ingenuità si poteva immaginare che in una fase di lenta transizione istituzionale, l’Italia di Renzi potesse ottenere granché rispetto alla politica economica, alle nomine e alle politiche dell’immigrazione).
In ogni caso, pende sul nostro capo la pesantissima spada di Damocle di una procedura di infrazione europea, con tutte le conseguenze non solo economiche e sanzionatorie, ma di credibilità del Paese.

Le riforme
4. Il percorso delle riforme. Matteo Renzi ha puntato tutto sulla voglia di “cambiare verso all’Italia”. Per farlo ha puntato su alcune riforme.
I tempi non li ha rispettati: avrebbe dovuto intascare un riforma al mese (a malapena, invece, ne ha avviato una in dieci).
Per ora, il cambiamento resta sulla carta. 

Ma si vedrà anche come potrà ricomporsi un’opposizione in grado di sfidare Renzi alle prossime elezioni

Legge elettorale, abolizione delle Province, riforma del Senato, della giustizia, del mercato del lavoro, un grande piano per la scuola: tutto ancora da fare, da completare o da mettere alla prova dei fatti. E il tempo stringe. Il 2015 sarà l’anno della verifica sulle riforme, senza più l’alibi della giovinezza e della novità.

I partiti
5. Maggioranza e opposizione. Continuerà l’evoluzione del PD, la sua “renzianizzazione”: si vedrà se sarà possibile attraverso una scissione creare un partito di sinistra-sinistra fatto da minoranza interna (Civati & pochi compagni), SEL e spezzoni di sindacalismo politicamente impegnato (Landini), più transfughi dai 5 Stelle.
Ma si vedrà anche come potrà ricomporsi un’opposizione in grado di sfidare Renzi alle prossime elezioni:
- se Berlusconi riconquisterà appieno l’iniziativa politica dopo la fine della “pena”,
- se Matteo Salvini sarà in grado di sfondare al Centro-Sud,
- se in Parlamento il centrodestra riuscirà a distinguere fra Patto del Nazareno (finalizzato perlopiù alle riforme istituzionali) e critica alla politica economica del governo (incentrata su riduzione della pressione fiscale e taglio della spesa pubblica).

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