Politica

I grillini e l’invito alla delazione sul Reddito di cittadinanza

Il sottosegretario Buffagni propugna le “segnalazioni del vicino di casa invidioso” per stanare truffatori e furbetti. Un sistema sovietico

Maurizio Tortorella

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Come evitare che il Reddito di cittadinanza alla fine vada nelle tasche di falsi disoccupati, di furbetti, di truffatori & soci? Il Movimento 5 stelle, non pago di avere ipotizzato sanzioni penali fino a sei anni di reclusione (quindi superiori a quelle previste perfino per l’omicidio colposo!), ieri ha annunciato nuovi strumenti di controllo. Lo ha fatto per bocca del suo sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Stefano Buffagni.

Buffagni ha ricordato che esiste una vasta rete di enti pubblici, che ovviamente parteciperanno alla valutazione preventiva dei richiedenti il sussidio e alla loro verifica successiva: “L'ente locale e il Comune, l'Inps, l'Agenzia per il lavoro…”.

Ma poi il sottosegretario ha aggiunto a quella rete anche un elemento che non può che provocare sconcerto in chiunque abbia in mente i vecchi sistemi di terrore dei regimi comunisti: “Noi” ha detto Buffagni “crediamo anche nelle segnalazioni che spesso arrivano dal vicino di casa che è invidioso, perché vede quello che sfrutta un prodotto, cioè uno strumento di aiuto, illegalmente. Sono tutti strumenti che, messi a sistema, possono dare una mano”.
Insomma, ieri il sottosegretario Buffagni ha propugnato la delazione come strumento di controllo sociale e simil-poliziesco. Ha delineato la creazione di una società del sospetto. È forse un frutto avvelenato del moralismo grillino, ma ipotizzare l’uso dell’”invidia” quale strumento di “controllo sociale” è quanto finora di peggiore possa avere concepito il vertice del movimento.


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