Esteri

Perché l'Europa è preoccupata del summit Trump-Putin

Sul tavolo dell'incontro, in programma il 16 luglio a Helsinki, la Siria, l'Iran, l'Ucraina e il Russiagate. Per l'Europa un appuntamento delicato

Trump Putin

Eleonora Lorusso

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Per Donald Trump e Vladimir Putin non sarà il primo faccia a faccia, ma a Helsinki il 16 luglio sarà il primo incontro a due tra i presidenti delle due superpotenze, in un momento delicato anche nei rapporti tra Usa e Russia con l'Europa. Non a caso i leader europei attendono con ansia il vertice, anche per i temi sul tavolo del summit in Finlandia: Siria, Iran, ma soprattutto la questione dell'Ucraina e del riconoscimento della Crimea (costata a Mosca le sanzioni appena rinnovate dall'Europa), senza dimenticare le interferenze russe nelle elezioni.

Il capo della Casa Bianca nelle scorse ore non ha mancato di anticipare che con Putin parlerà "di tutto" e proprio l'imprevedibilità del presidente Usa è fonte di preoccupazione tra le cancellerie europee.

Su cosa negoziare

Dalla Siria all'Iran, passando per la Crimea e più in generale della pace e delle armi. I temi sul tavolo dell'incontro di Helsinki sono molti e scottanti. "Parleremo di pace e potremmo persino parlare di come risparmiare milioni di dollari sulle armi" ha detto Trump a proposito del vertice con Putin, col quale ha aggiunto che molti saranno in temi in discussione: "Non vogliamo che ci siano interferenze nelle nostre elezioni - ha precisato, confermando però che non ce ne sono state in occasione delle presidenziali Usa del 2016 - Parleremo di molte cose. Parleremo con loro di Siria e di Ucraina. Potremmo anche parlare di alcune delle cose che il presidente Obama ha perso, come la Crimea”.

Il presidente Usa non ha escluso un riconoscimento proprio della Crimea come parte della Federazione russa, limitandosi a un "vedremo", scaricando in qualche modo la responsabilità della situazione attuale sul suo predecessore: "E' il presidente Obama che ha permesso che ciò accadesse".

Altri fronti aperti sono poi la situazione in Siria e i rapporti con l'Iran, dopo l'uscita degli Usa dagli accordi sul nucleare con Teheran, che invece Mosca si è detto pronta a tenere in piedi.

Ma non mancano argomenti di interesse neppure sul fronte (e sul territorio) europeo.

L'Europa tra Usa e Russia

Il faccia a faccia tra Trump e Putin arriverà subito dopo il vertice Nato nel nuovo quartier generale di Bruxelles, l'11 e 12 luglio. Oltre ai teatri di guerra in Medio Oriente e Asia, esiste anche un terreno delicato di scontro a distanza tra le due superpotenze proprio in Europa, in particolare al confine con la Polonia e le Repubbliche baltiche.

Da tempo si sono intensificate le provocazioni russe nel nord Europa, con sconfinamenti aerei e navali. Le esercitazioni militari della Nato in Polonia e negli Stati baltici, poi, sono sempre state "sgradite" al Cremlino.

Accordo sulla Siria?

Uno dei dossier più scottanti da affrontare sarà quello della guerra in Siria, che in queste ultime settimane sta vivendo una nuova fase. Le truppe governative di Bashar al-Assad stanno intensificando gli scontri nel sud del Paese, tra Daraa e Quneitra, spingendo migliaia di profughi al confine con Israele dopo la chiusura di quello giordano.

Trump ha incontrato di recente (il 25 giugno) proprio il re Abdullah, spiegandogli di avere un piano da sottoporre a Putin. Secondo fonti Usa, il presidente americano sarebbe pronto a lasciare che le forze russe sostengano Assad nella battaglia finale, a patto che Mosca alleggerisca la pressione al confine con Israele e soprattutto non permetta all'Iran di avvicinarvisi o compiere attacchi contro Tel Aviv.

Gli Usa, dunque, si tirerebbero fuori da combattimenti diretti, limitandosi ad attività di counter-terrorism, contrasto al terrorismo. A Helsinki Trump potrebbe siglare una nuova alleanza anti-Isis con Mosca, strategica in madrepatria in vista delle elezioni di mid term.

Putin come Kim?

Dopo l'incontro storico con Kim Jong-un c'è chi è pronto a scommettere che Trump possa optare per una mossa a sorpresa, concedendo lo stop a quelle esercitazioni (come ha fatto con gli addestramenti militari statunitensi in Corea del Sud) per allentare la tensione e accreditarsi come leader in grado di negoziare soluzioni diplomatiche di alto livello.

Una decisione in tal senso, però, avrebbe l'effetto di preoccupare l'Europa e far sentire più vulnerabile ed esposta alle decisioni di Washington nei rapporti con Mosca.

A ciò si aggiungono gli interessi economici e commerciali del Vecchio Continente.

