Edoardo Frittoli

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Quando Charlie Hebdo nasce, nel 1970, è sostanzialmente la versione francese del mensile Linus italiano. Con il mensile di Oreste del Buono condivide molti degli autori d'importazione, tra cui le strisce dei Peanuts di Charles M. Schultz.

Dieci anni dopo la fondazione del mensile di fumetti e satira Hara-Kiri, Francois Cavanna e Georges Bernier (detto professeur Choron) alla fine del 1969 decidono di concepire un nuovo periodico satirico, stavolta settimanale. 

Tra i collaboratori di Hara-Kiri c' era già il gotha dei fumettisti francesi della "gauche": Roland Topor, Reiser, Wolinski. 

Quando nel 1970 muore De Gaulle, il settimanale appena lanciato porta ancora il nome "Hara Kiri". E proprio di "suicidio" si può parlare in questo caso. Alcuni giorni prima un incendio in una discoteca di Saint-Laurent du Pont causa 146 morti. Il settimanale satirico esce con una copertina vuota e lo strillo: " Ballo tragico a Colombey: un morto", dove Colombey -Les-Deux Eglises è il luogo della morte dell'ex presidente francese. Il giornale è sottoposto immediatamente a censura e diffidato dal riprendere le pubblicazioni. 

Cavanna e Bernier utilizzano così lo stratagemma del cambio di nome in Charlie Hebdo, dal personaggio dei Peanuts le cui strisce sono pubblicate all'interno del settimanale parigino.

Le pubblicazioni continuano ininterrottamente sino al 1981, quando il giornale è costretto a chiudere per le crescenti difficoltà economiche legate all'assenza di pubblicità e insufficienza di vendite.

Il giornale rinasce nel 1992 da un gruppo di autori provenienti da altre testate e d Wolinski, fumettista già collaboratore di Hara-Kiri. Il primo numero vende ben 120.000 copie. La linea editoriale è di estrema sinistra. Nonostante un avvio rigido dal punto di vista della satira, indirizzata a senso unico verso obiettivi conservatori (di destra e sinistra) molte divergenze verranno alla luce negli anni, come il caso del 2002 della difesa della linea di Oriana Fallaci sull'aggressione dell'Islam alla vecchia Europa, la "crociata al contrario". Sarà così anche nel 2005 quando il giornale si schiera per il "No" al referendum sulla costituzione europea. 

L'anno successivo è cruciale. Il numero del' 8 febbraio 2006 arriva a vendere quasi 400.000 copie in successive ristampe a causa della pubblicazione di vignette satiriche su Maometto acquistate dal giornale danese Jyllands-Posten, per condannare l'autocensura sull'Islam dei paesi europei. Il Consiglio Islamico di Francia chiede il ritiro, anche il presidente Chirac è critico nei confronti di Charlie Hebdo. Nonostante l'Unione delle Organizzazioni Islamiche di Francia (UOIF) abbia trascinato i responsabili del settimanale in tribunale, la sentenza sarà favorevole a questi ultimi. Nel 2011 arriva il primo attentato alla sede del giornale. Una molotov incendia la redazione mentre il sito del giornale viene oscurato con un'immagine della Mecca. In tutta risposta, il giorno seguente la testata è modificata in "Charìa Hebdo" (che suona come Shaaria) e Maometto diviene "direttore responsabile". L'ultima querelle con l'Islam prima della strage del 7 gennaio 2015 è di tre anni prima, nel 2012. Il 19 novembre escono altre vignette satiriche su Maometto. In questa occasione i leader di destra Marine Le Pen e François Fillon difendono la libertà di satira di Charlie Hebdo. Fino alla mattina del 7 gennaio 2015, quando il tragico massacro presso la sede del settimanale parigino si consuma. 

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