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Pd e coop rosse: Ischia e tutti gli altri scandali

Ecco come dietro molte inchieste su politici e amministratori dem ci sono quasi sempre i loro rapporti con le cooperative rosse

Il sindaco di Ischia Giosi Ferrandino Ansa

C'è quasi sempre anche una cooperativa rossa dietro i guai giudiziari di esponenti del Partito democratico. Questa volta è successo a Ischia, dove per aggiudicarsi l'appalto per la metanizzazione dell'isola, la Cpl Concordia ha distribuito, secondo l'accusa, tangenti e altre utilità. Tra i destinatari il sindaco Giuseppe, detto Giosi, Ferrandino, primo dei non eletti nella circoscrizione Sud alle scorse elezioni europee con ben 80mila preferenze, arrestato ieri, e che il suo partito, come annunciato dal presidente Orfini, ha deciso di sospendere. Anche Massimo D'Alema è finito nelle carte dell'inchiesta. L'ex premier non è indagato ma il suo nome spunta in un'intercettazione telefonica. (segue)

Un dirigente della Cpl Concordia parla infatti di dover “investire” nella sua fondazione Italianieuropei visto che D'Alema “sta per diventare commissario europeo” e che saprà come sdebitarsi in quanto “mette le mani nella merda come ha già fatto con noi ci ha dato cose”. La Cpl verserà in effetti, in modo trasparente e rendicontato, 60mila euro alla fondazione e acquisterà sia 2mila bottiglie del vino prodotto dall'azienda di famiglia che 500 copie del libro “Non solo euro”. Nessun illecito, per carità, solo la dimostrazione di come, da decenni, la galassia delle coop rosse viaggi a braccetto della sinistra italiana. Ex dirigenti sono diventati assessori, sindaci, addirittura ministri (Giuliano Poletti è stato presidente della LegaCoop fino al giorno in cui Matteo Renzi lo ha chiamato alla guida del ministero del Lavoro). Gli appalti più ghiotti sono stati conquistati grazie a rapporti consolidati con le amministrazioni amiche. Ma qualche volte è successo che il meccanismo che regola l'intrico di interessi, favori e commesse sia andato in tilt trascinando nel baratro, oltre che svariati milioni, anche luminose o promettenti carriere politiche. Ecco, oltre a quello di Ischia, gli altri casi più eclatanti degli ultimi anni.

Penati e "il sistema Sesto"

Filippo Penati ANSA/ALESSANDRO DI MEO

I fatti e anche i reati sono ormai prescritti ma lo scandalo scoppiato nel 2011 per vicende risalenti a una decina di anni prima hanno trascinato nel fango uno dei pezzi da novanta del Pd milanese e nazionale: l'allora vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia Filippo Penati, ex capo della segreteria di Pier Luigi Bersani, già presidente della provincia di Milano e prima ancora sindaco di Sesto San Giovanni. Il costruttore Giuseppe Pasini dichiarò infatti che il Consorzio cooperative costruttori di Bologna gli avrebbe imposto di pagare, sotto forma di consulenze fittizie, 4 miliardi di vecchie lire a Penati in cambio del rilascio di alcune concessioni relative all'area delle ex acciaierie Falck di cui Pasini era diventato proprietario.

Lorenzetti e la Tav di Firenze

L'ex governatrice umbra Maria Rita Lorenzetti. CROCCHIONI / ANSA

Nel 2013 a finire nei guai è l'ex governatrice Pd dell'Umbria, la dalemiana Maria Rita Lorenzetti, anche detta “la zarina di Foligno”. In qualità di presidente di Italferr (Gruppo Fs) la procura di Firenze le contestò reati pesantissimi: associazione a delinquere finalizzata all'abuso d'ufficio, corruzione, traffico illecito di rifiuti derivati dai lavori per la costruzione del sottoattraversamento Tav di Firenze eseguita con materiali scadenti e senza norme di sicurezza. Secondo l'accusa, che tira in ballo addirittura legami con la Camorra, la Lorenzetti avrebbe agito violando leggi e vincoli allo scopo di favorire economicamente il General Contractor e Nodavia e indirettamente il suo socio di maggioranza Coopsette (coop rossa di Castelnovo), che gestivano l'appalto di quel tratto della Tav, in cambio di favori per il marito, fondatore e socio della Cooperstudio di Foligno (ancora una cooperativa).

Errani e lo scandalo "Terre Emerse"

L'ex governatore dell'Emilia-Romagna Vasco Errani. ANSA/GIORGIO BENVENUTI

È stata invece l'inchiesta sui finanziamenti facili ottenuti dalla cooperativa presieduta addirittura dal fratello a costringere alla dimissioni l'ex presidente della regione Emilia Romagna, e bersaniano doc, Vasco Errani. Nel 2006, infatti, la coop “Terre Emerse” ottenne 1 milione di euro dalla regione per costruire una cantina. Il bando però stabiliva che la cantina dovesse essere già stata realizzata mentre i lavori, a differenza di quanto dichiarato dall'allora presidente Giovanni Errani condannato a due anni e sei mesi per truffa, non erano nemmeno iniziati. Anche il governatore fu allora indagato per falso ideologico. Assolto in primo grado, nel luglio scorso è arrivata la condanna a un anno in appello a seguito della quale Errani ha deciso di rassegnare le sue dimissioni.

Poletti e "Mafia Capitale"

L'attuale ministro del Lavoro Giuliano Poletti (2), a cena con Salvatore Buzzi (7), Gianni Alemanno (8), Franco Panzironi (3), Umberto Marroni (4), Daniele Ozzimo (5) e Angelo Marroni (6), in una foto scattata il 28 settembre 2010 al Centro di Accoglienza ?Baobab? a Roma e diffusa dal comitato elettorale Gianni Alemanno. Nel tavolo a fianco al loro Luciano Casamonica (1). ANSA/COMITATO ELETTORALE GIANNI ALEMANNO

Allo scoppio dello scandalo romano “Mafia Capitale” una foto, tra le numerose apparse sui giornali, ha destato particolare scalpore: quella della cena in cui al fianco di Salvatore Buzzi, ras della coop rossa “29 giugno”, c'era il ministro del Lavoro (all'epoca della foto ancora nei panni di presidente della Legacoop) Giuliano Poletti. Nessun reato, Poletti non è mai stato coinvolto dall'inchiesta della Procura di Roma. Come nemmeno altri importanti esponenti del Pd nazionale e locale come l'europarlamentare Simona Bonafé o il sindaco di Roma Ignazio Marino che, al pari di altri consiglieri comunali, hanno ottenuto finanziamenti per le loro campagne elettorali. Tuttavia, se non loro, altri amministratori e politici romani e laziali (certamente non solo del Pd) sono finiti nei guai per colpa dei rapporti con la banda di Buzzi e Carminati. Per esempio l'assessore alla Casa Daniele Ozzimo, o il presidente dell'assemblea capitolina Mirko Coratti, entrambi indagati. Ma anche dell'ex vice capo di gabinetto di Veltroni, Luca Odevaine. Tutti accusati di far parte di un vasto giro di tangenti e appalti che aveva il suo epicentro proprio nella cooperativa di Buzzi, per anni considerata da tutta la sinistra un fiore all'occhiello nel campo della cooperazione sociale. Un malaffare talmente radicato e pervasivo da costringere i vertici del Pd al commissariamento del partito romano.

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