La nuova comunicazione di Renzi

I segreti della campagna elettorale per vincere il congresso Pd: giacca e cravatta e niente simbolo

Matteo Renzi alla Fiera del Levante di Bari (Credits: Luca Turi/Ansa)

Claudia Daconto

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E' tutta giocata sull'opposizione di concetti vecchi (quelli degli altri) e nuovi (i suoi) la campagna elettorale di Matteo Renzi che correndo per la segreteria nazionale del Pd punta, in realtà, già alla premiership del centrosinistra tanto da rinunciare, anche questa volta, a infilare da qualche parte il simbolo del partito di cui si candida alla guida.

Dopo la partenza ufficiale di sabato scorso alla Fiera di Levante di Bari, dove il sindaco è apparso in giacca e cravatta davanti a una platea in maniche di camicia arrotolate come da divisa d'ordinanza, sulla sua pagina Facebook sono stati postati i nuovi manifesti: addio al rosso e blu delle scorse primarie a favore di colori pastello (più rassicuranti) e slogan declinati su quello di “l’Italia cambia verso”.

Si parte da ‘Lamentarsi’ vs ‘Cambiare‘: “Non passeremo il tempo a recriminare su come potrebbero andare meglio le cose. Le cambieremo” e ‘Paura’ contro ‘Coraggio‘: “Paura degli extracomunitari, paura della recessione, paura di cambiare. Da oggi ci riprendiamo la fiducia, la voglia di fare, il futuro”.

C'è poi ‘Il Cavaliere-gli italiani’: “Da vent’anni la politica si occupa di una persona sola, noi ci occuperemo di tutti gli altri” e ancora ‘Perdere bene contro vincere’: “L’importante, si sa, è partecipare. Ma per cambiare l’Italia bisogna fare qualcosa di più: vincere”; ‘Il Palazzo-la strada’: “Conoscere il prezzo di un litro di latte, usare i mezzi pubblici, fare la fila alla posta. Tre ottimi modi per costruire un programma di governo”; ‘Raccomandati contro bravi’: “La meritocrazia è l’unica medicina per la politica, per l’impresa, per la ricerca, per la pubblica amministrazione. Gli amici degli amici se ne faranno una ragione” e infine ‘Futuro contro Conservazione’: “Se pensiamo solo a conservare quello che abbiamo, presto non avremo più nemmeno quello. Crescere vuol dire creare, innovare, cambiare” e ‘Semplicità contro burocrazia‘: “Il rispetto delle regole non ha niente a che vedere con la tortura cui sono sottoposti cittadini e aziende per ottenere un banale permesso. Spenderemo quel tempo ritrovato per far crescere l’Italia”.

Una campagna che vorremmo parlasse da sé, per vedere l'effetto che fa” spiega Giovanni Sasso, direttore creativo dell'agenzia che sta curando la campagna di Renzi, la “Proforma” di Bari, la stessa cui si rivolse Nichi Vendola l'anno scorso all'epoca delle primarie vinte da Pier Luigi Bersani.

Non solo manifesti quindi. Come è nello stile della Proforma, un ruolo fondamentale lo giocheranno i social network e molto si punterà sulla potenza virale di banner e hashtag.

L'obbiettivo è, infatti, quello di replicare il successo di "#oppurevendola" coinvolgendo gli utenti del web nella narrazione della campagna, affinché chiunque, sentendosi protagonista, contribuisca in qualsiasi luogo e in ogni momento. Perché, per dirla con Dino Amenduni, responsabile nuovi media dell'agenzia barese, “il futuro è delle campagne generative, quelle in cui la creatività nasce spontaneamente e va integrata nei processi classici di comunicazione".

Sul piano dei temi, c'è sicuramente più spazio per alcuni messaggi particolarmente cari alla sinistra. Uno spostamento, in atto già da tempo, che servirà a Renzi, ora e tra qualche mese, per differenziarsi dal suo vero competitor, Enrico Letta, e rimarcare la sua visione bipolarista della politica contro le manovre neocentriste dell'attuale premier.

Oltre alla rottamazione, sparisce, per esempio, il tema dei costi della politica (la base del Pd è infatti ancora favorevole al finanziamento pubblico), mentre fanno il loro ingresso l'abolizione della legge sull'immigrazione targata Bossi-Fini e quella sulla droga Fini-Giovanardi.

In chiave antiberlusconiana (e il popolo democratico è ancora fortemente antiberlusconiano) c'è il no ad amnistia e indulto, anche a costo di irritare il Colle e di mettere in imbarazzo l'ala più governista del Pd e in particolare il presidente del Consiglio.

E' contro Letta, infatti, che Renzi dovrà giocarsi la partita che conta davvero anche se non può lanciargli pubblicamente il guanto di sfida oggi.

Gli altri candidati alla segreteria – Gianni Cuperlo, Gianni Pittella, Pippo Civati – finora nemmeno li ha mai citati. 

Sporadici anche i riferimenti al Pd. Diventare segretario gli serve infatti per accreditarsi a sinistra, ma per non perdere consensi a destra, dalla sua campagna pare si voglia far sparire ogni riferimento a quale sia la sua idea di partito. Un partito che al massimo dovrà diventare da “pesante a pensante”, come recita uno dei numerosi “renzini” (in gergo i sound byte di ogni campagna elettorale), ma non del tutto destrutturato come ha sempre fatto intendere. Questo perché, insistendo con l'idea di un Pd “più leggero possibile” Renzi rischia di giocarsi quasi subito il credito conquistato finora anche tra i più fedeli alla tradizione comunista.

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