Niccolò Colturi, un ragazzo d'oro (olimpico, si spera)
(Andrea Giovanni Spinelli)
Niccolò Colturi, un ragazzo d'oro (olimpico, si spera)
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Niccolò Colturi, un ragazzo d'oro (olimpico, si spera)

19 anni, attuale vice campione del mondo di snowboard cross, ecco chi è il talento azzurro, speranza (una delle poche) delle prossime olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026

«Il mio obiettivo è la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 anche se forse non mi sentirò mai arrivato». Davanti ad un ragazzo di 19 anni che dice una cosa del genere ci sono due possibilità: o è un esaltato, oppure uno terribilmente serio e conscio di quello che dice. La differenza sta molto anche nel modo in cui una persona fa una dichiarazione simile. E vedere Niccolò Colturi, 19 anni, abbassare testa e sguardo quasi con timidezza (che non è insicurezza ma è sintomo di grande, grandissima educazione familiare) e abbassare la voce mentre lo dice fa capire che stiamo parlando della seconda ipotesi. Tra l’altro il ragazzo ha tutte le carte in tavola (tecniche e sportive) per dirlo dato che ha appena conquistato l’argento nei Mondiali di Snowboard cross Jr. Per di più con due infortuni da cui era appena guarito e che ne avevano messo in dubbio addirittura la partecipazione.

In più Niccolò usa la parola «obiettivo», segno che non è un sogno astratto ma qualcosa di concreto con un percorso chiaro in testa fatto di sacrifici e tanto, tanto allenamento.

«L’allenamento è la base di tutto. Bisogna allenarsi bene, anzi fare allenamenti perfetti se si vuole una gara perfetta. L’allenamento è perfetto quando ti senti bene e ti senti sicuro in tutto quello che fai, vicino, se non oltre il tuo limite. In questo sbagliare è importante; aiuta a migliorarsi».

Dura più la gioia di una vittoria o la rabbia per una sconfitta?

«La gioia per un successo dura un giorno, se invece perdo la rabbia dura fino alla gara successiva. Se poi sono io sbagliare sento rabbia e dispiacere ma ho forte la volontà di correggere gli errori per evitare di cadere e sbagliare ancora».

Nel mondo italiano degli sport invernali in crisi di risultati e soprattutto con un futuro piuttosto cupo all’orizzonte Niccolò è davvero una delle poche luci in fondo al tunnel. Guai però a dirgli che in questo tunnel ce lo abbia messo il papà, Pietro, ex campione del mondo di snowboard alpino, un vero pioniere e che, ovviamente, segue e tifa per il suo ragazzo nel complicato ruolo di papà-campione.

«Io sono nato in montagna e sciare faceva parte della mia vita quotidiana. È stato papà a mettermi per la prima volta sullo snow anche se agli inizi facevo anche sci da discesa ma avevo chiaro fin dal principio che avrei scelto lo snowboard perché mi dava più emozioni e poi andavo meglio nelle gare giovanili».

Papà è più tifoso o rompiscatole???

«Papà essendo stato un Campione è il primo che mi critica; lui sa, data la sua esperienza, dove ho sbagliato. A volte spiega i miei errori ancor prima degli allenatori. Ma sa comunque stare sempre dalla mia parte, stimolandomi, senza mettermi pressioni o ansie».

Niccolò, inutile dirlo, come tutti gli atleti fa una vita molto diversa da quella dei suoi coetanei: attenzione all’alimentazione, agli orari serali, alle feste, alle vacanze. Ma senza rimpianti.

«Ogni tanto vorrei anche io fare quello che fanno i miei coetanei. Ma se da una parte è vero che io ho meno libertà di fare quello che voglio dall’altra io ho una cosa che molti di loro non hanno: ho uno scopo, anzi, una passione che è diventata la mia vita. E questo è molto importante ed è una cosa che magari non tutti i giovani hanno».

Quale sarà il principale avversario tra 4 anni alle Olimpiadi?

«Il primo è sicuramente il tedesco che mi ha battuto ai recenti mondiali jr, poi c’è anche un mio amico, uno spagnolo, che va molto forte. Ecco, loro saranno i miei rivali anche se in 4 anni tutto può succedere».

Amico o avversario?

«Entrambe le cose. Con questo ragazzo mi diverto proprio, abbiamo un bel rapporto che dura però fino all’arrivo al cancelletto di partenza. Qui diventa un’avversario come tutti gli altri. Lo è lui per me, lo sono io per lui e ce lo dicamo anche. Ma, finita la gara torna tutto come prima».

Una famiglia che lo coccola e lo adora (soprattutto la sorella), talento da vendere, un obiettivo da raggiungere. Ci si rivede nel 2006, Niccolò, consci del fatto che comunque vada questi 4 anni saranno di sicuro fantastici, un viaggio a 5 cerchi.

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