La Nuova Zelanda e la legalizzazione delle droghe sintetiche, un modello da seguire
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La Nuova Zelanda e la legalizzazione delle droghe sintetiche, un modello da seguire

Se il proibizionismo non funziona, meglio bandire gli eccitanti più pericolosi e promuovere gli altri

Se per tanti l'epoca del proibizionismo è miseramente finita, tra l'altro senza ottenere alcun risultato, resta da capire come affrontare l'incubo delle droghe sintetiche e dei loro drammatici effetti collaterali. Stime relativamente recenti denunciano che i consumatori di queste sostanze sono oggi più di trecento milioni, e che il loro prezzo è crollato dell'80 per cento negli ultimi vent'anni. Inoltre, nonostante nello stesso periodo il numero di condanne per chi le mette in commercio o le distribuisce sia cresciuto esponenzialmente, le vittime dei cosiddetti "eccitanti legali", in inglese legal highs, vale a dire tutte quelle droghe commercializzate come alternative legali alle droghe illecite, sono aumentate, e il tasso di dipendenza da queste ultime ha raggiunto livelli inaccettabili.

Il problema degli eccitanti legali va oltre l'ipotesi di diventare eccessivamente pericolosi quando associati ad altre pasticche dal contenuto sospetto e a qualsiasi genere di bevanda alcolica. Questo aspetto è certamente grave, ma il vero dramma sta da un lato nell'impossibilità di renderle illegali prima che sia stato scientificamente confermata la loro assimilazione a sostanze stupefacenti. Dall'altro nella facilità con cui la rete riesce a distribuire miscugli sempre nuovi (solo nel 2013 sono state messe sul mercato 73 nuove pasticche), vanificando quindi a monte la crociata legislativa contro queste sostanze.  

Basterebbero i numeri relativi a consumo e dipendenza a confermare che questi eccitanti sono pericolosissimi. Eppure, è sorprendente come nessun paese abbia fino ad oggi trovato il coraggio per approvare nuove normative che li mettano fuori commercio. Non ci sono riusciti gli Stati Uniti, pur investendo miliardi e miliardi di dollari nella lotta agli eccitanti legali, ma nemmeno l'Inghilterra o l'Olanda. In sede europea se ne è discusso a lungo, ma anche in questo caso non è stato raggiunto alcun risultato.

Appena un paio di settimane fa, invece, la Nuova Zelanda ha deciso di passare dalle parole ai fatti, e ha iniziato la sua battaglia contro gli eccitanti legali. Determinazione che è già stata premiata dalle Nazioni Unite con l'invito a guidare la commissione che presto inizierà ad occuparsi dei problemi legati alla commercializzazione e al consumo delle droghe sintetiche a livello internazionale.

Tutto è cominciato poco meno di un anno fa, quando Wellington ha creato una nuova struttura incaricata di occuparsi di questi eccitanti legali. Nello specifico, la legge con cui quest'organo è stato istituito chiarisce che possono essere considerate legali solo quelle droghe/medicine associate a un "rischio limitato" di dipendenza, fastidio o morte, rimettendo, ed è questo il punto più importate, ad un comitato scientifico l'onere di definire l'esatta natura di "rischio limitato".

Così facendo, la Nuova Zelanda è già riuscita a bloccare la commercializzazione di una decina di pastiglie, e per quanto sarebbe esagerato sostenere che sia questa la strategia migliore per combattere le droghe sintetiche, va riconosciuto che è certamente più efficace proibirne la commercializzazione che autorizzarla fino a quando non saranno stati scientificamente dimostrati gli effetti collaterali delle singole pasticche. Non solo, questa commissione ha anche approvato la vendita di talune pasticche, nella convinzione che, anche in questo caso, una linea eccessivamente proibizionista non avrebbe fatto altro che alimentare il mercato nero e, di conseguenza, i rischi per chi le droghe le consuma comunque.

La ricetta neozelandese ha certamente bisogno di altro tempo per provare la sua efficacia, ma è indubbio che in un mondo che non rinuncerà mai alle droghe, una strategia che permetta quanto meno di limitare i danni di dipendenza e consumo eccessivo merita di essere apprezzata e condivisa. Del resto, i primi risultati sono incoraggianti. Negli ultimi mesi il consumo delle sostanze approvate dalla commissione sulle droghe sintetiche è aumentato, quello di quelle bandite perché pericolose è crollato. Del resto, anche nei paesi in cui è stata legalizzata la cannabis il consumo di marijuana è cresciuto ma i danni causati dalla stessa sono diminuiti. Che sia davvero questa la strada giusta?

 

 

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Claudia Astarita

Amo l'Asia in (quasi) tutte le sue sfaccettature, ecco perché cerco di trascorrerci più tempo possibile. Dopo aver lavorato per anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong, per qualche anno osserverò l'Oriente dalla quella che è considerata essere la città più vivibile del mondo: Melbourne. Insegno Culture and Business Practice in Asia ad RMIT University,  Asia and the World a The University of Melbourne e mi occupo di India per il Centro Militare di Studi Strategici di Roma. Su Twitter mi trovate a @castaritaHK, via email a astarita@graduate.hku.hk

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