Le modifiche alla Legge Mancino che fanno discutere

Al Senato una proposta di legge, approvata dalla Camera, contro le manifestazioni di xenofobia. Ma la norma ha confini di applicazione troppo ampi

xenofobia

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“Non passa lo straniero!”. Ricordate il Piave, che mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il 24 maggio? Ecco, se passerà la modifica della legge Mancino, votata dalla Camera il 6 luglio 2016 e in discussione il 9 ottobre in Senato, forse in Italia non si potrà nemmeno continuare a cantare la “Canzone del Piave”.

La norma in discussione s’intitola “Ratifica ed esecuzione del Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica, riguardante la criminalizzazione degli atti di razzismo e xenofobia commessi a mezzo di sistemi informatici”, un protocollo che era stato varato a Strasburgo il 28 gennaio 2003.

La relativa proposta di legge era stata presentata nel 2015 dall’allora ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, e chiede la modifica della legge 654 del 1975, detta “Legge Mancino” perché prende il nome dall’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino.

La legge di 40 anni fa stabiliva “la reclusione da sei mesi a quattro anni per chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

Ora la riforma chiesta dal Pd pretende la stessa pena per chi “distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza materiale razzista o xenofobo”.

Poiché il concetto di “xenofobia” è però del tutto indefinito dal punto di vista giuridico, le conseguenze che potrebbe avere in sede giudiziaria una norma tanto vaga e onnicomprensiva sono obiettivamente inimmaginabili.

La battuta sulla "Canzone del Piave", insomma, è ironica ma fino a un certo punto…

Un domani rischierà il carcere chiunque si dichiari pubblicamente contrario allo ius soli? 

La scorsa settimana, intervenendo alla commissione Giustizia del Senato, ha lanciato un allarme sulla modifica legislativa Carlo Giovanardi, senatore di Idea popolo e libertà: l’ex ministro ha chiesto che la norma venga stralciata dal provvedimento “per gli evidenti pericoli interpretativi che contiene”.

Sempre la scorsa settimana, il centrosinistra ha tentato di far passare in via definitiva al Senato la Legge europea 2017, la norma che dovrebbe recepire una serie di direttive comunitarie. Anche la Legge europea, però, contiene un articolo che amplia una circostanza aggravante prevista dalla Legge Mancino e stabilisce una pena da due a sei anni per chi neghi l’esistenza della Shoah in quanto crimine contro l'umanità: una nuova norma intenderebbe allargare la stessa circostanza aggravante dal “negazionismo” alla “minimizzazione”.

Proprio il concetto di "minimizzazione" ha diviso l'aula: molti senatori (uno schieramento trasversale che va dallo stesso Giovanardi al forzista Gaetano Quagliariello, dal democratico Felice Casson fino a Corradino Mineo di Sinistra italiana) hanno richiamato il parere espresso dalla commissione Giustizia, secondo cui il termine "minimizzazione" violerebbe il principio di tassatività della sanzione penale, creando margini interpretativi troppo ampi.

Giovanardi ha criticato "la parificazione tra l'immensa tragedia dell'Olocausto del popolo ebraico con un bombardamento in Bosnia, a Gaza, in Ucraina che abbia avuto come conseguenza la morte di civili".

Erika Stefani, della Lega, ha lanciato una provocazione: "Se uno dovesse sostenere che invece di 6 milioni di morti ce ne sono stati 3,5 milioni, quella è una minimizzazione? Non la si può prevedere in questo modo, senza nemmeno definire i contorni di una fattispecie penale".

La discussione sulla Legge europea riprenderà nel pomeriggio di martedì 10 ottobre. Giovanardi annuncia la sua piena opposizione sia al tema della “minimizzazione”, sia a quello della xenofobia: “L'Italia” dice “sta diventando il Paese forse più illiberale del mondo, dove chi assume un qualsiasi tipo di atteggiamento rischia la galera".

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