I dazi e le sanzioni

Il fatto di non poter assistere all'incontro, che si terrà a porte chiuse, è uno dei motivi di attesa da parte dei leader europei, reduci dal braccio di ferro con Washigton sui dazi. Ad alimentare nuove tensioni ci sono state anche le voci secondo cui Trump avrebbe cercato di "dividere" l'Europa, offrendo alla Francia un trattamento "di favore" in cambio del mancato sostegno alla linea dura della Germania sulle sanzioni imposte ai prodotti americani, in risposta a quelle statunitensi su alluminio e acciaio.

Indiscrezioni prontamente smentite da Parigi e dalla stessa Casa Bianca, ma che hanno reso più incerto il clima in vista del vertice tra Trump e Putin, considerato al momento ancora "ostile" in Europa e verso il quale sono appena state rinnovate proprio le sanzioni per la crisi Ucraina.

La decisione dell'Ue di confermarle è arrivata, però, in un momento in cui diversi Paesi europei - compresa l'Italia - hanno avanzato l'ipotesi di un'apertura a Mosca.

Dal G7 al G8

La proposta di una progressiva "riabilitazione" russa al tavolo dei grandi del mondo è già stata avanzata nelle scorse settimane. In occasione del G7 in Canada lo stesso premier italiano Conte aveva twittato in modo chiaro la sua posizione: "Sono d'accordo con il presidente Donald Trump: la Russia dovrebbe rientrare nel G8".

Il capo dell'esecutivo aveva poi smorzato i toni, parlando di dialogo, mentre gli altri leader europei a Charlevoix avevano ribadito che finché Putin non rispetterà gli accordi di Minsk sull'Ucraina, Mosca non potrà tornare a sedere al tavolo dei "grandi" e le sanzioni rimarranno in vigore.

Sulla questione restano divisioni in Europa. Alla vigilia del rinnovo delle sanzioni, alcuni stati membri come Lituania e Polonia avevano spinto per nuove misure più aspre. Anche il Regno Unito segue la tempo la linea dura, dopo il caso di Salisbury e l'avvelenamento della ex spia russa Skripal.

Una posizione meno intransigente, invece, era stata presa dalla Germania, anche alla luce del peso di Mosca nella guerra in Siria: "Che piaccia o no - aveva dichiarato il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas - questo conflitto non può essere risolto senza la Russia". A spingere Berlino in questa direzione più "conciliante" sono anche gli interessi economici legati al Nord Stream 2, il progetto di raddoppiamento del gasdotto che collega Russia e Germania attraverso il Baltico.

Al contrario, i paesi dell'Europa Orientale (i cosiddetti Visegrad) preferiscono che gli Usa continuino ad esercitare la loro influenza in Europa, anche e proprio sotto il profilo energetico, attraverso l'approvvigionamento di gas liquefatto nordamericano.

Sia da un punto di vista commerciale che militare, dunque, il summit assume un peso rilevante per tutti i paesi che godono della protezione dell'ombrello Nato.

Trump, le lettere e la tensione con la Nato

In realtà in questo periodo tra il presidente Trump e l'Alleanza Atlantica non mancano le tensioni, tanto da spingere alcuni osservatori a ipotizzare che il capo della Casa Bianca ipotizzi una sorta di accordo "alternativo" con Putin che scavalchi la Nato stessa. Si spiegherebbero così le parole di Trump a proposito della spesa militare, che potrebbe essere ridotta.

Ufficialmente la Nato attende in modo positivo l'incontro in Finlandia, tanto che il segretario generale, Jens Stoltenberg, ha spiegato di "credere nel dialogo" e di "non volere una nuova guerra fredda né l'isolamento di Mosca".

Ma a preoccupare è stata una lettera di Trump ai principali membri della Nato (Germania, Belgio, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna e Portogallo) affinché si impegnino ad aumentare il contributo delle spese militari, rispettando l'impegno del 2014 a versare il 2% del Pil entro il 2024.

Impegno disatteso dalla maggior parte dei partner. A ciò si aggiunga il disaccordo con le politiche di Trump proprio su Europa e Nato, che ha portato alle dimissioni dell'ambasciatore statunitense in Estonia.

Un'occasione per il disgelo con Londra?

Un ultimo aspetto riguarda la possibilità di riaprire un canale di dialogo diretto (e privilegiato) tra Washington e Londra. Dopo il vertice Nato dell'11 e 12 luglio, infatti, Trump farà tappa il 13 nel Regno Unito, dove non è ancora stato in veste ufficiale da Presidente Usa.

Cancellata la sua presenza all'inaugurazione della nuova ambasciata americana nella capitale britannica (voluta da Obama e ciriticata aspramente da Trump), il capo della Casa Bianca potrebbe finalmente incontrare anche i reali inglesi. Sul tavolo i rapporti tra i due Paesi, resi più tesi dopo le proteste di piazza che si annunciavano in vista della visita ufficiale di Trump, scatenate dalle critiche di quest'ultimo al contrasto al terrorismo domestico, in particolare al sindaco di Londra, Sadiq Khan, all'indomani degli ultimi attentati.

Ma anche il dossier Skripal, che ha portato alla rottura diplomatica di Londra con Mosca, con effetto a catena anche sugli Usa, il Canada e buona parte dell'Europa.

In attesa del 16 luglio, Trump potrebbe comunque avere tempo per rilassarsi con un paio di corsi di golf in Scozia, che - secondo il Guardian - sarebbero già stati fissati.

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