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Al termine del primo sopralluogo al sito archeologico di Palmira, in Siria, sottratta al controllo dei miliziani di Isis, nei giorni scorsi il direttore delle antichità siriane Maamoun Abdulkarim ha espresso sollievo per le condizioni del complesso, oggetto di distruzioni e saccheggi in seguito alla conquista del maggio 2015, cui seguirono anche l'uccisione di decine di soldati siriani e la decapitazione dell'ex responsabile del sito, l'archeologo 82enne Khaled Asaad.

 
L'80% delle rovine è in buone condizioni: sono rimasti in piedi l'Agorà, le mura delle città e l'anfiteatro romano, usato come scenografia per le macabre esecuzioni di Isis. Sarà possibile restaurare la statua del Leone di Al-Lat, un dio pre-islamico: sono stati ritrovati i pezzi della statua di 15 tonnellate di pietra calcarea distrutta lo scorso luglio da Isis e risalente al I secolo a.C. 

La zona sud-occidentale dell'antica città, edificata circa 4.000 anni fa, è quella meglio sopravvissuta ai jihadisti sunniti. Come vediamo in queste immagini - che mettono a confronto una serie di scatti realizzati nel marzo 2014 e la situazione attuale - a Palmira sono comunque molto evidenti le tracce della furia iconoclasta messa in scena dagli uomini del sedicente califfo Abu Bakr al Baghdadi.

In rapida successione, a Palmira gli islamisti hanno fatto saltare in aria con il tritolo il grande tempio di Bel, quello di Baalshamin, le torri funerarie romane e l'arco di Trionfo

La comunità archeologica mondiale, di cui molti rappresentati sono in questi giorni impegnati a fotografare e documentari tutti i danni, è pronta a iniziare i restauri non appena giungerà l'approvazione dell'Unesco.

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