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La Turchia sceglie ancora Erdogan

Il partito islamico AKP si aggiudica la maggioranza assoluta. Ma non basta per cambiare la costituzione. Scontri nelle città

Elhamdülillah, Alleluia. Con questo tweet di una sola parola il premier turco Ahmet Davutoglu commenta i risultati delle elezioni politiche che consegnano nelle mani del partito islamico di Recep Tayyip Erdogan la maggioranza assoluta.

Contro l'ottimismo delle opposizioni e i sondaggi che davano con il vento in poppa gli anti-Erdogan, in Turchia il sultano è risorto dalle ceneri rispetto a cinque mesi fa. Il suo partito potrà tornare a governare senza la necessità di alcun patto di coalizione con altre forze politiche.

L'AKP viene premiato da un'affluenza che supera l'87% e guadagna oltre il 50% dei voti, ottenendo 315 seggi sui 550 dell'Assemblea nazionale. Il primo partito di opposizione, i socialdemocratici del CHP, si fermano al 25% e 134 seggi, mentre gli ultranazionalisti del MHP arrivano al 12%, con 41 seggi.

Deludente il risultato del partito filo-curdo HDP, guidato da Selahattin Demirtas, che a giugno scorso aveva ottenuto un risultato storico (14%), mentre oggi si deve accontentare di aver passato di un soffio la soglia di sbarramento del 10%, conquistando 59 seggi.

È un brutto colpo per le opposizioni turche e per la condizione della democrazia nel Paese della Mezzaluna, ma i dati chiaramente in favore di Erdogan gli impediscono di cambiare l'assetto costituzionale del Paese, per il quale sono necessari 330 seggi e un referendum popolare.

Istanbul. Il presidente turco Erdogan possa per un selfie con un gruppo di sostenitrici del suo partito (AKP)OZAN KOSE/AFP/Getty Images

Migliaia di sostenitori dell'AKP di Erdogan stanno festeggiando la clamorosa vittoria, ma non tutta la Turchia è in festa. A Diyarbakir, cuore dei territori curdi, la delusione per i risultati elettorali ha presto lasciato il campo alle proteste e agli scontri con la polizia.

Lancio di pietre e gas lacrimogeni, in centinaia sono scesi in piazza per manifestare la loro rabbia contro Erdogan e il suo partito. Mentre fuori dal quartier generale dell'AKP ad Ankara in migliaia scandiscono "Allah Akhbar", nelle province curde ci si chiede come mai "Rubano, uccidono e poi vincono comunque", come dichiara un'insegnante in lacrime al corrispondente del quotidiano The Guardian.

Diyarbakir. Nella città curda scontri e proteste contro la vittoria di Erdogan alle elezioni politicheBULENT KILIC/AFP/Getty Images

Ma come si è arrivati a questo cambio di fronte dopo solo cinque mesi dalle ultime elezioni? È molto probabile che la strage di Ankara e la paura di altri attentati terroristici da parte dell'Isis abbiano pesantemente condizionato la scelta nelle urne.

Molti curdi più conservatori hanno dato il loro voto a Erdogan e così hanno fatto tanti ultranazionalisti. Il trionfo del sultano, che poco prima delle elezioni ha imbavagliato le opposizioni oscurando due canali televisivi critici nei suoi confronti e che in 13 anni al potere ha fatto della democratica Turchia un carcere a cielo aperto per giornalisti e oppositori politici, stasera festeggia il suo trionfo più sofferto, basato sulla paura e che non fa presagire nulla di buono per il futuro dei democratici di Turchia. Ormai Erdogan non ha più limiti. E la comunità internazionale purtroppo resterà a guardare, come ha fatto finora.

Burak Kara/Getty Images
Festeggiamenti da parte dei sostenitori dell'AK Party ad Ankara - 1 novembre 2015
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